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E' tradizione che dopo i cortei autunnali gli studenti passino alla mobilitazione all’interno delle scuole, con autogestioni e occupazioni. Anche quest’anno, pur in assenza di un movimento significativo, queste mobilitazioni ci sono state. Se ne sono registrate soprattutto al Sud, con punte in Sicilia, ma anche a Napoli e Caserta; più di una decina a Roma; al Nord con un po’ più di fatica, ma anche Bologna e Milano hanno sviluppato alcuni focolai.

Appena nati, ma carichi e già pieni di idee. Anche a Modena, città protagonista della Resistenza, nasce Sempre in lotta, per poter dare voce a tutti gli studenti (e non solo) che non si sentono rappresentati da chi fa ottusa retorica su scontri fini a se stessi con la polizia, né da moderati sottomessi. Siamo un gruppo di ragazzi aperto a chi vuole lottare in difesa della scuola pubblica. Lo vogliamo fare con studenti medi e universitari, operai, insegnanti, attivisti politici, cassintegrati.

Quest’autunno si è caratterizzato per la presenza di una certa radicalità studentesca. La rabbia insita in un settore esteso di giovanissimi ha dato vita a diverse occupazioni e cortei. Se la volontà degli studenti di far sentire la loro voce è evidente, lo è allo stesso modo anche il progressivo screditamento delle principali strutture studentesche. Il movimentismo senza freni che caratterizza questi collettivi non viene percepito dai giovanissimi come un’alternativa valida in grado di cambiare le cose presenti. Questo è il motivo per cui oggi gli studenti sono ancora alla ricerca di un punto di riferimento.

A quanto pare c’è un nuovo sceriffo in città: Maria Chiara Carrozza, difensore dell’istruzione. Difatti qualche mese fa la signora ha presentato al Senato un decreto legge (approvato) che garantirà, a detta sua, un cospicuo investimento nella scuola pubblica, con un incremento di 100 milioni annui a partire dal 2014 e un nuovo piano triennale di assunzione di circa 69mila docenti. Il che sarebbe meraviglioso se solo non fosse fumo negli occhi, mentre dall’altra parte vengono fatte svendite del patrimonio delle università e licenziamenti di massa. Infatti l’Italia investe solo l’1% del proprio Pil nel sistema universitario.

Era il 2008 quando in un protocollo d’intesa siglato tra Regione Lombardia, Comune di Crema e fondazione Charis (legata alla Compagnia delle opere), si approvò lo stanziamento di 4,5 milioni di euro per la costruzione di un nuovo polo scolastico privato che avrebbe dovuto ospitare la crescita di generazioni di ciellini, dalla scuola materna fino al liceo tra mille agi e servizi. Un progetto faraonico dal valore complessivo iniziale di circa 14 milioni, a cui il pubblico dava un significato contributo.

Raramente passa giorno senza che tv e giornali – la Repubblica in testa – lodino pomposamente l’operato del Ministro della pubblica istruzione Carrozza. Raramente però, i fans altolocati del ministro ci spiegano con precisione cosa stiano combinando al ministero di viale Trastevere. Nell’ultimo decreto-legge, pretenziosamente intitolato “L’istruzione riparte” (verso le aziende, aggiungiamo noi), la realtà dell’aziendalizzazione della scuola sembra superare l’immaginazione. Infatti i docenti di classi e scuole nelle quali i risultati dei quiz Invalsi saranno inferiori alla media nazionale dovranno seguire addestramenti coatti per “imparare” meglio la didattica a indovinelli e, secondo l’art. 16 del decreto, potranno svolgere tale “recupero” anche “presso imprese all’interno del contesto aziendale, al fine di promuovere lo sviluppo professionale specifico dei docenti”.

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