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NAPOLI – È dal settembre scorso che gli studenti del liceo classico A. Genovesi si sono ritrovati davanti agli occhi una scuola diversa da quella a cui erano abituati.


Di colpo ci siamo imbattuti contro i diversi peggioramenti previsti dalle ultime riforme che quest’anno hanno fatto il loro ingresso a scuola, prima ancora degli studenti. Cambiamenti radicali: orario su cinque giorni e con orario prolungato, intervallo soppresso, assemblee di istituto “a classi separate” e saltuarie, assemblee di classe solo se concesse della dirigenza, un vero e proprio stravolgimento, il tutto senza tenere in considerazione il parere degli studenti. I rappresentanti? A quanto pare decaduti al termine dell’anno precedente all’insaputa di tutti.
Pratiche su pratiche, leggi su leggi, riunioni dopo riunioni non sono riuscite a fermare lo strapotere della preside, che ci accusa di fare “aggrovigliamenti intellettualistici” e ci preclude qualsiasi forma di dialogo e di contrattazione minacciando sospensioni. Insomma, la politica della “Buona scuola” sembra essere stata attuata in pieno: retorica, riforme, autoritarismo, ma anche incredulità come quando la preside ci ha impedito di andare in gita motivando la sua scelta con il pericolo dell’Isis...
A rompere gli argini della nostra pazienza è stata la partita del contributo scolastico, ancora non conclusa.
Siamo nella seconda settimana di febbraio e nelle aule si inizia a parlare di “contributo scolastico volontario”.
I primi problemi sorgono al risuonare di questa parola tra gli ordini del giorno del Consiglio d’istituto. La situazione emersa durante il Consiglio segna il quadro di una politica di pressione fiscale non indifferente. Oltre al danno anche la beffa dato che è previsto un cambiamento del nome da “contributo scolastico volontario” a “contributo di funzionamento della scuola”. Il dirigente scolastico delinea nettamente la sua posizione sottolineando l’importanza del contributo e dichiarando il suo impegno nell’obbligare le famiglie affinché versino la somma. I genitori di chi si rifiuterà di fare il versamento saranno convocati a scuola tuttavia precisando, quasi con una punta di rammarico, che per quanto si possa insistere non è consentito multare coloro i quali si asterranno dal pagare. Il quadro a questo punto risulta più che chiaro: pressione fiscale e repressione sociale.
La perfetta linea della “Buona scuola” di Renzi. Come collettivo Sempre in lotta ci stiamo impegnando in una campagna contro il pagamento del contributo, vogliamo che sia lo Stato a rendere la scuola pubblica degna di essere definita tale e lottiamo per il libero accesso all’istruzione.

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