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Nel mese di gennaio è uscito nelle librerie il libro di Rossella Palomba, demografa sociale, “Sognando Parità”, un’inchiesta sull’attuale situazione delle donne nel campo sociale, lavorativo, domestico ed economico nel nostro paese.
A novembre 2011 è stato presentato il sesto report sul global gender gap, relativo alla situazione delle donne e della parità di genere nel mondo. Si è riscontrato che il nostro paese è passato dal 67° posto del 2008 al 74° posto nel 2011 per occupazione femminile, parità salariale dopo Bangladesh, Ghana e Perù. L’italia è il paese con il tasso più basso di occupazione femminile dopo Malta e l’Ungheria. Sette milioni di donne sono escluse dal mondo del lavoro, la disoccupazione femminile è maggiore di quella maschile e guadagnano meno degli uomini a parità di incarichi (30% in meno). Con l’avanzamento della crisi economica internazionale le prime ad essere colpite sono proprio le donne.
Palomba si sofferma soprattutto sul problema che hanno le donne nel far intersecare al meglio la vita lavorativa e quella familiare-domestica. Negli ultimi anni si è quadruplicato il tasso di percentuale di donne costrette ad abbandonare il lavoro con l’avvento di una gravidanza. Ottocentomila interruzioni lavorative negli ultimi due anni. Nel 2010 la percentuale di donne lavoratrici senza figli si attesta al 50,6%, scende al 45,5% già al primo figlio, al 35% per cento con due figli e sotto il 30% dal terzo figlio in poi. Solo quattro madri su dieci riprendono l’attività dopo essere uscite dal mondo del lavoro con la gravidanza; queste percentuali sono molto più basse se si parla del Sud del nostro paese.
L’inconciliabilità della maternità con il lavoro è dovuta sia alla scarsa presenza nel nostro paese dei servizi sociali, che darebbero un grande aiuto alle madri lavoratrici, sia perché i datori di lavoro vedono nella maternità un rischio per i propri profitti (donne-madri meno produttive). Lo strumento utilizzato è quello delle cosiddette “dimissioni in bianco”. Al momento dell’assunzione si chiede alla lavoratrice di sottoscrivere una lettera non datata di licenziamento volontario che il datore di lavoro può utilizzare a sua discrezione, soprattutto in caso di gravidanza della lavoratrice!
Altro tema importante trattato nel libro è quello della parità tra le mura domestiche. Scrive Palomba: “La parità tra uomo e donna è ben lontana dall’essere raggiunta nella gestione familiare. In base ai ritmi attuali occorrerebbero circa tre secoli perché la gestione della famiglia diventi realmente condivisa”. Le donne italiane in media lavorano quasi cinque ore e mezzo al giorno tra le mura domestiche contro le tre ore delle svedesi. Gli uomini invece detengono il record per il minor tempo dedicato al lavoro domestico. Dal 1988, anno in cui l’Istat condusse la prima indagine sull’uso del tempo nelle coppie in cui la donna lavora, troviamo che oggi gli uomini hanno aumentato in media di dieci minuti al giorno il tempo che dedicano ai lavori domestici, mentre le donne hanno ridotto di un’ora il loro impegno familiare.
L’ultimo capitolo è dedicato alla violenza sulle donne. La prima causa di morte per le donne italiane tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio da parte del coniuge, ex coniuge o ex fidanzato. In italia oltre
14 milioni di donne hanno subito violenza e ogni anno vengono uccise in media cento donne. Sono ancora molto poche le donne che denunciano i loro violentatori. Forse perchè fanno spesso parte dello stesso nucleo familiare?
Conclude Palomba “La parità non può essere un sogno di un singolo che combatte con tutte le sue forze, deve essere un obiettivo condiviso altrimenti rimarrà un’illusione.”
Perché le donne nel 2013 devono ancora combattere tutti i giorni contro discriminazioni di ogni tipo? Il sistema economico in cui viviamo penalizza le classi più povere e le donne lavoratrici sono le più colpite da questo punto di vista. La lotta per l’emancipazione femminile è una battaglia di tutti, uomini e donne lavoratori di questo paese. Solo la loro battaglia comune per un diverso sistema economico e sociale può portare alla vera emancipazione.


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