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È dal 2011 che nelle scuole del nostro paese è stato introdotto l’Invalsi, sistema di valutazione nazionale atto a fornire il dato relativo al grado di preparazione degli studenti attraverso la somministrazione di un test, il medesimo per tutti gli istituti e per ogni indirizzo. Perché siamo per il boicottaggio di questo sistema? I risultati dell’Invalsi vengono utilizzati dal Ministero dell’istruzione per stimare la quota di finanziamenti che potranno essere elargiti alle singole scuole. Inutile dire che con questo metodo di valutazione le differenze, già oggi molto profonde, tra scuole del Nord e del Sud, tra scuole del centro e quelle di periferia, non potrà che approfondirsi, causando la chiusura di molti istituti, già segnati, peraltro, dalle conseguenze dell’autonomia scolastica.

I padroni rivendicano il cambiamento radicale della scuola: lo hanno fatto quando Ministro era la Gelmini, poi con la Carrozza e ora con il nuovo Ministro dell’istruzione Giannini che, dopo poche settimane dal suo insediamento, ha già reso nota la tabella di marcia: merito, valutazione, responsabilità e autonomia. Se negli ultimi anni il ruolo dell’Invalsi è stato importante, con questo ministro assumerà un ruolo centrale comportando un’accelerazione del processo di privatizzazione della scuola pubblica, processo che subirà un balzo in avanti notevole in quanto frutto della relazione tra autonomia reale e valutazione scolastica. Evidentemente questo ragionamento non tocca solo gli studenti ma anche gli insegnanti che, essendo anch’essi valutati da questo test, seppur indirettamente diventano soggetti all’allontanamento, in caso di risultati negativi.

Il ministro non fa accenno alle modalità che si potrebbero trovare per garantire agli insegnanti una formazione costantemente aggiornata, ma si limita a dichiarazioni preoccupanti, citate già nella pagina a fianco, che mettono in discussione lo stato giuridico dei docenti e che passano per una modifica sostanziale del loro contratto nazionale e per delle modifiche degli attuali meccanismi di progressione in carriera.

La privatizzazione della scuola pubblica quindi passa anche per l’Invalsi, per i suoi meccanismi di valutazione e per l’attacco che comporta ai diritti di studenti e lavoratori. Ferme restando l’impossibilità di poter valutare con domande a risposta multipla la preparazione di uno studente o di un professore e la contrarietà ad uno strumento che esclude lo sviluppo del ragionamento critico e che di converso premia la capacità di memorizzare, pensiamo che, centrale in questo contesto, sia l’attacco di classe sferrato ai giovani e ai lavoratori della scuola. Nulla di nuovo sotto il sole: sono più di vent’anni che le diverse forze politiche fanno a gara a chi riesce a distruggere la scuola pubblica.

Ad oggi lo stato di salute dell’istruzione è devastante e l’orientamento alla creazione di poli d’eccellenza, e non al miglioramento complessivo della scuola, peggiora ancora di più la situazione.

È pur vero che, dall’altro lato della barricata, non abbiamo assistito ad un’accettazione silenziosa dell’Invalsi: basti notare che l’ultimo test fatto, quello relativo all’anno appena finito, ci dice che il numero delle classi vuote nel giorno del test è triplicato rispetto al 2011. è la dimostrazione che, non solo tra gli insegnanti ma anche tra le stesse famiglie (che in molti casi hanno giustificato l’assenza da scuola dei loro figli scrivendo “causa Invalsi”), resta molto forte l’opposizione ai test. Tra poche settimane nelle scuole ci verrà nuovamente propinato il quiz e noi dovremo ripartire dalle mobilitazioni degli ultimi anni, lottando per una scuola pubblica, di massa e di qualità!

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