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Nel "18 Brumaio di Luigi Bonaparte", Marx scrisse che la storia si ripete prima come tragedia, e poi come farsa. Questo è precisamente quello che sta succedendo a Cipro. Stiamo assistendo ad una situazione simile a quella di due anni fa, nella quale l'Unione Europea fece pressione sulla Grecia affinché essa accettasse un piano di salvataggio (bail-out); ma stavolta 56 parlamentari ciprioti hanno creato problemi enormi per i capitalisti di tutta Europa.

 

da www.marxist.com

 

Il salvataggio che il nuovo presidente Nicos Anastasiades ha formalmente richiesto al recente summit europeo non fa altro che seguire le precedenti quattro richieste stilate dall'Europa. Cipro sarebbe dovuta essere la quinta economia dell'Eurozona a necessitare di un intervento economico diretto dopo Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, ma il "no" espresso dal Parlamento cipriota ha fatto suonare l'allarme per l’unione europea ed i mercati finanziari. Cipro è salita alla ribalta dall'anno scorso, quando il governo ha annunciato la necessità di un bailout; e cioé prima delle elezioni presidenziali di Febbraio 2013.

 

I risultati elettorali

Il 24 febbraio a Cipro si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali, nel quale il candidato di centrodestra, Nicos Anastasiades (Raggruppamento Democratico, DISY) ha vinto con il 45% dei voti. Questo risultato è fondamentalmente un referendum rispetto alle politiche del  partito comunista (Partito Progressista dei Lavoratori, AKEL), che aveva conquistato la presidenza nel 2008. Quest'ultimo ha ottenuto un risultato relativamente buono (27%), mentre il partito nazionalista di centro (Partito Democratico, DIKO) ha raccolto il 25% dei consensi.

Ma il vero indicatore dell'ambiente nella società è stato l'aumento dell'astensione. A Cipro, il voto è obbligatorio (e chi non lo fa rischia addirittura una multa) e nonostante ciò l'incremento dell'astensione è stato del 7% al primo turno, con un'affluenza del 83%. Diversi lavoratori ed i giovani si sono astenuti e questo ha indebolito AKEL al secondo turno. A che scopo votare se tutti i partiti condividevano la linea secondo la quale contro la crisi il popolo avrebbe dovuto “pagare la propria parte”? Le divisioni erano solo su quanto le masse avrebbero dovuto pagare. Era impossibile per AKEL riuscire ad entusiasmare gli elettori con un programma che mantiene Cipro dentro la camicia di forza del capitalismo, ed in particolare del “capitalismo-casinò”!

Il discorso dell'allora Presidente Demetris Christofias (AKEL) del novembre 2012, nel quale si affermava che “la cura sarebbe stata amara”, ha steso il tappeto rosso all'entrata delle destre al palazzo presidenziale. Gli elettori si sono sicuramente chiesti a cosa possa servire un Partito Comunista se non per difendere gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il 3 agosto 2011 DIKO si era già staccato dalla coalizione di governo, ponendo come dirimenti le proprie differenze sulla risoluzione del conflitto cipriota e lasciando di conseguenza AKEL con un governo di minoranza. Da quella data, il governo cipriota è passato di crisi in crisi, essendo ad esempio costretto a votare ripetuti condoni fiscali. Le linee di classe delle politiche governative sono venute sfumandosi, e lo stesso si può dire della sua base elettorale. In questo modo Cipro ha vissuto attraverso due anni di problemi finanziari, nonché incidenti dall'enorme impatto economico [come l'esplosione di una centrale elettrica che ha avuto un effetto terribile per l'economia, incidente che ancora oggi provoca grandi polemiche sull'isola] e l'esplosione della crisi delle abitazioni.

Con l'annuncio di misure di austerità come parte di un pacchetto volto a rinegoziare i prestiti con la Russia, molte persone hanno perso la fiducia nel partito comunista al governo. Ma è anche vero che comunque meno del 25% degli elettori che avevano sostenuto AKEL alle ultime elezioni ha abbandonato questo partito. Molti se ne sono stati a casa, delusi dalla posizione sciovinista del partito nazionalista (DIKO). Nel frattempo, il partito socialista (Movimento per la Democrazia Sociale, EDEK) continua la sua corsa verso l'oblio. Queste le condizioni che hanno spianato la strada alla vittoria di DISY nel secondo turno.

