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Pioltello (Mi). Venerdì 16 marzo, Bamba e Lingad, due dei 25 operai licenziati dal consorzio cooperativo Safra, appalto Esselunga, forti della sentenza di reintegro del tribunale di Milano, si presentano ai cancelli per entrare al lavoro.
I due non vengono ammessi all’ingresso e neanche degnati di una spiegazione da parte di un responsabile aziendale.
Un centinaio fra lavoratori e simpatizzanti presidiano i cancelli e per protesta bloccano il transito dei camion.
All’improvviso compaiono polizia e carabinieri in tenuta antisommossa per rimuovere il blocco. Dov’era la polizia quando i lavoratori chiedevano di applicare la legge con tanto di sentenza del tribunale in mano? Nessuno li ha visti, si son presentati solo a tutelare la proprietà privata del signor Caprotti. Clima teso, gli operai e sindacalisti: “caricateci, se avete il coraggio, siamo qui con una sentenza del giudice, siamo qui per applicare la legge, e voi, voi quale legge state applicando?”
Palese imbarazzo delle forze dell’ordine. La legge in questione è quella che garantisce il reintegro immediato per licenziamento senza giusta causa, guarda caso proprio quell’articolo 18 in discussione nelle stanze del governo in quelle ore.
La nottata si conclude con comizio battagliero: chi ha la ragione dalla sua parte, sa di poter lottare fino alla vittoria.
Con la coda fra le gambe anche le forze del “disordine” smobilitano.
Martedì 20 marzo mattina, su richiesta del sindaco di Pioltello (Pd), il prefetto autorizza lo sgombero del presidio. Le motivazioni solo assolutamente pretestuose, tuttavia è un’operazione in grande stile, viene abbatuta la struttura che ha consentito ai lavoratori di resistere durante l’inverno e lo schieramento militarizzato impedisce a chiunque di avvicinarsi.
Non hanno altri argomenti se non quello della repressione. Alla santa alleanza del sindaco, prefetto, cooperative ed Esselunga non resta che mostrare i muscoli.
La convinzione di aver colpito nel vivo l’azienda, tanto da costringerla a questa reazione spropositata, spinge in avanti la mobilitazione. Mentre scriviamo sono iniziati i volantinaggi nella città di Pioltello per denunciare l’accaduto e promuovere una manifestazione cittadina per sabato 24 marzo.
In sintesi, gli antecedenti: i 25 operai sono stati licenziati perché alla testa delle mobilitazioni che chiedevano l’applicazione del contratto sottoscritto dai padroni stessi. L’aver partecipato a uno sciopero il 7 ottobre scorso ed essersi iscritti al SiCobas ha fatto il resto. L’azienda è disponibile a trattare solo con i confederali. E un accordo pare sia stato raggiunto: in virtù di un supposto calo produttivo, sindacati e istituzioni locali hanno sottoscritto per la cooperativa l’accesso alla cassaintegrazione. Al momento le notizie sono che i turni di lavoro sono anche di dodici ore, mentre la cassa è arrivata ai licenziati. Denaro pubblico per sostenere l’arroganza delle cooperative e di Caprotti, il tutto sulla base dell’accordo sindacale sottoscritto dal sindaco e dalla Cgil. Se l’obiettivo era rabbonire i licenziati, l’effetto non è stato raggiunto!
Come si pensa di difendere l’articolo 18, portando a spasso il morticino per le strade di Roma o sostenendo gli operai che alzano la testa per difendere i loro diritti? Alla Fiat di Melfi non sono ancora entrati, nonostante il giudice, un anno e mezzo fa e ancora a febbraio scorso, abbia ribadito il reintegro. Pare evidente che non è solo un problema giuridico, ma di chi comanda nei fatti.

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