Breadcrumbs

L’intera dinamica di un processo rivoluzionario è dominata da tale contraddizione: l’improvvisa esplosione dell’azione di massa scuote il vecchio sistema, senza che da questo emerga automaticamente la capacità di sostituirlo. Perché tale capacità potenziale diventi atto è necessario che emerga una compiuta coscienza rivoluzionaria, la quale a sua volta necessita di un’organizzazione come la trasmissione dei pensieri del sistema nervoso.

 

Tanto più manca, tanto più il movimento deve apprendere dai propri errori diretti, procedendo per successive approssimazioni. Esso si compatta contro i rappresentanti più odiati del sistema, solo per scoprire con il loro abbattimento che il cuore del problema è il sistema stesso.

Per questo il movimento procede per sbalzi, apparentemente improvvisi e ciechi, mentre tutto il vecchio ordine costituito, forte di un’organizzazione secolare e centralizzata, trama minuziosamente alle spalle della rivoluzione stessa, a volte fronteggiandola, a volte assecondandola.

La rivoluzione egiziana non sfugge a queste dinamiche, anzi le disvela. A febbraio, dopo settimane di proteste insurrezionali, il presidente Mubarak si dimette. Il potere viene preso dallo Scaf (Consiglio supremo delle forze armate), guidato dal feldmaresciallo Tantawi. Le alte gerarchie militari sono ampiamente legate agli Usa e al vecchio regime. Tantawi stesso, arricchitosi con le forniture militari, è stato 20 anni Ministro della difesa. Ma, dissociandosi da Mubarak, i militari si impadroniscono del potere al posto della rivoluzione. Si professano custodi momentanei della sovranità, pronti a restituirla al popolo “con ordine”. Ma l’ordine a cui si riferiscono non è nient’altro che la sconfitta stessa della rivoluzione. Appena preso il potere minacciano la repressione contro scioperi e proteste, alternandola all’utilizzo delle forme democratiche tanto invocate dal movimento.

Il 19 marzo si tiene un referendum per modifiche superficiali e insufficienti alla Costituzione. Nonostante le forze protagoniste della rivoluzione diano indicazione per il no, il 77% degli egiziani vota a favore. La rivoluzione apprende sulla propria pelle il carattere ambiguo e contraddittorio delle semplici rivendicazioni democratiche. Il referendum non riflette la reale volontà delle masse. Fotografa solo il loro stato d’animo momentaneo, il rapporto mutevole tra avanguardia e maggioranza della popolazione.

Le lotte non si placano. Al contrario si approfondiscono caricandosi di rivendicazioni sociali. Se tra febbraio e aprile dominano gli scioperi nel settore tessile, a settembre il movimento coinvolge il settore pubblico: poste, insegnanti e trasporti. A questo si affianca naturalmente l’attivismo giovanile, nelle università, e in Piazza Tahrir. Il 9 settembre viene convocata una manifestazione sotto lo slogan significativo “Correggere il cammino”.

Nel frattempo si moltiplicano i tentativi da parte dei militari di dirottare il movimento su basi religiose. Sono ampiamente documentati i legami tra gli attacchi alla comunità copto-cristiana e il regime. Si tenta anche di presentare l’assalto all’ambasciata israeliana di settembre come l’inizio di un movimento islamista. In verità i Fratelli musulmani, l’organizzazione politico-religiosa maggiore, si collocano ai margini della rivoluzione, pronti a contribuirne alla sconfitta o a scipparne la vittoria. Lo Scaf rimanda quindi a data da stabilirsi tra il 2012 e il 2013 le elezioni presidenziali e convoca quelle parlamentari per il 28 novembre, proponendosi di rimanere in carica come organo di garanzia. Tale provocazione si somma al crollo dell’economia, con la disoccupazione unita ad un’inflazione galoppante.

Nello scorso mese gli scioperi tornano a toccare il settore petrolifero e tessile, con l’occupazione di alcuni stabilimenti. Dal 18 novembre cominciano gli scontri in Piazza Tahrir con le forze dell’ordine, che tra il 19 e il 20 uccidono 40 manifestanti. Un video fa deflagrare ulteriormente la protesta: un poliziotto trascina tra i rifiuti un manifestante ucciso. Simbolo di quanto valgono le nostre vite per il capitalismo. Il 22 è stata la volta di una manifestazione di quasi un milione di persone in Piazza Tahir, con il movimento che si estende ad altri centri come Alessandria.

In un tentativo di placare il movimento, i militari hanno rimosso Tantawi e nominato premier Ganzouri, un altro esponente del vecchio regime, a lungo ministro con Mubarak. Ma forse è troppo tardi, la rivoluzione egiziana ha fretta di scrivere la storia.

 

Leggi anche:

Joomla SEF URLs by Artio