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La febbre per l’ultimo saggio di Thomas Piketty ha varcato i confini del nostro paese e,‭ ‬in continuità con il quadro internazionale,‭ ‬anche qui ha avuto il merito di riaccendere il dibattito economico.‭ ‬L’attuale crisi pone,‭ ‬in ampi settori sociali,‭ ‬importanti interrogativi sulle devastazioni che questa produce e in generale sul futuro del sistema economico capitalista‭; ‬se Piketty sta riscuotendo così tanto successo è perché prova a parlare a queste persone e dar loro‭
‬un’alternativa all‭’ ‬austerità.‭

La scorsa primavera si è fatto un gran parlare della ripresa europea ma i dati più recenti dell’economia reale vanno in tutt’altra direzione.‭ ‬Nella palude questa volta c’è anche la‭ ‬Germania che nel secondo trimestre dell’anno è entrata in recessione con una contrazione del Pil dello‭ ‬0,2%.‭

Le politiche di austerità e tagli imposte dai governi alle popolazioni di tutto il mondo imperversano ormai da alcuni anni, fino a far apparire quasi eterna la crisi economica. Ebbene, un rapporto degli economisti dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ci dà finalmente un’idea della nostra situazione e prospetta una data in cui, grazie ai sacrifici dei lavoratori, i grandi padroni supereranno il ristagno economico: l’austerità durerà… fino al 2060!

Thomas Piketty, un economista ed accademico francese, si è velocemente guadagnato un enorme successo editoriale grazie al suo libro “Il capitale nel  21° secolo”, un bestseller che, per la sua dettagliata analisi della disuguaglianza sotto il capitalismo, ha acceso i dibattiti nei diversi movimenti, suscitando elogi ed esultanza nella sinistra riformista ed orrore e paura nella destra del libero mercato.

Un ruolo importante nell’espansione del mercato mondiale negli ultimi vent’anni lo hanno giocato i paesi cosiddetti emergenti e principalmente i Brics, vale a dire Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

Con l’acquisizione di Chrysler, il Cda di Fiat Chrysler Automobiles (Fca), ha deciso di spostare la sede legale in Olanda. La sede fiscale sarà invece nel Regno Unito, dove le imprese pagano un 10% di tasse in meno rispetto all’Italia.

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