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“Deus vult!”(Dio lo vuole): queste sono state le parole di Luciana Contri, preside dell’istituto modenese “F. Selmi”, quando ha tentato di impedire che i rappresentanti dell’Arcigay, invitati dagli studenti, potessero partecipare all’assemblea di istituto del 31 marzo scorso su omofobia, transfobia e discriminazione. Argomento, questo, particolarmente sentito dagli studenti del Selmi, che in un sondaggio lo avevano scelto a larga maggioranza come oggetto della propria assemblea.
  La preside, ansiosa di sperimentare i poteri manageriali della “Buona scuola”, ha deciso di provare a reprimere quella poca autonomia politica che rimane agli studenti nelle scuole, aizzata da un pugno di genitori, novelli crociati, in difesa della famiglia e della Santissima Trinità. Ma non si pensi che Lucianona Contri non abbia provato a mediare! Si è proposto, ad esempio, che del pretume del Ceis potesse fare da “contraddittorio” nell’assemblea: proposta sorprendentemente respinta dagli studenti, che avevano deciso di fare un’assemblea contro l’omofobia! Vistisi chiudere le porte in faccia dalla preside, i rappresentanti d’istituto hanno indetto un sit-in davanti alla scuola: 400 studenti hanno partecipato, portando il caso all’attenzione della città e strappando alla preside la concessione di invitare almeno dei relatori direttamente coinvolti nel tema dell’assemblea, se non proprio i rappresentanti di Arcigay. 

Si può parlare di vittoria, dunque, anche solo per il fatto che tanti studenti si siano mobilitati in difesa della propria agibilità politica e per una scuola laica. Gli studenti del Selmi sono l’esempio di come si risponde ai presidi manager e a Renzi che, con la “Buona scuola”, vorrebbe far diventare questi poliziotti mancati dei feudatari indiscussi dei propri istituti, con una spruzzata di santità e di collusione coi preti, magari, come nel caso di Luciana Contri. Per una scuola pubblica e di qualità, invece, solo la lotta paga!

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