Chi è la Giannini? - Falcemartello

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Con l’avvicendamento Letta-Renzi al governo si è assistito al conseguente valzer di ministri; all’istruzione il volto nuovo è Stefania Giannini, che sostituisce il precedente ministro Carrozza.

Ordinaria presso l’Università per stranieri di Perugia, la Giannini politicamente non è legata al Pd, bensì a Scelta civica, di cui ricopre il ruolo di segretario e coordinatore politico dal 2013. Questo fatto non ci sorprende: l’esperienza del governo Monti, sostenuto da Pd e Pdl, ha mostrato apertamente come parlamento e governo siano strumenti atti a tutelare gli affari della classe dominante. E la Giannini di questa classe è una degna esponente.

Il 24 febbraio scorso la Giannini ha rilasciato un’intervista al quotidiano la Repubblica. Alcune dichiarazioni sono piuttosto eloquenti:

Sì ai licei in quattro anni, è un modello internazionale.

D: Anche lei parla del valore del ruolo dell’insegnante, poi, però, non ci sono i soldi per valorizzarli davvero.

I soldi sono necessari per la scuola pubblica e quella paritetica, che non lascerò indietro, ma il modello degli scatti d’anzianità va rivisitato con coraggio. Premi a chi si impegna, chi si aggiorna, chi studia. Tutti i mestieri che si rispettino prevedono premi. Valutazione e autonomia delle scuole, sul serio. Le scuole devono diventare università: gestire, scegliere”.

Una vera e propria provocazione ribadita in un’altra esternazione della neoministra, quando afferma di “ritenere uguali il sistema scolastico paritario e quello statale” (Corriere della sera, 10 marzo).

La neoministra ha subito chiarito anche nei fatti quale scuola prediliga e in uno dei suoi primi provvedimenti ha accreditato 223 milioni di euro per le scuole non statali, in aggiunta ad altri 260 già previsti per l’anno scolastico 2013-14.

Da queste prime interviste emergono senza dubbio molti elementi di continuità con i precedenti ministri, ma anche novità preoccupanti. L’eliminazione dell’ultimo anno dei licei significherebbe una riduzione del personale attualmente impiegato e delle spese per l’istruzione superiore che, se la matematica non è un’opinione, sarebbe equivalente al 20 per cento delle risorse. Che la ministra si sia consultata col commissario straordinario alla spending review Cottarelli, che prevede un esubero di 85mila dipendenti pubblici?

La retorica sulla meritocrazia, specchietto per allodole per far digerire tagli, riduzioni salariali o mancati scatti di anzianità, ha un salto di qualità con l’affermazione che le scuole debbano divenire, come le università, sostanziali aziende con l’obiettivo di avere bilanci in attivo, ottenibili tramite tagli ulteriori, aumento del ricorso alla richiesta del contributo volontario agli studenti e la formazione di scuole di serie A e B. Chi potrà pagare avrà accesso ad un’istruzione decente, gli altri dovranno accontentarsi di frequentare scuole fatiscenti con classi pollaio e divenire futura manodopera dequalificata da sfruttare.

L’idea di ricorrere al prestito d’onore per finanziare le borse di studio, ossia far indebitare lo studente con una banca a cui poi dovrà rimborsare il credito quando troverà lavoro, chiude il quadro rivelando come la scuola che il ministro ha in mente sia quella anglosassone, dove nel giro di pochi mesi le tasse universitarie sono schizzate da 3mila a 9mila sterline all’anno, circa 10.800 euro!

D’altronde, che Stefania Giannini volesse distruggere l’università pubblica era chiaro già dal novembre 2012:

Siamo onesti: dare l’università a tutti indipendentemente dal merito, e dargliela svalutata è come inflazionare la moneta per far tutti milionari. Cioè una truffa. Smontare il mito dell’università dell’obbligo è un atto politico coraggioso. Creare al tempo stesso una cultura dell’apprendistato e della formazione professionale qualificata è un atto politico necessario e significa ridare dignità al lavoro e riaffermare la cultura del lavoro”.

Un concetto padronale dell’istruzione, dove il figlio dell’operaio deve restare al suo posto, e che non si sogni di diventare dottore!

Non dubitiamo che, svoltato l’ostacolo delle elezioni europee, la Giannini si adopererà non solo in altre esternazioni, ma soprattutto in vere e proprie provocazioni nei confronti della scuola pubblica. Tali dichiarazioni, se messe in pratica, significano guerra nei confronti degli studenti e dei lavoratori della scuola.

La furia distruttrice della ministra non potrà che trovare noi di Sempre in lotta in prima linea nell’organizzazione delle mobilitazioni per la difesa di un’istruzione di massa e di qualità. Una lotta che deve essere collegata a quella contro un sistema il cui scopo è l’arricchimento dell’1% ricco a scapito dei bisogni del restante 99%.