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MILANO – All’istituto “Carlo Porta” in estate viene comunicato che con l’apertura del nuovo anno scolastico per gli studenti ci sarà una novità: l’obbligatorietà dell’acquisto di una divisa scolastica, acquistabile unicamente da un’azienda scelta dal preside stesso, che avrà un costo annuale di 400 euro.

Questo è solo l’ultimo dei provvedimenti impopolari presi del preside. Già da tempo ogni studente deve versare una “commissione danni” alla scuola per riparare il proprio banco qualora venisse danneggiato, banco sul quale compare il nome dello studente “utilizzatore”. In più non manca la richiesta del contributo scolastico, più di 180 euro annuali spacciati come obbligatori dal preside, o il lavoro gratuito che gli studenti svolgono presso decine di aziende del territorio milanese o per l’Expo. Il Porta è stato il tipico istituto in cui si faceva di tutto a danno degli studenti senza che essi rispondessero agli attacchi, ma la divisa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

A metà settembre si è iniziata la campagna per organizzare “il comitato contro le divise” in collaborazione con i compagni di Sempre in lotta, e già alla prima riunione pomeridiana erano presenti più di cinquanta studenti. Da lì si è avuta un’escalation, di riunione in riunione il comitato è diventato più combattivo, i volantinaggi fuori dalla scuola hanno visto la partecipazione di decine di studenti con migliaia di volantini distribuiti, si è stesa una piattaforma programmatica, si sono cercati collegamenti anche con altre scuole. Nella settimana del 10 ottobre, giorno di mobilitazione studentesca nazionale, l’assemblea del “Comitato contro le divise” ha votato infine per bloccare completamente la scuola. Alle 7,30 del 10 ottobre centinaia di studenti si sono presentati davanti al cancello dando vita ad un’assemblea. Il preside, terrorizzato, non è riuscito a reggere lo scontro e ha deciso di ripiegare nel suo ufficio chiedendo di parlare con una delegazione. La delegazione è stata tenuta dentro la scuola per ore, con un preside che si è dilungato in monologhi che ribadiscono il suo “sì alla divisa”. Intanto fuori dalla scuola il resto degli studenti ha deciso di richiamare la delegazione e dare vita ad uno spezzone dell’istituto al corteo cittadino. Con questo meccanismo buona parte del corteo è venuto a sapere della vertenza del Porta: la solidarietà dilaga.

Ma la lotta non si è fermata il 10 ottobre: nelle settimane successive l’assemblea del comitato ha mandato esposti al Ministero chiedendo di intervenire, mentre i Consigli di zona della città di Milano hanno chiesto pubblicamente al preside di ritirare i provvedimenti.

Il preside, sempre più spaventato per l’avvicinarsi della data del 31 ottobre (giorno in cui sarà effettivo l’obbligo di divisa con sanzioni per i trasgressori), vedendo quasi nessuno studente con indosso la divisa, pochi giorni dopo decide di cercare di spaccare il fronte.

Esce una circolare in cui si afferma che con la delegazione del 10 ottobre si è trovato un accordo: i ragazzi del biennio devono acquistare la divisa e metterla tutti i giorni, quelli del triennio devono metterla solo in particolari occasioni. Tale circolare viene rispedita al mittente. La delegazione non può prendere accordi senza che prima l’assemblea li ratifichi, inoltre la stessa delegazione prende le distanze da quella circolare affermando che nessuno ha accettato un simile accordo. Il preside però non demorde: al posto dell’assemblea d’istituto richiesta dagli studenti, ha convocato quella con solo i rappresentanti di classe, per di più scaglionata su tutta la giornata.

Vedremo come reagiranno gli studenti a questa ennesima provocazione, ma una cosa è certa: il Porta è un lampante esempio del fatto che solo organizzandosi e lottando si possono cambiare le cose, mettendo in difficoltà anche autorità che fino ad allora si pensavano invincibili.

ULTIM’ORA

28 Ottobre: gli studenti del Porta votano a maggioranza assoluta per bloccare nuovamente le attività didattiche il 3 Novembre. Si propaganda l’iniziativa venerdì 31 alle 7.30. Alle 10.30 arriva una messaggio ai compagni di Sempre in Lotta: c’è la polizia a scuola, la presidenza ha convocato una studentessa su suggerimento della polizia. I compagni di SiL corrono a scuola, il Preside li tiene 3 ore in ufficio per cercare di convincerli a desistere dalla lotta fino a quando non capisce che i rapporti di forza sono a lui sfavorevoli e allora accoglie 2 nostre richieste: pubblicazione dei verbali del CdI e dei bilanci.

Ciò dimostra che il preside è solo terrorizzato. Bisogna compattare ulteriormente il fronte per vincere la lotta!

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