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Ieri il parlamento di Cipro, travolto dalle proteste e dall’indignazione della popolazione dell'isola, ha detto no al prelievo forzoso sui conti correnti bancari. Un piccolo paese di poco più di un milione di abitanti, paradiso finanziario per investitori e speculatori, rischia di provocare un nuovo terremoto nell’economia del Vecchio continente.



Pubblichiamo un articolo di Rob Sewell, apparso ieri sul sito www.marxist.com

 

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L'attuale Governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, affermò tempo fa che non è razionale partecipare a una corsa agli sportelli, ma che è razionale parteciparvi una volta che questa sia iniziata. Questa perla di saggezza si è, ancora una volta, trasformata in realtà.

Migliaia di persone in preda al panico si sono affrettate a prelevare i loro risparmi dalle banche cipriote dopo che i ministri delle finanze dell'Eurozona hanno provocato quella che viene definita una vera e propria “corsa agli sportelli”. I politici ora si affrettano a tentare di contenere la crisi crescente che minaccia di rinfocolare la diffusione del “contagio” in tutta l'Eurozona. L'annuncio che i piccoli risparmiatori, compresi i pensionati, dovranno subire un prelievo forzoso (il cosiddetto “haircut”, letteralmente “taglio di capelli”) per finanziare un piano di salvataggio di 10 miliardi di euro ha suscitato l'indignazione generale. La possibilità che le banche rimangano chiuse per evitare che i bancomat finiscano le loro scorte di denaro è concreta.

Questo attacco ai risparmiatori – nonostante le smentite anche recenti– ha diffuso in tutta l'Eurozona un sentimento di preoccupazione riguardo alla sicurezza dei depositi bancari europei. La crisi di Cipro dimostra che la crisi bancaria nel continente è tutt'altro che finita.

La crisi bancaria che si sta sviluppando a Cipro avrà implicazioni di ampio respiro per tutta l'Unione Europea. “Siamo in una situazione di estrema emergenza” ha affermato Nikos Anastasiades, il Presidente cipriota. Se Cipro stava affogando, invece di lanciargli una cima, si è preferito spingere il paese di nuovo sott’acqua.

Questi provvedimenti a Cipro, isola di poco più di un milione di abitanti, sembrano mettere in dubbio la sicurezza di tutti i depositi bancari europei. I lavoratori spagnoli, ad esempio, hanno già visto saccheggiati i propri risparmi. L'impressione è che i risparmi non siano più al sicuro in nessuna banca europea. Dopotutto, solo la settimana scorsa il Ministro delle Finanze ribadiva ai ciprioti come quella del prelievo forzoso fosse “un'idea stupida” e che il loro denaro fosse assolutamente al sicuro. Ora, quella promessa è andata in fumo.

Un'immagine della protesta di ieri

L’accordo iniziale proposto dai finanziatori internazionali, guidati dalla Germania, prevedeva un prelievo del 6.75% su tutti i depositi inferiori ai 100mila euro, mentre a quelli superiori sarebbe corrisposto un prelievo del 9.9%. I tedeschi ed i finlandesi, capeggiati dal Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, erano intenzionati ad imporre condizioni brutali su tutti i prestiti. Non erano disposti a finanziare interamente un piano di salvataggio, ed hanno conseguentemente imposto a Cipro di accollarsi questo fardello attraverso un “bail-in”, cioè il recupero delle perdite dai creditori interni (in questo caso i correntisti). “Ci state distruggendo!” ha esclamato un membro della delegazione cipriota.

Ma nonostante le proteste, i ciprioti sono stati rapidamente riportati all'ordine. Sono stati informati del fatto che la seconda banca del Paese, Laiki, è in condizioni tali da non risultare più abilitata ad accedere ai dispositivi di concessione di liquidità di ultima istanza del sistema-euro – cioé i prestiti a basso tasso da parte della banca centrale di cui hanno bisogno le traballanti banche del resto dell'Eurozona per svolgere le proprie operazioni finanziare quotidiane. Senza un accordo, infatti, Laiki crollerebbe, e l'intero sistema bancario con lei. E dato che il settore bancario vale sette volte l'economia del Paese, l'intera vita economica di Cipro andrebbe in fumo, con implicazioni per tutta l'Eurozona.

In realtà, hanno cancellato nei fatti una garanzia stabilita nel 2008 dopo il crollo di Lehman Brothers, la quale prometteva che tutti i risparmi sarebbero stati al sicuro. Questo tentativo maldestro di mantenere alta la fiducia nelle banche è ormai fallito miseramente. A prescindere dalla effettiva messa in atto del prelievo forzoso, a questo punto la fiducia sul fatto che le banche costituiscano ancora un posto sicuro per i risparmi esce significativamente danneggiata in tutta Europa. Qualsiasi instabilità finanziaria in Spagna od Italia potrebbe provocare una nuova corsa agli sportelli, coi risparmiatori che si affrettano a prelevare il proprio denaro prima dell'applicazione dei prelievi forzosi. Questo renderà la situazione ancora più instabile, in un circolo vizioso.

Considerando i tassi di crescita negativi negli Stati Uniti e la preoccupazione per ulteriori tagli, le crisi che si aggravano a Cipro e nel resto d'Europa non sarebbero potute accadere in un momento peggiore. Un nuovo crollo bancario nel presente contesto di profonda crisi del capitalismo potrebbe avere conseguenze drammatiche. Giova qui ricordare che nel 1931 il crollo della banca austriaca Credit-Anstalt provocò corse agli sportelli in tutta Europa e negli Stati Uniti, innescando una reazione a catena , aggravando la Grande Depressione del 1929.

