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Se vogliamo guardare in faccia la realtà per quel che è, non possiamo che partire da questa constatazione: i Giovani Comunisti (Gc), struttura giovanile di Rifondazione, sono ridotti a livello nazionale alla totale autoreferenzialità. La loro esistenza è fatto noto agli addetti ai lavori.

Esiste una tessera Gc, a volte introvabile negli stessi circoli del partito, e poco più. Difficile che un giovane si avvicini al partito perché attratto dalla sua struttura giovanile. Succede spesso il contrario: i giovani che si avvicinano a Rifondazione scoprono in un secondo momento dell'esistenza dei Gc. Se esistono – ed esistono – lodevoli eccezioni locali, queste vanno totalmente ascritte alla buona volontà e alla capacità dei compagni di base.

Sia chiaro: questo stato di cose non è stato generato dagli ultimi tre mesi. Per anni la direzione nazionale dei Giovani Comunisti non è stata nient'altro che un allevamento di giovani carrieristi.

Il fatto che la scissione vendoliana abbia visto la totale adesione dell'Esecutivo Nazionale Gc e della grande maggioranza del coordinamento nazionale Gc ne è la prova senz'appello. Ma cosa è successo dopo che tale scissione ha di fatto azzerato grossa parte delle strutture dirigenti dei Gc? È semplice da spiegare: un vecchio sistema può crollare per proprie contraddizioni interne, prima che uno nuovo abbia la forza di rimpiazzarlo. Quando l'8 febbraio l'Esecutivo Nazionale dei Gc se n'è andato con Vendola, sono iniziate le grandi manovre per conquistare a colpi di interpretazioni del regolamento la maggioranza degli organismi dirigenti. La logica dei vendoliani rimasti nei Gc è stata a grandi linee la seguente: nessuno osi ricostruire i Gc, se prima non abbiamo la garanzia di essere incoronati reggenti delle macerie che abbiamo lasciato.

Questo meccanismo ha di fatto distrutto qualsiasi ambito di discussione potesse servire a rilanciare la struttura e ad accompagnarla verso una conferenza nazionale democratica. Il coordinamento nazionale è stato ridotto all'impotenza: il numero legale è stato fatto mancare più volte come forma di ricatto. Non c'è nemmeno da dirlo: una cortina fumogena di reciproche accuse, lettere, prese di posizione, articoli è calata attorno a questa situazione.

Di manovra in manovra, siamo rotolati fino all'ultimo pronunciamento del collegio nazionale di garanzia: il coordinamento nazionale Giovani Comunisti è ancora in piedi. È composto dai 23 compagni rimasti dopo la scissione. Non può essere modificato con cooptazioni. Sarà solo una conferenza democratica a sostituirlo. Ha potere di convocarlo il “decano”, cioè il compagno del coordinamento nazionale Gc con il maggior numero di anni di militanza nei Giovani Comunisti. Caso vuole che sia uno degli estensori del presente articolo. Il 20 giugno il coordinamento nazionale si riunirà in seconda convocazione come organismo titolato a decidere il percorso verso la conferenza democratica e ad eleggere un organismo di gestione transitorio che riattivi la struttura. Il tempo delle chiacchiere è quindi finito. Un organismo dirigente esiste e dovrà rendere conto delle proprie scelte.

La linea dei Giovani Comunisti dovrà essere decisa dalla prossima conferenza democratica. Il compito affidato al coordinamento nazionale uscente non è solo quello di stabilire le vie formali con cui un iscritto potrà partecipare alla conferenza. C'è qualcosa di più sostanziale da garantire: la possibilità per i militanti di base di orientarsi nel dibattito stesso.

Il livello della discussione finora è stato semplicemente inaccessibile. Non perché si è svolto su vette irraggiungibili, ma perché è proceduto per cunicoli sotterranei. Le regole per muoversi in questi cunicoli sono semplici: mentre dilagano gli scontri sugli organismi dirigenti, bisogna prodigarsi sempre e comunque in appelli unitari in modo tale da far ricadere su altri le colpe delle divisioni. Il dibattito politico deve essere trasformato in un'ermetica discussione sui regolamenti. La discussione con cui costruire i Giovani Comunisti rimane così confinata alla pura tattica politicista. C'è chi individua la stella polare nell'unificazione con i giovani del Pdci. Oppure c'è chi ripropone nei fatti un orientamento al ceto politico di movimento che si sta aggregando attorno alle mobilitazioni anti-G8. Quest'ultime sono effettivamente uno dei primi momenti di rilancio della nostra struttura, ma non possiamo nascondere che sono solo lontane parenti di quelle che si verificarono nel 2001. A maggior ragione quindi nel promuovere la mobilitazione contro il G8 dobbiamo mantenere un orientamento a settori di massa, collegando la nostra proposta anti-G8 alle lotte che si svolgono nei luoghi di lavoro e in difesa del diritto allo studio. Nel 2001 la direzione dei Giovani Comunisti scambiò l'orientamento al movimento di massa con l'orientamento nei confronti dei Disobbedienti. Allora fu una piccola tragedia, oggi sarebbe una grande farsa, considerato tra l'altro cosa rimane in piedi di quell'area politica.

Se ti fai la domanda sbagliata, avrai la risposta sbagliata. Entrambe le concezioni che abbiamo menzionato partono dall'idea che i Gc si ricostruiscano aggregandoli attorno a ceto politico esistente. In questo modo si inaridisce la nostra capacità di crescere tra quel settore di giovani non politicizzati che – se ci fosse bisogno di dirlo – costituiscono la schiacciante maggioranza. E quel che è peggio: non si risponde nemmeno alle esigenze di chi è già iscritto, magari da poco, alla nostra struttura. E su questo vogliamo tranquillizzare i nostri iscritti: non è necessario che si sforzino di abbassarsi al livello della discussione che si è svolta finora.

Possono tranquillamente pretendere che sia la discussione ad elevarsi al proprio livello. Come si costruisce un'alternativa di massa ai gruppi di estrema destra che spopolano nei luoghi di studio? Come si costruisce un vero radicamento tra i precari, dai call center alla grande distribuzione, passando per le fabbriche? Come si può portare ad una vittoria effettiva dell'onda studentesca? La nostra proposta politica alla conferenza proverà a rispondere a queste domande. Ma come arriveremo alla conferenza stessa? Noi proponiamo di arrivarci con un comitato di gestione che si occupi, oltre che ai compiti regolamentari, delle seguenti scadenze: organizzare la mobilitazione contro il G8, la presenza nelle brigate di solidarietà, attivi studenteschi a settembre, il campeggio politico dei Gc e un attivo nazionale con cui recuperare i contatti con le realtà territoriali. I materiali politici per la conferenza dovranno essere oggetto di discussioni approfondite in ogni federazione, lasciando la possibilità ai compagni di base di raccogliere firme ed eventualmente proporre testi alternativi. C'è qualcuno forse che teme tutto questo, di rimettere cioè in moto i Giovani Comunisti?

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