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Il 14 novembre Portogallo e Spagna si sono fermati, in occasione dello sciopero generale europeo che ha coinvolto anche Grecia e Italia e che ha visto migliaia di lavoratori scendere in piazza anche in altri paesi.

In Grecia, i lavoratori hanno per un giorno lasciato la scena ai loro fratelli e compagni di Spagna e Portogallo e, dopo lo sciopero generale di 48 ore del 6-7 novembre scorsi, solo alcune decine di migliaia di studenti e lavoratori hanno riempito le piazze di Atene. Un riscaldamento in vista delle prossime mobilitazioni nel paese ellenico!
I lavoratori di Portogallo e Spagna hanno raccolto il testimone e lo sciopero generale nella penisola iberica, convocato in Portogallo dalla Cgtp e in Spagna dalle Comisiones obreras (CcOo) e dalla Union general de trabajadores (Ugt), ha travolto tutte le legislazioni sui servizi minimi e paralizzato completamente le attività economiche dei due paesi.

LO SCIOPERO GENERALE IN PORTOGALLO

Il Portogallo ha avuto, nel terzo trimestre di quest’anno, una caduta del Pil del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2011. Soltanto tra luglio e settembre di quest’anno la disoccupazione è aumentata del 15,8%. Le politiche di austerità della troika stanno avendo un effetto devastante.
Lo sciopero è stato un successo clamoroso nell’industria e ha avuto adesioni dell’80% negli ospedali, del 90% nelle scuole e negli uffici postali, del 100% in tutti i teatri e i centri culturali di Lisbona. Le metro di Porto e di Lisbona sono rimaste paralizzate per tutta la giornata. Si sono fermate tutte le scuole e le università.
Alle otto della sera, Jerònimo de Sousa, segretario del Partito comunista portoghese, nel trarre il bilancio delle mobilitazioni ha parlato di “dimensione storica” dello sciopero generale. Non c’è sindacato regionale che non si sia espresso, in merito alla riuscita della giornata del 14 novembre, parlando dello sciopero generale più riuscito della storia, nel proprio territorio.
Ci sono state intimidazioni e repressioni in tutto il paese ma quello che ha contato di più, e ha spinto milioni di giovani e lavoratori a portare in piazza tutta la loro rabbia, è stata la provocazione di organizzare la visita della Merkel a Lisbona due giorni prima dello sciopero!
Le manifestazioni, nel momento in cui era fissato l’orario di chiusura, ricominciavano! Si improvvisavano nuovi percorsi e si cercava di far scendere in piazza quei pochissimi che erano ancora al lavoro. Nessuno voleva tornarsene a casa ed è per questo che, prima del tramonto, sono cominciate cariche indiscriminate della polizia. Nella piazza del Rossio a Lisbona (dove fece la sua prima apparizione il movimento degli Indignados), giovani e attivisti sindacali hanno fronteggiato fino a tarda sera uno schieramento imponente di polizia.
Lo sciopero generale del 14 novembre in Portogallo è stato il primo ad essere convocato, quello che ha dato il la alla giornata europea di mobilitazione, frutto delle straordinarie manifestazioni di massa del 15 e del 29 settembre contro le politiche di austerità che stanno mettendo in ginocchio il paese lusitano. Queste, a loro volta, facevano seguito a due scioperi generali di portata storica, quelli del novembre del 2010 e del 2011.
Il pensiero di decine di migliaia di attivisti politici e sindacali in Portogallo è ora riportato al 25 aprile del 1974, quando in Portogallo si è abbattuta la dittatura ma non il capitalismo. Ora sempre di più comincia a diffondersi l’idea che bisogna completare l’opera! Ed è in questo contesto che si sta tenendo, proprio in queste settimane, il congresso del Partito comunista portoghese, di cui la Cgtp è una diretta emanzazione.
C’è già una nuova giornata di lotta convocata da Cgtp e Cdu (la coalizione elettorale di cui fa parte il partito comunista portoghese) per il 27 novembre e già i giornali portoghesi sono alla ricerca di sinonimi delle parole “storico” e “memorabile” per i loro articoli di bilancio delle prossime manifestazioni.

… E IN SPAGNA

In Spagna, dove negli ultimi quattro anni l’economia è crollata di quasi quattro punti, passando dal +2% al –1,6%, il comunicato ufficiale di convocazione dello sciopero delle Comisiones obreras (CcOo) riporta dei dati impressionanti rispetto all’aumento della povertà, frutto delle sanguinose politiche di stretta economica del governo di destra del Partido popular guidato da Rajoy: si parla di 13 milioni di persone (il 27% della popolazione) che sono sotto la soglia ufficiale di povertà.
Quello del 14 novembre è stato l’ottavo sciopero generale dalla caduta di Franco, il secondo solo quest’anno ed ha visto una partecipazione media dell’80%, in alcune regioni del 90%. Union general de Trabajadores (Ugt) e CcOo parlano di uno straordinario successo soprattutto nel settore delle costruzioni, nelle industrie chimiche e nel settore automobilistico.
Scuole, università e teatri chiuse anche qui, con gli attori del Teatro español che hanno occupato il teatro ed esposto striscioni di solidarietà con le manifestazioni operaie. Un milione di manifestanti a Madrid, un milione a Barcellona, mezzo milione in Galizia, 300mila a Valencia. Una marea di manifestazioni hanno riempito le strade di centinaia di città e località. Già dalla sera del 13 novembre i sindacati hanno organizzato picchetti in tutte le fabbriche e i posti di lavoro. Nella notte sono stati organizzati picchetti in aeroporti, depositi dei bus, stazioni ferroviarie e mercati generali. All’alba del 14 c’era già un enorme concentramento alla Puerta del sol a Madrid e centianaia di attivisti sindacali che partecipavano alla chiusura di tutti i negozi ed esercizi commerciali.
La Gran via di Madrid era un fiume in piena di gente e solo un grande spiegamento di forze ha potuto rimuovere l’occupazione della più grande arteria della capitale spagnola. Il governo Rajoy ha praticamente decretato uno stato d’assedio, mettendo nel mirino i picchetti organizzati dai sindacati davanti ai centri industriali, negli uffici pubblici, ai depositi degli autobus e ai capolinea delle metropolitane, ai centri commerciali e negli aeroporti.
Tutti i responsabili e i funzionari della polizia hanno avuto indicazioni di sciogliere gli assembramenti nei posti di lavoro con l’uso della forza. A Valencia, già nel cuore della notte, un picchetto è stato assaltato dalle forze armate. Imponenti spiegamenti di forze di polizia sono stati posti ad evitare le paralisi di Mercamadrid e Mercabarna, i due mercati principali di Madrid e Barcellona.
La repressione a Madrid ha portato a 62 arresti e 34 feriti. Solo nella capitale del paese, il Ministero degli interni ha impiegato 1.300 effettivi delle Unità di intervento della polizia, le unità antisommossa. La ferocia della reazione dello Stato è solo legna che si aggiunge e che spingerà la prossima volta il doppio della gente a scendere di nuovo in piazza.
Dopo la Grecia, questi resoconti dimostrano un cambiamento fondamentale d’epoca in tutta la penisola iberica, in due paesi come Spagna e Portogallo che, per storia, tradizione e consistenza del movimento operaio giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo delle mobilitazioni contro le politiche europee di austerità. L’Europa, ancora di più dopo il 14 novembre, si presenta come il centro presente e futuro della lotta di classe a livello internazionale.

 

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