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“L’accumulazione di ricchezza a un polo è quindi contemporaneamente accumulazione di miseria, di tormento lavorativo, di schiavitù, di ignoranza, di abbruttimento e di degradazione morale al polo opposto…”

Karl Marx, Il Capitale

Un recente studio della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie rivela che in due anni (dal 2010 al 2012) il reddito medio delle famiglie italiane è calato del 7,3%, metà dei nuclei famigliari non raggiunge 2mila euro al mese e il 20% non arriva neanche a 1.200 euro.

 Dal 2007 l’economia mondiale è impantanata in una profonda crisi. La borghesia ha tentato di tutto per uscirne: dal “quantitative easing” (QE), all’azzeramento dei tassi di interesse alla socializzazione delle perdite bancarie, ma tutto inutilmente. Perché una versione moderna del keynesismo non può funzionare?

Di fronte al declino inarrestabile dell’economia italiana e delle condizioni di vita dei lavoratori, il progetto dell’Europa unita, da Maastricht all’euro, appare sempre più un incubo. Attacchi all’euro arrivano da sinistra (all’ultimo congresso del Prc c’erano emendamenti esplicitamente anti-euro) e da destra. Come prima l’Europa veniva presentata come una panacea, ora è la fonte di ogni problema e l’uscita dall’euro, si afferma, basterebbe a salvare l’Italia dalla catastrofe. In realtà, il declino del capitalismo italiano è iniziato prima dell’euro e proseguirebbe fuori dall’euro. Senza un programma di trasformazione complessiva della società, uscire dall’euro non risolverebbe nulla.

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