AKEL può contare su una base militante nella classe operaia. Quest’ultima sapeva che non appena il partito della borghesia (DISY) fosse entrato in carica, esso avrebbe sferrato pesanti attacchi ai giovani ed ai lavoratori. E questi compagni avevano ragione! Ma in questa fase, limitarsi a votare AKEL non è abbastanza. E per una larga sezione di classe operaia, anche il semplice voto ad AKEL come mezzo per arginare le destre ha cominciato a non bastare più. Ciò che era necessario per prevenire il disastro attuale era un'opposizione interna al partito per criticare e correggere le politiche sbagliate di AKEL dei mesi precedenti.

Il risultato al secondo turno delle elezioni ha dato al partito di destra DISY, guidato da Nicos Anastasiades il 57,48% dei voti. Il livello di astensionismo è stato il più alto nella storia delle elezioni presidenziali a Cipro (18.42%). Il candidato di AKEL, Stavros Malas, ha raggiunto il 42,67%.

Il nuovo governo ha deciso di seguire la stessa linea seguita dai governi irlandese, greco e portoghese: hanno dato il benvenuto alla Troika (BCE, FMI, UE) a Cipro, nonostante i ciprioti abbiano un'altra opinione.

Anastasiades è percepito dai governi europei e dai burocrati che comandano la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale come un uomo con il quale si possono fare affari. E su questo hanno ragione. Sono determinati ad ignorare la pressione che salirà da strade e piazze contro le misure antipopolari che i ciprioti saranno costretti ad ingoiare. Ma Cipro è una piccola isola, ed il Parlamento cipriota sa che la gente non dimenticherà cosa sta succedendo in quest'era di austerità.

Questo sarebbe dovuto essere il primo piano di salvataggio (bailout) nel quale la maggioranza della popolazione avrebbe pagato direttamente dai propri conti correnti, spezzando il mito dell'intoccabilità dei risparmi. I risparmiatori avrebbero perso fino al 10% dei loro risparmi per finanziare un bailout da 10 miliardi di euro come da accordi raggiunti il 15 marzo.

Ai conti inferiori a 100.000 euro sarebbe stato riservato un prelievo del 6.75%, mentre quelli superiori avrebbero visto prelevati il 9.9% del denaro. Questo prelievo forzoso una tantum avrebbe dovuto recuperare 5.8 miliardi di euro, poco più della metà del bailout totale. Questo era il modo trovato dai burocrati della UE per giustificarsi del fatto che progettavano un salvataggio dopo aver promesso che dopo la Grecia questo non sarebbe più successo.

Il  Ministro delle Finanze olandese nonché capo dell'Eurogruppo, Jeroen Djisselbloem, autoproclamatosi “socialdemocratico”, ha sostenuto che “dato che si tratta di un contributo alla stabilità finanziaria di Cipro, ci sembra corretto chiedere un contributo a tutti i risparmiatori”. Ma i ciprioti non sono d'accordo. Perfino il governo statunitense ha esortato l'Unione Europea a raggiungere un accordo “che sia responsabile, giusto, e che assicuri la stabilità finanziaria”.

In realtà, perfino il Presidente ha rinegoziato i termini iniziali e qualche giorno dopo, una riunione straordinaria dell'Eurogruppo ha alleggerito le condizioni del piano. Il prelievo sui conti superiori a 100.000 euro sarebbe ora stato pari al 15.6%, non solo il 9.9%, mentre i conti minori di 20.000 euro non sarebbero stati toccati. Ma questo è servito solo a rivelare la “debolezza” dei paesi nordici dell'Eurozona e a rafforzare i delegati ciprioti nella loro determinazione a rifiutare e rinegoziare l'accordo. Perfino il partito di governo (DISY) si è astenuto.

Le “nostre” banche devono rimanere chiuse fino al 21 marzo. Il governo sta tentando di evitare una corsa agli sportelli da parte dei risparmiatori preoccupati, ma il voto non ha fatto altro che aumentare i sentimenti di insicurezza nell'elettorato.

