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Lo scorso 26 marzo, in quattro scuole vicino Terni, studenti e professori hanno assistito a uno spettacolo che ormai è diventato una normale prassi in molte realtà scolastiche italiane.

A metà mattina, mentre in ogni aula i professori tenevano regolarmente lezione, i presidi hanno autorizzato l’entrata nelle scuole di poliziotti i quali, senza avere peraltro alcun mandato, hanno interrotto le lezioni, fatto sfilare fuori dalla classe gli studenti, mettendoli in riga e facendoli controllare da cani antidroga. I poliziotti, poi, hanno passato al setaccio le varie classi, svuotando gli zaini degli studenti e trovando in tutto 5 grammi di hashish e marijuana, divisi tra più di venti ragazzi: tutte “dosi” ben al di sotto della quantità consentita per il consumo personale, il cui possesso non costituisce reato.
Ma in uno di questi istituti abbiamo assistito a una scena nuova. Franco Coppoli, professore di lettere e militante dei Cobas, si è rifiutato di far entrare in classe i poliziotti, in quanto sprovvisti di mandato, minacciando di denunciarli per interruzione di pubblico servizio. In una intervista a Radio Onda d’urto il professore ha dichiarato: “avevo appena finito di spiegare la Seconda guerra mondiale e stavo interrogando quando la porta della classe si è aperta: ho avuto un flash, ognuno ha le sue immagini mentali ma a me è venuto in mente il Cile. Il cane lupo stava per entrare, tenuto al guinzaglio sì, ma molto dinamico, con dietro tre poliziotti che hanno detto ‘dovete uscire dalla classe, controllo antidroga’”
Crediamo che sia inaccettabile che questi fatti si verifichino in una scuola pubblica, che dovrebbe essere uno spazio di produzione e trasmissione di cultura e invece, inserita in un contesto capitalistico di organizzazione della società, viene trasformata in un luogo di produzione di futuri lavoratori precari e sottopagati e di controllo autoritario delle nuove generazioni. Come Sempre in lotta e Sinistra Classe Rivoluzione tutta la nostra solidarietà va al professor Coppoli e a quanti come lui si battono perché cessi l’azione repressiva delle autorità: il nostro appello è quello alla costruzione di un fronte comune fra studenti e lavoratori, che lotti contro questi atti autoritari delle forze di polizia e contro tutto il sistema che li produce e li giustifica.

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