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Auchan arriva in Italia, precisamente a Torino, nel 1989 e nel 1997 assorbe Rinascente. Ad oggi Auchan conta 57 ipermercati a livello nazionale, con 12.900 dipendenti.
Dal 2008, anno dello scoppio della crisi, sono state tantissime le aziende che hanno chiuso o che hanno fatto delle ristrutturazioni, e anche nel ramo della grande distribuzione la crisi si fa sentire. Del resto, se i lavoratori non hanno soldi, come fanno a spenderli?

FABRIANO Whirlpool licenzierà anche nel marchigiano
di Giorgio GIORGINI

Non c’è solo Caserta nel mirino di Whirpool dopo l’acquisizione di Indesit. Nel piano industriale presentato dalla multinazionale americana è previsto, oltre alla chiusura dello stabilimento di ricerca di None (TO), anche la chiusura dello stabilimento di Albacina (AN), già fortemente colpito dalla cassa integrazione, che verrebbe accorpato a quello di Melano (AN), portando all’esubero di 280 lavoratori su 812. Tra tutti gli stabilimenti, compreso quello di Caserta, e gli impiegati di cui non si è detto nulla ma che sono anche loro nel mirino, gli esuberi si aggirerebbero quindi intorno ai 1.650-1.850 lavoratori, anche se finora si è parlato solo dei 1.350. Esuberi che vanno a colpire principalmente territori fortemente deindustrializzati e dove quindi sarà impossibile riassorbire la forza lavoro.
Di fronte a questa prospettiva bisogna capire che con il passaggio di proprietà è cambiata anche la mentalità dell’azienda. Se con i Merloni, in quanto marchigiani, i sindacati compiacenti potevano cavarsela con una prassi clientelare fortemente legata al governo democristiano del territorio, oggi quello che abbiamo di fronte è una multinazionale americana che ragiona esclusivamente in termini di profitti per accontentare i propri azionisti. Questo deve essere chiaro soprattutto a quei sindacati, come Cisl e Uil, che in passato hanno svolto troppo spesso il ruolo di “venditori di fumo”. Gli americani non si fermeranno perché qualcuno glielo chiede gentilmente, fosse anche il governo. Oggi bisogna lottare e bisogna farlo uniti. I lavoratori di Albacina hanno già risposto con la mobilitazione, arrivando ad occupare la superstrada Ancona-Roma e proclamando lo sciopero in coincidenza con l’inizio della trattativa; a Caserta sono in assemblea permanente. Il piano industriale di Whirpool, che dichiara utili sfavillanti, va fermato e solo una lotta che veda i lavoratori di tutti gli stabilimenti uniti e determinati ad andare fino in fondo per difendere l’occupazione può farlo.

Anche a Cassinetta, in provincia di Varese, dove la Whirlpool ha il suo stabilimento principale, i lavoratori non stanno in silenzio. Abbiamo intervistato uno di questi lavoratori, che preferisce rimanere anonimo. Ecco quanto ci ha raccontato appena fuori dai cancelli della fabbrica.

Cosa ne pensi di quanto sta accadendo negli stabilimenti Indesit di Caserta e Torino?
Partiamo dal fatto che purtroppo uno sbocco di questo tipo era prevedibile. Se si guarda bene l’accordo che Indesit aveva raggiunto nel 2013 con questi lavoratori, secondo noi già era chiaro che i licenziamenti non si sarebbero fermati. Era solo una sorta di tappo temporaneo che prima o poi sarebbe saltato.

Com’è il clima a Cassinetta?
Diciamo che tre anni fa anche a Cassinetta si rischiavano esuberi: allora erano 600, sappiamo come ci si sente. Nei giorni seguenti ai fatti di Caserta, quindi all’indomani dell’annuncio degli esuberi, abbiamo fatto anche noi uno sciopero con una buona partecipazione, circa 500 su meno di mille persone, in solidarietà con i lavoratori di Caserta. Lo abbiamo detto chiaro: le famiglie non si mettono sul lastrico, siano le nostre o quelle di altri compagni.

È possibile che ci siano esuberi anche nello stabilimento di Cassinetta?
No, almeno per ora: negli ultimi due anni c’è stato un aumento di produzione, anche a causa del trasferimento di alcune linee da Trento. Questa può sembrare una cosa positiva, ma in realtà non è così: all’interno si lavora come muli a causa degli aumenti dei ritmi di lavoro, c’è gente che fa gli straordinari lavorando quasi 12 ore al giorno per finire tutto nei tempi. Quindi anche se non vengono toccati i posti e c’è qualche assunzione non vuol dire che vada tutto bene, anzi.

Nello stabilimento “B7” di Vignola della ditta Bonfiglioli, azienda tra le più importanti a livello mondiale nella produzione di motoriduttori, pochi giorni fa è stata data comunicazione alla Rsu della rimozione e sostituzione del Direttore di stabilimento (Ds). Tale scelta da parte aziendale è avvenuta dopo alcuni gravi episodi di comportamento anti-sindacale da parte del direttore cui i lavoratori hanno risposto con la adesione totale a diverse iniziative di sciopero proclamate dalla Rsu.

 

Le Poste senza posta: questo è il nuovo che avanza dopo 15 anni di lenta mutazione di Poste Italiane Spa. Nel 2000, l’amministratore delegato (ad) Corrado Passera decise la finanziarizzazione del gruppo, proseguita dal suo degno successore Sarmi per 12 anni, ringraziato per i servigi e gli utili schizzati alle stelle con una buonuscita di 5 milioni di euro. Caio, ultimo ad, presenta un piano industriale di 3 miliardi di investimenti in infrastrutture e piattaforme digitali, nell’obiettivo di quotare in Borsa, entro il 2015, almeno il 40 per cento di Poste.

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