Quando le donne sono oggetto di strumentalizzazioni… - Falcemartello

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Alla fine, la 194 è salva. La Corte costituzionale ha respinto il ricorso del giudice tutelare di Spoleto e per l’ennesima volta, almeno sul piano giuridico, il diritto all’aborto in Italia esiste ancora.
L’antefatto: una ragazza di sedici anni si rivolge al consultorio per richiedere l’interruzione di gravidanza, chiedendo di non coinvolgere i genitori. La legge 194 prevede che se la donna è minore di diciotto anni, per l’interruzione è richiesto l’assenso di chi esercita la potestà e che, nell’impossibilità di ottenerlo o nel caso di rifiuto, il consultorio deve rimettere, attraverso una propria relazione, la decisione al giudice tutelare, il quale “entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere l’interruzione della gravidanza”.
Il giudice di Spoleto invece di esprimersi nel merito, ha pensato bene di fare un esposto alla Corte costituzionale per denunciare il fatto che la legge 194 violerebbe i diritti dell’uomo sostenendo la solita tesi dell’embrione “uomo in fieri”.
Questo giudice non solo non fa il proprio lavoro, arrecando danno a una ragazza che, conoscendo i propri diritti, sfida medici e giudici per ottenerli, ma strumentalizza questa vicenda per riproporre la solita campagna nella quale la vita intera delle donne è calpestata per tutelare quella di alcune cellule del loro corpo.
Ovviamente tiriamo un sospiro di sollievo, per l’esito della sentenza, tuttavia non si possono dormire sonni tranquilli. Ricordiamo che in Italia il diritto all’aborto non viene garantito nei fatti: il 70,7% dei ginecologi e il 44,4% del personale non medico sono obiettori di coscienza, un numero sempre in calo di consultori territoriali, che peraltro sono già due terzi del numero totale che la legge prevederebbe (uno ogni 20mila abitanti), a fronte di un aumento di richieste di Ivg soprattutto fra le donne immigrate e quelle con maggiore disagio sociale.
In generale la 194 è stata un successo straordinario che ha contribuito insieme alla prevenzione a ridurre drasticamente gli aborti, tuttavia la tutela della salute delle donne è gravemente messa a rischio dai tagli continui alla sanità e dalla campagna ideologica che la vede sempre subalterne ai desideri maschili e alle responsabilità dei vincoli familiari.
Non dimentichiamo le vergognose proposte di legge di modifica della 194 a firma Udc e Pdl che prevedono la monetizzazione della maternità (contributo mensile per le donne che rinunciano ad abortire), il reato di procurato aborto, la ventesima settimana come limite per poter interrompere la gravidanza e il divieto di ricorrervi nel caso in cui il feto presenti delle patologie curabili.
Non possiamo affidare il nostro futuro alla fortuna dei casi giudiziari, dobbiamo rimettere al centro il conflitto di classe affinchè i bisogni sociali siano sottratti all’avidità del profitto di pochi e all’ideologia meschina della Chiesa e dei padroni.