Il prelievo forzoso, così come è stato stabilito all’inizio, chiaramente colpirebbe i piccoli investitori in modo molto più pesante rispetto agli investitori più ricchi, e a malapena toccherebbe il denaro degli oligarchi russi che hanno rifornito di 25 miliardi di euro le banche cipriote – somma che sembra essere stata ottenuta grazie all'evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro. Sono in molti ad identificare correttamente questo provvedimento come una protezione dei ricchi a discapito della massa di piccoli risparmiatori. Ed in effetti, dalla fine di febbraio, giorni nei quali si cominciò per la prima volta a parlare di prelievo forzoso, quantitativi di capitale quantificabili in 100 o 150 milioni di Euro al giorno sono stati spostati all'estero.

I politici borghesi e l'Unione Europea stanno sudando sette camicie per riuscire ad accordarsi su di un compromesso che consenta di ridurre il fardello ai piccoli risparmiatori. Comunque sia, i banchieri internazionali reclamano la loro fetta di torta. Di nuovo, questo non servirà a contenere la crescente rabbia dei lavoratori cui si chiede di pagare per la crisi delle banche, originata dalle ingenti perdite subite dalle banche cipriote attraverso la loro esposizione ai titoli di Stato greci ed ad altri investimenti a basso tasso di profitto..

Nonostante sia una piccola isola, Cipro minaccia di far sprofondare l'intero sistema bancario europeo in una crisi. Un funzionario del governo cipriota riferisce che “si teme decisamente un contagio verso Spagna ed Italia se queste misure non passano”. Cipro è stata avvisata del fatto che se l'accordo non venisse rispettato, la Banca Centrale Europea cesserebbe di finanziarla, provocando il collasso per Laiki e tutta l'economia dell'isola mediterranea.

Un editoriale del Financial Times si spinge ad affermare che “i rischi per l'intera Europa sono significativi”, per poi continuare sottolineando il rischio politico insito nell'alienarsi ulteriormente  l'opinione pubblica con questo tipo di misure, specialmente dopo le ultime elezioni in Grecia ed in Italia. “La prescrizione dell'austerità generalizzata unita al trattamento coi guanti nei confronti dei grandi investitori si rivela una combinazione sempre più tossica per gli elettori europei. I loro leaders non hanno fatto altro che buttare benzina sul fuoco”. (18/3/2013)

“Se qualcuno ha voglia di alimentare un ambiente politico di carattere insurrezionale nell'Europa mediterranea, questo è il modo migliore per farlo”, ha rimarcato il loro giornalista Wolfgang Munchau.

Altrettanto pericolose, in realtà, sono le conseguenze economiche di questa politica di austerity. Ora il pericolo è quello di una corsa agli sportelli generalizzata, ed il timore che la “malattia” di Cipro si diffonda è il maggiore pericolo che si staglia all'orizzonte. Il sistema bancario è in crisi dappertutto, ma specialmente nell'Europa meridionale; in Spagna, le banche erano tenute in piedi da aiuti esterni, ma a caro prezzo.

Con l’Europa in recessione, il settore bancario diventa più fragile e vulnerabile. Con la crescita della disoccupazione ed il pignoramento delle abitazioni (400000 solo in Spagna), le banche devono fare i conti con sempre più debiti insolventi. Spagna, Portogallo ed Italia sembrano particolarmente vulnerabili, con la Francia non troppo lontano. La lezione di Cipro dimostra come tutti i prossimi salvataggi bancari saranno almeno in parte finanziati dagli stessi risparmiatori. Col conseguente calo della fiducia, aumenta la probabilità di una corsa agli sportelli, una volta raggiunta la soglia critica di incertezza e timore.

Non troppo tempo fa il presidente della BCE, Mario Draghi, ha dichiarato che la crisi si trovava ormai sotto controllo. Tuttavia, la fiducia malriposta può essere molto pericolosa in questi tempi così incerti ed instabili: il paziente in terapia intensiva sembra migliorare, ma è passibile di ricadute e complicazioni. I dati sulla crescita sono terribili: il prodotto interno lordo europeo si trova ancora del 3% sotto ai livelli del 2007. Il PIL italiano è del 7.6% inferiore al punto più alto raggiunto prima della crisi; quello della Spagna è inferiore del 6.3%, mentre la sua disoccupazione raggiunge il 26%. E quest'anno è possibile che non ci sia crescita alcuna.

Questo contesto instabile è passibile di ulteriori scosse, sia politiche che economiche. Il fatto che una piccola isola possa minacciare l'intera zona euro fornisce la misura di questa instabilità. La situazione attuale è a un punto critico che potrebbe portare a una vera e propria valanga per l'economia.

Tutti i governi tentano di annullare le proprie responsabilità di fronte alla crisi. Ma ogni stato nazionale ha i propri interessi ben distinti. I capitalisti tedeschi domandano maggiore austerità, laddove il resto dell'Europa sta già soffrendo per le conseguenze dell’austerità stessa. Gli appelli alla Germania, la più grande potenza europea, affinché applichi una politica espansiva sono stati respinti, il che significa che il resto dell'Europa contaminata dalla crisi è priva di mercati per i propri beni. Questo ha bloccato l'Europa in una situazione di recessione continua, senza che ne sia possibile individuarne una  fine. La breve “ripresa” è svanita in polvere.

I governi europei appaiono impotenti di fronte a questa situazione. Qualunque misura essi prendano, questa si rivela invariabilmente sbagliata; e questo non fa altro che riflettere sia la loro impotenza, che l'entità della crescente crisi del capitalismo europeo. È una ripetizione della crisi degli anni trenta, ma su scala più ampia. Un collasso bancario, come nel '31, potrebbe annunciare l'arrivo di una nuova Grande Depressione. La crisi di Cipro non è altro che un’anticipazione di questa prospettiva.

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