Il Ministro delle Finanze a questo punto si è dimesso, ma il Presidente ha rifiutato le sue dimissioni.  Lo stesso ministro ora è diretto a Mosca tentando di recuperare un accordo con gli oligarchi russi che tengono il loro denaro nelle banche di Cipro. Le migliaia di ciprioti che hanno circondato il Parlamento hanno festeggiato quando il piano è stato rifiutato, e sanno quale sarà il prossimo passo. Hanno una sola certezza, e quella è che non vogliono vedere il loro paese a pezzi come è successo in Grecia, dove la società viene distrutta giorno dopo giorno dagli effetti della crisi capitalista.

È ora di arrivare alla conclusione che la scelta non è quella di essere più o meno legati all'Unione Europea o alla Russia. Il colosso statale russo del gas Gazprom si è già offerto di ristrutturare il debito bancario cipriota in cambio del controllo delle recentemente scoperte riserve di gas dell'isola, che il governo cipriota aveva intenzione di sfruttare con l'aiuto di compagnie israeliane.

 

La politica di Akel

Le illusioni nel precedente governo, come abbiamo spiegato precedentemente, erano fondate sulle proposte di soluzione per il problema del confine tra il nord ed il sud di Cipro, nonché sull'idea che fosse possibile continuare a garantire alcuni dei cosiddetti “privilegi” di cui godevano i lavoratori ciprioti (indicizzazione dei salari, paghe piuttosto alte, pensioni buone, eccetera). Tutto questo forniva ad AKEL un margine di manovra.

Ma quanto il Presidente comunista Demetris Christofias ha annunciato tagli importanti e misure di austerità come mezzo per guadagnare tempo e rinegoziare i prestiti dalla Russia e ha dimostrato la volontà di negoziare con la BCE, il partito comunista ha perso rapidamente l'autorità guadagnata nel passato. Il problema è che tutto questo non è stato abbastanza per l'Unione Europea, ed allo stesso tempo è stato un boccone troppo amaro da ingoiare per la maggioranza dei lavoratori ciprioti che hanno cominciato a mobilitarsi contro il governo.

Dimitris Christofias

Era difficile per Christofias presentarsi come comunista, evitare di venire criticato dai lavoratori ed allo stesso tempo mantenersi a capo di un governo di minoranza e svolgere i compiti affibbiatigli dall'Unione Europea. Questo equilibrio a dir poco acrobatico ha distrutto la credibilità del presidente presso una larga fetta della popolazione. Alla fine, tentare di compiacere sia la borghesia europea che i lavoratori ciprioti si è dimostrato impossibile. Questo è un punto che necessita di essere compreso da tutti i dirigenti della sinistra e delle organizzazioni del movimento operaio in Europa. Una terza via non è possibile.

Più di un anno fa il governo cipriota ha dovuto salvare la Banca Popolare (Laiki Bank) con un piano da 1.8 miliardi di euro a causa della scelta della Laiki di comprare titoli greci a buon mercato che a causa della crisi greca dopo qualche mese non valevano più nulla. Il governo avrebbe dovuto risolvere il problema nazionalizzando la banca subito senza compensazioni. Accettare le regole del capitalismo significa accettarne le dinamiche, e questo implica l'attuazione dei tagli. Ed il governo ha cominciato a tagliare.

Abbiamo riportato di un'ondata di mobilitazioni nel settore industriale. Qualche settimana fa, il sindacato comunista dei lavoratori delle costruzioni PEO ha scioperato contro il governo. Hanno inviato un segnale inequivocabile di richiesta di cambio delle politiche, ma come dimostrano i risultati elettorali, è stato probabilmente troppo tardi.

Cipro è un paradiso fiscale. L'ammontare del denaro russo esente da tasse sull'isola è stimato attorno ai 20 miliardi di euro. L'evasione fiscale è dilagante ed AKEL ha fatto molto poco contro questo fenomeno; non ha sviluppato una politica – logica anche solo da un punto di vista socialdemocratico, figurarsi comunista – di ridurre le dimensioni del settore bancario e speculativo nel paese. Si stima che quest'anno il PIL si ridurrà del 3.5%. L'anno scorso la sua diminuzione è stata del 2.4%, e l'UE stima che la decrescita sarà del 1.4% del PIL nel 2014. Tutto questo, prima del rifiuto dell'accordo da parte del Parlamento.


La vera natura del sistema

Si dice che Michalis Sarris, il nuovo Ministro delle Finanze, abbia accettato l'accordo malvolentieri. “Non sono felice con questo risultato, nel senso che non vorrei essere io il ministro che ha firmato questo”, ha detto. “Il sistema non ci ha lasciato altra opzione”. Ha aggiunto che non sarebbe stato più possibile effettuare prelievi bancari di grosse entità. Questo riporta alla mente ricordi dello storico crollo di Wall Street.

