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Il vicolo cieco dell’Europa

Dal 29 maggio i governi e i burocrati dell’Unione Europea sono stati colpiti da uno stato confusionale permanente. Quella sera in Francia i no alla nuova costituzione europea hanno vinto nettamente, risultato bissato pochi giorni dopo in Olanda. I primi commenti del presidente della Commissione europea Barroso e di altri alti papaveri sono stati sprezzanti. “Tutto va avanti come prima” come se il voto di decine di milioni di francesi o olandesi non contasse nulla! Questo è solo un piccolo esempio di come la classe dominante sia disposta ad ignorare la democrazia quando le sue conseguenze sono un po’ “scomode”per i propri interessi.

Elezioni e nuova Costituzione

Possono bastare due parole per riassumere le lezioni dei risultati delle elezioni europee: rabbia e disillusione. L’aspetto comune in tutti i paesi è la sconfitta dei partiti al governo. Le uniche eccezioni sono state la Grecia e la Spagna, dove sia la destra nel primo caso sia il Psoe nell’altro erano appena usciti vincitori dalle elezioni politiche.

Il fallimento del progetto di Costituzione europea

Il fallimento della Conferenza Intergovernativa (Cig) mette a nudo la crisi del processo di integrazione europea. Esso segue altre profonde divisioni che hanno attraversato l’Ue in questi mesi, a partire da quella apertasi all’inizio del 2003 quando Francia e Germania hanno capeggiato il fronte contrario all’invasione dell’Iraq mentre Gran Bretagna, Spagna e Italia si sono schierate con gli Usa. I paesi minori si divisero allora fra i due fronti ed emerse come i candidati ad entrare nell’Ue, Polonia in testa orbitassero nel fronte filoamericano.

200mila lavoratori in corteo contro la riforma delle pensioni

A Vienna il 13 maggio scorso c’era il temporale più forte che la popolazione ricordasse, in sole due ore sono caduti 61 litri di pioggia per mq con chicchi di grandine grossi come uova. Ciononostante la capitale austriaca è stata attraversata dalla mobilitazione più grande dalla seconda guerra mondiale.

Perché in Europa avanza la destra

Dopo le elezioni olandesi i riflettori dei mass-media sono stati puntati sulla travolgente ascesa della Lista Pym Fortuyn (Lpf), la lista di destra razzista ed ostile all’immigrazione formatasi intorno al leader recentemente assassinato. Una campagna elettorale condotta sulla base dello slogan razzista "l’Olanda è piena" e l’assassinio di Fortuyn pochi giorni prima delle elezioni hanno portato questo raggruppamento, a pochi mesi dalla sua nascita, a diventare il secondo partito nel parlamento olandese dopo i Cristiano democratici, relegando al terzo posto i laburisti del premier Wim Kok.

La destra al governo accende lo scontro sociale

La manifestazione di 300mila persone a Vienna il 19 febbraio segna un punto di svolta nella storia austriaca. Si è trattato senza dubbio della più grande manifestazione politica del dopoguerra che segna un altro passo verso la fine della pace sociale che per decenni aveva retto il paese. Le conseguenze di questa mobilitazione si faranno sentire fortemente non solo in Austria, ma in tutta Europa, come dimostra la preoccupazione dei governi dell’Unione, non certo motivati da ragioni "umanitarie" o "democratiche" nelle loro critiche al nuovo governo austriaco, ma precisamente dal timore che la destra al governo possa accendere, oggi in Austria, domani anche in altri paesi, una nuova fase di acute lotte di classe.

Costruiamo l’alternativa comunista

La crisi del governo tedesco con le dimissioni del ministro delle finanze Lafontaine rappresenta un importante punto di svolta nella situazione europea. Le ragioni profonde di questa crisi devono essere analizzate in tutti i loro aspetti dal congresso nazionale del Prc.

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