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A quanto pare c’è un nuovo sceriffo in città: Maria Chiara Carrozza, difensore dell’istruzione. Difatti qualche mese fa la signora ha presentato al Senato un decreto legge (approvato) che garantirà, a detta sua, un cospicuo investimento nella scuola pubblica, con un incremento di 100 milioni annui a partire dal 2014 e un nuovo piano triennale di assunzione di circa 69mila docenti. Il che sarebbe meraviglioso se solo non fosse fumo negli occhi, mentre dall’altra parte vengono fatte svendite del patrimonio delle università e licenziamenti di massa. Infatti l’Italia investe solo l’1% del proprio Pil nel sistema universitario.

La nostra paladina è la stessa persona che qualche mese fa ha portato avanti l’idea di inserire legittimamente i privati nelle scuole, così da far finanziare loro le varie strutture fornendo materiali, nel caso specifico lavagne. Inoltre, altra fregatura, i fondi non verranno assegnati equamente ad ogni ateneo: il criterio sarà dato dal classico punteggio, assegnato molto probabilmente dai soliti noti Invalsi e Anvur. Andando avanti così sarà l’ultimo anno per più di un’università. Per i signori che continuassero a sperare, abbiamo in servo poi un succoso resoconto sui finanziamenti pubblici dalla Regione Lombardia alla scuola superiore di secondo grado e, in particolare, sui Buoni scuola (da non confondersi con la Dote scuola) ingegnosa trovata in vigore dal 2001 per aggirare l’allora divieto costituzionale per lo Stato di finanziare le private. Si tratta infatti di un finanziamento indiretto alle famiglie degli studenti, che copre il 76% delle erogazioni per diritto allo studio dalla Regione. A conti fatti, dei 45 milioni stanziati nell 2009, solo 776 euro (!) circa arrivano a studenti di scuole pubbliche. Il resto dei beneficiari, il 99%, va a chi frequenta scuole private e ha un reddito che va dai 30mila ai 198mila euro. Questi poveri derelitti accedono ai rimborsi secondo il criterio del misterioso indicatore reddittuale, mai utilizzato in altri campi, che considera solo il reddito del nucleo familiare tralasciando patrimonio mobiliare e immobiliare.
Insomma, sapete a cosa pensare la prossima volta che vi trovate invischiati nelle trafile burocratiche per i soldi per i libri o cercando di convincere la bidella che avete davvero bisogno di un’altra ventina di sedie e qualche gesso.

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