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I ripetuti crolli delle borse nel mese di agosto potrebbero essere il preludio ad una nuova onda di crisi economica su scala internazionale. Come nel 2007 il crollo dei mutui subprime fece esplodere la “bolla” del credito negli Usa avviando la grande crisi del 2008, i crolli della Borsa di Shanghai indicano che la crescita cinese sta toccando i suoi limiti e minaccia di trascinare il mondo in una nuova recessione.

Wikileaks, l’organizzazione di Assange, continua a farsi beffa della segretezza dei trattati tra i “grandi” del mondo. In questi giorni è stato rivelato il Tisa, un accordo di commercio dei servizi, che sarebbe in discussione segretamente tra 50 paesi del mondo compresi tutti i paesi europei. Sono stati esclusi, invece, i cosiddetti Brics: Brasile, Russia, India e Cina.

180,6 miliardi di euro sarebbero i soldi tracciati nella cosi detta lista Falciani. Denaro che alcuni dei super ricchi di questo pianeta hanno fatto transitare o hanno depositato nei loro conti della banca Hsbc in Svizzera e Montecarlo solo nei cinque mesi che vanno dal 9 novembre 2006 al 31 marzo 2007. Una montagna di soldi che provengono da più parti del mondo, circa 180 paesi diversi, in 127mila conti correnti. Gran parte di questi soldi sono frutto di riciclaggio o semplici manovre per sottrarle al fisco dei vari paesi. In soli cinque mesi è transitata per quei conti una cifra pari quasi alla metà del debito pubblico greco!

draghi merkelLo si aspettava da tempo come fosse la bacchetta magica che avrebbe risolto i problemi della crisi in Europa, ogni volta che Draghi si apprestava a varare nuove misure per lo stimolo della ripresa, come quest’estate alla vigilia dell’abbassamento dei tassi d’interesse, tutti lì col fiato sospeso a vedere se finalmente sarebbe stata anche la volta del quantitative easing (qe) – alleggerimento quantitativo.

Il prezzo del petrolio, dopo aver toccato a giugno 2014 l’apice dei 115 dollari al barile, nel secondo semestre 2014 è in picchiata verticale e ha raggiunto la soglia dei 50 dollari. La contrazione del ciclo economico globale ed il calo della domanda hanno posto oggettivamente le condizioni per un calo sostanziale del prezzo del petrolio.

Mentre salutavano ballando l'anno vecchio e accoglievano il nuovo, come al solito, con abbondanti quantità di ottimo champagne, i borghesi da New York a Londra devono aver sentito un bagliore soddisfacente di fiducia.

Hanno preso avvio le trattative tra gli Stati Uniti e l’Unione europea sul trattato commerciale, potenzialmente il più grande accordo regionale di libero scambio della storia. In caso di successo, coprirebbe più del 40% del Pil mondiale (…). Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno fissato l’ambizioso obiettivo di completare i negoziati entro la fine del 2014. Storicamente, però, la maggior parte degli accordi commerciali hanno richiesto molto più tempo per il loro completamento” (da Il Sole 24 ore, 16 luglio 2013). Così Michael Boskin, ex consigliere economico di Bush padre, salutava l’apertura delle trattative del Ttip – Trans-atlantic trade and investment partnership­ –, accordo che con la riduzione di tariffe e dazi doganali tra le due sponde dell’Atlantico (peraltro già bassi) dovrebbe stimolare la crescita di Usa e Ue, in termini di Pil e reddito pro-capite. Fin qui la propaganda ufficiale, nelle parole citate, però, si legge anche la preoccupazione che le cose non sarebbero poi andate tanto lisce quanto auspicato come a un anno e mezzo di distanza si sta confermando.

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