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Mancano circa due mesi all’inizio di Expo 2015, e quella che viene presentata dal governo come la grande occasione di creare posti di lavoro si rivela sempre di più come una realtà di speculazione e sfruttamento. Su 20mila nuovi assunti per la manifestazione, 18.500 saranno volontari: non riceveranno cioè stipendio e non saranno sottoposti a tutele sindacali. Sempre in lotta si schiera contro il lavoro volontario, che non è vero lavoro ma pura pratica di sfruttamento di manodopera a costo nullo.
A questo proposito abbiamo intervistato lo studente Sasha Cattelan.

Sasha, quale legame c’è tra il tuo percorso di studi e Expo?


Studio a Milano in una scuola post-diploma per traduttori: figure professionali che, in una manifestazione internazionale come Expo, sono in teoria particolarmente ricercate.


Eppure Expo non sembra essere questa grande occasione di essere assunti. Innanzitutto, come ha inciso questa manifestazione sui tuoi ritmi di studio?


A partire da ottobre 2014 i ritmi di studio sono stati esasperati, e come scusa è stato preso proprio Expo. Le nostre lezioni fino all’anno scorso iniziavano a ottobre e si interrompevano a gennaio con la fine del primo semestre, si aveva poi una pausa di alcune settimane e in seguito la sessione degli esami invernale. Allo stesso modo il secondo semestre finiva a metà maggio, per poi lasciare una pausa prima della sessione estiva degli esami con termine a luglio. Le ore accademiche erano di cinquanta minuti, con una pausa pranzo sempre di cinquanta minuti. Da quest’anno le nostre ore sono state aumentate a sessanta minuti e la pausa pranzo è stata ridotta a mezz’ora. Le pause per studiare prima delle sessioni d’esame sono state ridotte a una settimana e, ad oggi, l’unica pausa che abbiamo vissuto è stata occupata ogni giorno da “corsi formativi” in vista di Expo o da esami. Le sessioni d’esame, addirittura, sono state sovrapposte alle normali ore di lezione. Tutto questo per finire entro il primo di maggio – in anticipo di due mesi! – i vari corsi ed esami, così da essere “liberi” di lavorare per Expo. Nella nostra scuola la frequenza è obbligatoria e molti studenti sono costretti a farsi ore e ore di viaggio tra andata e ritorno. Una situazione insostenibile.


Ma alla fine di questo percorso vi faranno almeno lavorare per Expo?


Lavorare è una parola grossa. Al massimo potremmo essere presi come volontari, senza quindi essere pagati. Oltre al danno, la beffa: l’accademia è il doppio più faticosa e ciononostante non ci saranno veri sbocchi lavorativi.

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