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PARMA - Ritmi incalzanti e estrema flessibilità ecco i nuovi operai del terziario. McDonald’s corporation è la più grande catena al mondo di fastfood, solo in Italia possiede oltre 300 ristoranti impiegando circa 16.000 persone. Ma come fa a aumentare i profitti alle stelle? Tutto ricade sulle spalle dei lavoratori.

Per prima cosa bisogna parlare dei dipendenti ideali: giovani, dinamici e precari, spesso che cercano di conciliare lo studio al lavoro. Essendo una grande azienda ha comunque un’attenzione sulle assunzioni assolutamente in regola, ma con contratti da fame. La formula preferita risultano i contratti da apprendista da 20 ore settimanali per 36 mesi. Le ore che vengono spalmate il più possibile (5-6 giorni) per cercare di coprire le fasce critiche di pranzo e cena. Gli orari cambiano continuamente da un giorno all’altro e di settimana in settimana, con turnazioni altamente variabili che rendono difficile programmare eventuali altre attività extralavorative tra cui lo studio. Purtroppo anche i non apprendisti-studenti non se la passano bene. È praticamente impossibile trovare dei fulltime al di fuori dei “manager” (così vengono chiamati i responsabili), questo per poter dosare la forza lavoro in modo altamente flessibile in funzione della produttività.

La struttura del fastfood è quella di avere adattato un’attività di servizio all’impostazione della catena di montaggio, in cui i ritmi però non sono dati dalla linea ma dai flussi di clientela che danno il tempo al lavoro. Questo porta ad un’elevatissima flessibilità del lavoratore che deve essere in grado in qualsiasi momento di svolgere qualsiasi mansione. In ogni caso non si sta mai con le mani in mano. Il lavoro, scandito dal suono costante dei macchinari (dai 30 secondi ai pochi minuti), dal caldo della cucina e dai ritmi assolutamente confusi, risulta molto stressante.

La fatica sia fisica che psicologica porta ad elevatissimo turnover dei dipendenti. Questo fattore appare importante soprattutto per l’azienda che non ha il problema della stabilizzazione (tanto un nuovo dipendente si forma in pochi giorni) e ancora di più della capacità di fare gruppo e della possibilità di inserimento da parte del sindacato.

La sindacalizzazione è secondo dati Cgil attorno al 20%, molto migliore rispetto ad altri paesi europei (Francia 1.5%, Germania 4%), questo perché McDonald’s ai primi tempi di ingresso sul mercato italiano aveva acquistato un’azienda di ristorazione già fortemente sindacalizzata. Resta comunque molto variabile da locale a locale. Spesso anche a causa di questa bassa sindacalizzazione i manager intimoriscono i dipendenti con falsi “diritti-doveri” per creare un alone di terrore. Per iniziare a resistere c’è solo un modo: partecipare attivamente all’attività sindacale.


*Rsa FIcams-Cgil McDonald’s di Parma

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