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Nelle scorse settimane a Milano ha sfilato un corteo partecipato in difesa della lotta degli operai del “Il gigante” di Basiano, lavoratori impiegati nel settore del trasporto merci e facchinaggio delle cooperative operanti nei magazzini del supermercato.
Questi operai hanno dato vita ad una protesta contro le condizioni lavorative scandalose del sistema di scatole cinesi di appalti e subappalti. Tutto questo sulle orme della famosa lotta degli operai dell’Esselunga di Pioltello dove abbiamo visto 25 licenziamenti politici e 6 mesi di presidio permanente davanti ai cancelli del magazzino che più volte abbiamo raccontato in questo giornale.
Tutto è cominciato quando gli operai dell’appalto Alma (azienda già conosciuta nei fatti di Pioltello) hanno deciso di scioperare in solidarietà ai colleghi dell’azienda “Bergamasca” contro il taglio di 2.500 euro sulle buste paghe all’anno, giustificato con una perdita economica dell’azienda, e la rivendicazione del contratto di categoria.
Questi lavoratori hanno avuto il coraggio di non cadere nella trappola più bieca della classe imprenditoriale: dividere i lavoratori con il metodo della guerra tra poveri.
I lavoratori di Alma hanno scioperato per far avanzare i diritti dei colleghi nonostante fossero alle dipendenze in un’azienda diversa sapendo che un arretramento della situazione salariale dei compagni di lavoro avrebbe inciso nella salvaguardia delle proprie condizioni.
Come a Pioltello i colpi di scena non sono mancati: dal 20 giugno Alma decide di disdire l’appalto e cedere, pensate un po’, proprio a Bergamasca il posto vacante!
Del resto nel mondo del capitalismo le regole del gioco sono chiare: licenziare mano d’opera più costosa per rimpiazzarla con la meno cara non rispettando la legge dell’assorbimento dei licenziati dell’azienda dimissionaria. Infatti gli operai di Bergamasca hanno condizioni lavorative più arretrate rispetto ai 90 colleghi licenziati da Alma: contratti a chiamata e 3 euro di paga in meno all’ora.
A fronte di questo l’8 giugno i lavoratori di Alma decidono di nuovo di incrociare le braccia e di occupare alcuni reparti del magazzino mentre i lavoratori di Bergamasca rallentano la produzione creando un grande danno a “Il Gigante”.
Questo provoca l’azione della polizia in assetto antisommossa che dà inizio alle cariche e ai pestaggi: 5 feriti, 4 obblighi di firma, 2 arresti e 14 obblighi di dimora.
È chiaro che queste lotte, prima quella di Pioltello poi quella di Basiano, hanno messo in luce situazioni lavorative scandalose del sistema del cooperative e subappalti; non importa il nome del supermercato: Esselunga, Il Gigante, in questo settore regna sempre e chiaramente il caporalato nei magazzini, parte più nascosta di un semplice supermercato fatto di file di scaffali dove fare la spesa.
L’unica soluzione per il miglioramento delle condizioni lavorative non solo nelle cooperative, ma di tutta la classe lavoratrice è l’unione tra lavoratori italiani e immigrati che insieme pieghino chi in questo momento smantella in nome di una crisi che deve essere pagata solo dai padroni!

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