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Con un recente decreto dell’Assessorato alla cultura e alla pubblica istruzione (controllato da Sinistra ecologia libertà), la giunta di centrosinistra ha stanziato 18 milioni di euro per le scuole dell’infanzia non statali. Manco a dirlo, quasi tutte confessionali. La motivazione? “Le scuole paritarie – così l’assessore Firino – sono spesso un presidio sul territorio, soprattutto laddove lo Stato non è in grado di adempiere agli obblighi costituzionali”.

Peccato che i dati Istat ci dicano che in Sardegna abbiamo 770 scuole per l’infanzia, di cui 517 pubbliche e 253 private. Ancora: “Dietro queste risorse, oltre al servizio offerto alle famiglie di territori spesso privi di servizi essenziali, ci sono centinaia di lavoratori. Docenti, impiegati, personale ausiliario che, svolgendo un lavoro prezioso per la comunità, garantiscono a volte l’unica busta paga per tante famiglie sarde”. Sappiamo che tipo di contratti ci sono in queste strutture? No, perché la Regione neppure lo chiede o lo pone come requisito. Si vorrà forse dire che per scongiurare i licenziamenti il pubblico deve pompare i profitti del privato? Scuse belle e buone per mantenere in vita meccanismi contestatissimi se portati avanti dal centrodestra.

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