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Non tutti gli studenti ripartono a settembre.

Potresti esserti diplomato l’anno scorso ed essere fra quelli che vogliono iscriversi a un corso di laurea a numero chiuso. Per medicina ci sono 84.165 iscritti, i posti sono 10.157. Chi dice “non ci possono essere troppi medici” lo vada a spiegare a chi aspetta mesi per avere un appuntamento (pagando sempre di più per il ticket); certo, a meno che vada dallo stesso medico con una visita privata, pagando. Potresti fare bene il test ma essere respinto perché il bonus-maturità non scatta: per averlo non basta aver avuto un buon voto di maturità ma devi essere stato fra il 20% più bravo della commissione. Insomma, la cosa importante non è “andare bene” ma “andare meglio degli altri”: la famosa meritocrazia per cui non dovremmo desiderare diritti e servizi per tutti ma l’estinzione dei concorrenti. Se passi il test, potrai frequentare, pagando le rate che salgono, i libri, i trasporti e magari un affitto con tanto di service tax fresca fresca. Potresti anche avere diritto a una borsa di studio, ma cambia poco se sei fra i 45mila studenti (nel 2010-11, ora è peggio) che pur avendone diritto non la percepiscono, perché i soldi non vengono stanziati. Potresti essere a scuola e avere da recuperare una materia.

Magari, a fronte di corsi di recupero insesistenti o insufficienti, potresti aver pensato a ripetizioni private: in media costano dai 27 ai 33 euro l’ora. Se ti va male l’esame di riparazione, sei bocciato, anche per una sola materia. Poi ti puoi iscrivere, pagando. Non tanto le tasse, che per legge ammontano ancora a qualche decina di euro, ma magari un contributo scolastico di 80, 120 o 180 euro. Lo decide la scuola, e ti chiama a casa finchè non ti decidi a pagarlo, volontariamente per carità. Se non lo paghi, magari il preside si inventa qualche misura discriminatoria, o ti mette direttamente nella classe a cui è negato l’accesso ai servizi che attingono a tecnologie superiori al gesso sulla lavagna.

Questa è la prova dei fatti che vale più di qualche dichiarazione sull’importanza della scuola pubblica che il ministro Carrozza ha rilasciato nelle sue prime settimane di servizio. D’altronde, mentre la scuola pubblica viene lasciata a secco, il ministro ha dichiarato che le scuole paritarie (leggi: private) “svolgono un ruolo importante, non ne potremmo fare a meno”, e per questi istituti “si deve entrare in un’ottica pluriennale di finanziamento”. Cioè, continuiamo a finanziare le scuole private per chi ha i soldi, a maggior ragione quelle cattoliche gestite da Comunione e liberazione. Nella scuola pubblica invece continuiamo a tagliare e diciamo che in realtà stiamo premiando il merito. Sì, il merito di usare le risorse materiali e culturali ricevute se si ha avuta la fortuna di nascere nella famiglia giusta, per sgomitare ed emergere in un sistema che nel complesso affonda, per mettersi poi ad essere un obbediente ingranaggio di quel sistema e contribuire alla stessa selezione di classe.Per noi i meriti sono altri. Sono quelli, ad esempio, degli studenti turchi che insieme ai lavoratori e ai disoccupati per settimane quest’estate hanno sfidato il regime repressivo di Erdogan, resistendo alla violenza della polizia. O quelli dei giovani brasiliani, che dopo l’innalzamento del biglietto dei trasporti pubblici si sono mobilitati a milioni e hanno bloccato questo attacco L’elenco può andare avanti a lungo.

A chi dice che queste cose succedono solo all’estero potremmo rispondere che il merito è anche quello degli studenti italiani che l’anno scorso si sono mobilitati fino al ritiro della riforma Aprea, che avrebbe velocizzato la privatizzazione della scuola. Ripartiamo da lì, ma sapendo che la battaglia davanti è a un livello molto alto. Ci opponiamo ai singoli provvedimenti che attaccano il diritto allo studio e ci impegniamo per combatterli. Questi provvedimenti sono però effetto della crisi epocale del sistema capitalista, e quindi dobbiamo saper collegare ogni battaglia singola a quella più generale per rovesciare questo sistema. Anche nei paesi dove più forti sono state le lotte vediamo che finché non si arriva a questo punto si può sempre essere ricacciati indietro. Proprio per questo, le lotte degli studenti devono unirsi a quelle dei lavoratori, gli unici che possono portare a compimento questa rottura rivoluzionaria. Studiamo come sono state vinte e perse le lotte del passato, studiamo come procedono, avanzano e arretrano le lotte negli altri paesi e traiamo le lezioni necessarie. E leghiamo questi insegnamenti alle energie che li possono trasformare in una forza per cambiare la realtà. Dal primo giorno in cui torniamo a scuola e in università cerchiamo chi non ci sta, chi come noi non vuole restare a subire senza fare niente e discutiamo di come organizzarci.

Prepariamo una lista per le elezioni di istituto o alle elezioni universitarie, costruiamo un collettivo che diventi un punto di riferimento a scuola o in facoltà, organizziamo assemblee, discutiamo democraticamente con quali parole d’ordine si deve scendere in piazza e come preparare al meglio i momenti di lotta. All’inizio di settembre abbiamo riunito il coordinamento nazionale dei collettivi Sempre in Lotta con presenze da venti città. Negli scorsi mesi sono nati e cresciuti collettivi in numerose realtà, in tante altre potranno nascere nei prossimi mesi, per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di chi vuole lottare e non si vuole arrendere. Rilanciamo la sfida per il diritto allo studio!

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