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L’articolo scritto da Angela Nocioni su Cuba nell’edizione del 30 Maggio di Liberazione sta suscitando un piccolo terremoto politico nel Prc e più in generale nella sinistra. Centinaia di lettere ed email inondano da giorni la redazione del quotidiano diretto da Piero Sansonetti, lettere piene di indignazione e sconcerto per gli articoli della “nostra” inviata in America Latina.

A Milano sabato 30 settembre si terrà una manifestazione nazionale a sostegno della rivoluzione cubana e per la liberazione dei cinque cubani ingiustamente detenuti negli Stati Uniti, colpevoli solo di aver compiuto attività di antiterrorismo a difesa del proprio paese.

FalceMartello sarà presente con i suoi sostenitori e con un volantino che potete leggere qui, in versione pdf.

L’esecuzione di tre uomini che avevano dirottato un traghetto e le pesanti condanne applicate a 74 opponenti del regime cubano in aprile hanno generato condanne quasi universali, perlomeno da parte dei media e della maggioranza dei governi. Il portavoce del dipartimento di stato americano Richard Boucher ha dichiarato che gli Stati Uniti erano oltraggiati, e il segretario di Stato Collin Powell ha chiesto che Cuba rilasciasse i “prigionieri di opinione”.

Difendiamola!

La rivoluzione cubana è con la rivoluzione russa e quella cinese uno dei più grandi accadimenti del XX secolo. Per la prima volta veniva rovesciato il capitalismo in un paese delle Americhe (assieme alla brutale dittatura di Batista) a solo 90 chilometri dalle coste degli Stati Uniti.

Nonostante i limiti burocratici del regime cubano, la rivoluzione ha rappresentato un gigantesco passo in avanti sul terreno educativo (l’analfabetismo è praticamente scomparso nei primi anni dopo la rivoluzione) e sanitario (raggiungendo livelli di mortalità infantile inferiori ai paesi europei più avanzati); il tenore di vita dei cubani, grazie all’abbattimento del capitalismo e alla pianificazione economica si è certamente elevato al di sopra della maggior parte dei paesi dell’America Latina.

Bilancio del Comitato politico nazionale del 3-4 maggio

La riunione del Comitato politico nazionale (Cpn) del Prc tenuta il 3-4 maggio scorsi ha visto un dibattito incandescente, per certi versi imprevisto,  che ha diviso profondamente la maggioranza congressuale.

L’innesco del dibattito è stato lo scontro riguardo le tre condanne a morte avvenute a Cuba e gli arresti di numerosi oppositori. Ma la discussione è andata ben al di là di una valutazione sulla situazione specifica su Cuba.

A chi serve la pena di morte a Cuba?

Un coro di proteste si sono levate in tutto il mondo contro Cuba: è stata reintrodotta la pena di morte (quattro persone sono già state condannate alla pena capitale), si riscrive in maniera più restrittiva il Codice Penale, si processano e si arrestano esponenti dei gruppi di opposizione.

Chi non ha titoli per criticare è però la borghesia europea e soprattutto quella statunitense, il cui sistema giudiziario continua a mandare al patibolo centinaia di persone ogni anno, e sostengono nazioni come la Turchia nelle cui carceri la tortura è pratica quotidiana.

Questa gente si riempie la bocca di "rispetto dei diritti umani", solo perché vuole cancellare una realtà scomoda per l’imperialismo come quella di Cuba.

Come difensori delle conquiste della rivoluzione cubana vogliamo affrontare cosa sta avvenendo nell’isola da un altro punto di vista, un punto di vista di classe.

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