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Dopo il referendum sull’equality marriage, in cui il sì alle unioni omosessuali ha avuto picchi proprio nei quartieri operai di Dublino, il protagonismo dei lavoratori e dei giovani è tornato a farsi sentire in occasione della manifestazione lanciata il 6 giugno scorso dai lavoratori della Dunnes, una catena di supermercati che impiega più di 9000 lavoratori in tutta l’Irlanda.

Più di 5000 persone si sono riversate nelle strade di Dublino per protestare contro le condizioni di lavoro a cui i lavoratori della Dunnes sono sottoposti. Molti di loro sono arrivati anche da altre città, come Galway o Cork, utilizzando il servizio di bus gratuiti messo in campo dalla Mandate Trade Union, il sindacato che ha indetto la manifestazione e che organizza buona parte dei lavoratori della Dunnes e in generale del settore della ristorazione e della vendita di alimentari.

dunnes strikeIn realtà questo corteo non è un fatto isolato: fa seguito a numerose iniziative di sciopero indette dalla Mandate Trade Union nell’ambito della campagna Decency for Dunnes Workers. Le rivendicazioni dei lavoratori, ossia la stabilizzazione dell’orario di lavoro e l’innalzamento dei salari, sono del resto più che comprensibili: la maggior parte di loro sono assunti secondo particolari contratti di part-time a zero ore, e di settimana in settimana il direttore del supermercato in cui lavorano può decidere arbitrariamente quante ore farli lavorare.

In sostanza questi lavoratori si ritrovano con orari di lavoro che variano sensibilmente ogni 5-7 giorni, e con una retribuzione che oscilla da picchi (rarissimi) di 1400 euro mensili a casi (e sono la maggioranza) di retribuzione che si attesta a soli 560 euro al mese. Questa condizione di sfruttamento, stando a un rapporto pubblicato dal sindacato, è in realtà comune a tutto il settore privato dei lavoratori irlandesi, che spesso non sanno se in un dato mese riusciranno non solo a pagare le bollette, ma anche a dare da mangiare ai propri figli.

Sulla combattività di questa lotta non ci sono dubbi di sorta: Gerry Light, Segretario Generale del Mandate, ha dichiarato, davanti alla sede centrale della Dunnes, che i lavoratori in piazza stavano lottando per “la decenza e il rispetto dei diritti sul luogo di lavoro. Ogni lavoratore in Irlanda, sia impiegato nella vendita al dettaglio, o nei ristoranti, nel settore delle pulizie, nell’educazione o nella sanità - sia nel settore pubblico che privato - tutti devono avere orari di lavoro sicuri e guadagnare un salario che gli permetta di vivere dignitosamente”. Lo stesso Gerry Light ha dichiarato che la campagna sarà portata avanti finché i lavoratori non otterranno la stabilizzazione dell’orario di lavoro e l’innalzamento dei salari, e ha fatto appello all’unità dei lavoratori, dichiarando che “la classe operaia irlandese non starà a guardare mentre le condizioni dei lavoratori vengono distrutte.”

Su pressione di questa lotta, perfino Ged Nash, Ministro del Lavoro ed esponente di punta del Labour irlandese, ha dichiarato la propria solidarietà alla lotta dei lavoratori della Dunnes: queste dichiarazioni mostrano in realtà le profonde contraddizioni che il Labour irlandese vive in questo momento. Se infatti a parole abbiamo dichiarazioni in favore dei diritti dei lavoratori da parte dei principali esponenti laburisti, nei fatti il Labour Party governa l’Irlanda dal 2011 in alleanza con il Fine Gael, partito di centrodestra, cattolico e conservatore, responsabile dell’applicazione delle politiche di austerità nel Paese, quelle stesse politiche che stanno distruggendo pezzo per pezzo i diritti dei lavoratori irlandesi. Non è affidandosi a qualche santo in paradiso o, in questo caso a qualche ministro, che i posti di lavoro verranno salvati, ma solo per mezzo della lotta!

 

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