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Il 12 marzo Renzi annunciava in pompa magna la riforma della scuola. 

Ora titoli come “Assumeremo i precari” o “Investiremo maggiormente nella scuola” si susseguono sui giornali nel vano tentativo di nascondere i reali intenti del governo.

Nel Documento di economia e finanza, a differenza di quanto afferma il governo, si legge che gli investimenti nell’istruzione dovranno calare fino a raggiungere il 3,3 per cento del Pil nel 2030.
Mentre il governo taglia, i crolli nelle scuole si susseguono: cinque in quattro mesi! L’ultimo è toccato ad una scuola elementare di Ostuni, teoricamente ristrutturata e inaugurata nel 2015, dove sono caduti cinque metri quadrati di intonaco, mandando in ospedale due bambini e un’insegnante!

E tra un crollo e l’altro è iniziato l’iter della riforma scolastica. I precari non sono per nulla tranquilli, il governo parla di assunzioni ma i fatti dicono che saranno assunti 100mila precari ed esclusi dal mondo della scuola circa 202mila precari.
I presidi, che già da tempo si comportano come manager nelle scuole, vedranno un aumento esponenziale dei loro poteri: aumenti di stipendi al personale docente e chiamata diretta dei professori per determinati progetti.
Ma che dicono i grandi sostenitori del governo come la Confindustria? Squinzi afferma: “soddisfatti della riforma scolastica”. C’erano dubbi?

Le aziende italiane potranno sfruttare per 400 ore all’anno gli studenti degli istituti tecnici e professionali, gli studenti dei licei dovranno accontentarsi di solo 200 ore di lavoro gratuito.
Ma il governo parlava anche di contratti, organi collegiali e modalità di assunzione. Che ne è stato? Semplicemente chiede al parlamento carta bianca tramite una delega a scrivere entro 18 mesi una riforma che manda in soffitta contratti e democrazia scolastica!
Contro la riforma il mondo della scuola si inizia a preparare. Un’assemblea nazionale ha sancito la nascita di un Coordinamento nazionale tra sindacati e collettivi che si pone l’obiettivo di organizzare una data di mobilitazione nazionale contro il governo.

Tuttavia se si vuole vincere non basta una semplice data, si organizzi un scontro scuola per scuola convocando assemblee ovunque possibile tra studenti, genitori e docenti per avviare anche percorsi locali contro la riforma.
La riforma si può fermare solo uniti ed estendendo il conflitto ovunque!

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