Breadcrumbs

La spinosa questione dell’inglese al Politecnico di Milano si è avviata un paio d’anni fa, quando il Senato accademico e il Cda approvano la riforma. Nel nostro ateneo, dall’anno accademico 2014-2015, le lauree magistrali saranno erogate solo in lingua inglese.

Secondo i piani alti del Politecnico, questo cambiamento porterebbe ad un aumento della qualità dei corsi e adeguerebbe l’università agli standard europei a livello di “internazionalizzazione”. Qualche professore protesta debolmente, mentre gli studenti vengono a conoscenza del fatto compiuto.
Nella scorsa primavera, un gruppo di professori si rivolge al Tar ottenendo la bocciatura di questa riforma, in quanto incostituzionale: l’imposizione di una lingua straniera lede la libertà di insegnamento dei docenti.
Cda e Senato, all’unanimità (per quanto riguarda la rappresentanza studentesca: Cl, Svolta studenti e Terna Sinistrorsa), vedendo i loro piani andare in fumo, impugnano la sentenza facendo ricorso al Consiglio di Stato: tuttora, gli studenti non sanno in che lingua dovranno seguire i corsi della magistrale.
L’informazione riguardo questa faccenda è stata parziale e manipolata. Si è parlato molto della qualità e della competenza dei docenti, ma pochissimo dei diritti degli studenti, palesemente attaccati da questa riforma.
Già attualmente, per accedere alla magistrale è necessario presentare una certificazione di conoscenza della lingua inglese, che deve essere ottenuta presso istituti privati a un costo superiore ai 100 euro, che l’università rimborsa solo se si supera il test al primo tentativo. Con la riforma, il livello richiesto si alzerebbe significativamente (da B2 a C1), costringendo la maggior parte degli studenti a frequentare corsi di lingua, che il Politecnico tiene, ma a pagamento e in orari serali, cosa che esclude gli studenti pendolari dalla possibilità di frequentarli.
In questo modo, l’accesso alla laurea magistrale non è un diritto, come dovrebbe essere, ma un privilegio riservato a chi se lo può permettere.
Innanzitutto i corsi dovrebbero essere inseriti nel piano di studi, in modo da essere gratuiti, diurni e accessibili a tutti. Il problema però dovrebbe essere affrontato a partire dalla scuola primaria e secondaria, in cui l’insegnamento dell’inglese viene fornito in maniera insufficiente e con delle enormi differenze da scuola a scuola.
Il sistema attuale garantisce enormi profitti sia al Politecnico che ai vari istituti che forniscono le certificazioni; passando alle lauree in inglese, questi aumenterebbero; l’università italiana, non ancora dotata dei mezzi per fronteggiare il livello di “internazionalizzazione”, vuole conquistare prestigio e innovazione, a scapito degli studenti.
Non siamo disposti a sacrificarci in nome di questi valori fittizi: la selezione di classe va combattuta in ogni modo! Lottiamo per un’università gratuita ed accessibile a tutti, in cui la comunicazione mediante lingue straniere sia incentivata e non motivo di penalizzazione.

Joomla SEF URLs by Artio