La crisi a Cipro dimostra che la crisi bancaria europea è lontana dall'essere finita. Le banche cipriote hanno delle riserve enormi considerando la grandezza del paese (si valuta che grazie all'incredibile affluenza di denaro contante russo, il settore bancario sia otto volte più grande dell'economia cipriota, che vale 18 miliardi di euro). La crisi bancaria che si sta ancora svolgendo avrà ancora effetti sulle banche in Grecia, Russia, Ucraina così come altri paesi europei come Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Slovacchia (le banche di questi paesi hanno un'enorme “esposizione” ai titoli ciprioti). A sua volta, questo avrà un impatto sull'Eurozona nel suo complesso. Quindi, nonostante le parole di Draghi, la crisi non è finita.

Nonostante ciò, Sarris ha menzionato un punto molto importante e fondamentalmente vero. Sotto questo sistema capitalista non esiste altra opzione. Saranno in molti ora a tirar fuori la questione dell'abbandono dell'euro e dell'eurozona come soluzione efficace, ma questa politica, senza la nazionalizzazione del sistema bancario ed assicurativo, significa solamente una riduzione enorme dei salari, ancor più grande di quella proposta dalla Troika. In realtà, quello che vogliono davvero i politici borghesi ciprioti che hanno rifiutato l'accordo o si sono astenuti non è la fine dell'austerità, ma la rinegoziazione, mettendo l'Europa contro la Russia. Il problema qui non è che tipo di capitalismo sia il migliore. La causa della crisi è proprio il sistema! Le masse a Cipro cominciano a capirlo. Vedono la crisi svilupparsi e capiscono che è tempo di essere audaci.

AKEL ha commesso un errore a non affrontare questo problema. Ritenere di dover prima affrontare il problema del confine con la Turchia e rimandare a un futuro lontano le rivendicazioni socialiste rappresenta una vera e propria utopia. L'arrogante classe dominante turca non riterrà mai risolta la situazione, perché quella del confine su Cipro è una ferita aperta che viene utilizzata come capro espiatorio per distogliere l'opinione pubblica turca da altri problemi e questioni interne.

Le masse di Cipro, da entrambi i lati del confine, hanno interessi comuni di classe che possono essere difesi solo prendendo il controllo delle leve fondamentali dell'economia e ponendole sotto il controllo dei lavoratori. Questa prospettiva avrebbe un effetto incalcolabile in tutta la regione, Grecia inclusa, e rappresenta l'unica prospettiva realmente progressista. I dirigenti di AKEL possono e devono imparare dai propri errori. Il loro approccio è sempre stato quello di risolvere come prima cosa la questione nazionale e solo ad uno stadio successivo porre la questione del socialismo. Finora non hanno mai compreso che la questione nazionale a Cipro può essere risolta solo sulla base di una trasformazione in senso socialista dell'economia dell'isola.

Sembra però che nessuna di queste lezioni sia stata imparata dalla dirigenza di AKEL. Nonostante abbiano correttamente votato contro l'accordo, hanno proposto un referendum rispetto all'appartenenza del paese all'eurozona. La soluzione non è un referendum! Dovrebbero lanciare un appello per l'espropriazione delle banche sotto controllo dei lavoratori!

I lavoratori, pensionati, gli operai e i giovani di questa piccola isola si sono mobilitati in massa per fermare l'arroganza dei “burocrati di Bruxelles”, come li chiama la gente, e questo dimostra cosa sarebbe possibile se le organizzazioni del movimento operaio decidessero di mobilitarsi e combattere contro il piano di salvataggio e contro il capitalismo. Ed è l'ora di farlo! Non c'è tempo da perdere. Le masse di Cipro sono finora riuscite a fermare il bailout con le loro mobilitazioni. Ma questo non basta. Finché Cipro sarà governata dalle leggi del libero mercato, dal capitalismo, i capitalisti cercheranno il modo di far pagare la crisi ai lavoratori ed alle lavoratrici. Questo è ciò che i dirigenti di AKEL dovrebbero spiegare ai lavoratori; c'è una concreta opportunità di porre un'alternativa socialista. Non c'è altra via.

 

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