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Documento politico finale del secondo documento al
Coordinamento nazionale Giovani comunisti del 18 aprile 2010
 
L’esito delle elezioni regionali costituisce una bocciatura senza appello della linea politica proposta dal partito e dalla maggioranza dei Gc alla conferenza nazionale di Pomezia. Rispetto alle europee perdiamo complessivamente circa 300mila voti (il 32%), con risultati particolarmente negativi in Lombardia e in Campania. Laddove la Fds si e’ presentata in coalizioni di centrosinistra il risultato non e’ stato positivo, considerati i risultati negativi in Emilia Romagna, Calabria, Piemonte etc… In Campania e in Lombardia la scelta della Fds di presentarsi in modo autonomo dal centrosinistra non e’ stato il frutto di una volontà di rottura, ma solo la conseguenza della scelta del Pd di non averci in coalizione.

Va registrato il sorpasso di SeL che, al di là del dato pugliese, si conferma con una posizione politica governista e con modalità clientelari, avendo come scopo l’emarginazione o la subalternità del nostro partito al Pd, come dimostra la vicenda dello sbarramento elettorale in Puglia: si propone un’offensiva unitaria verso Vendola, quando è chiaro come in realtà Sinistra e Libertà è interessata alla costruzione di un nuovo centrosinistra.

La Fds dunque non  solo non ha intercettato neanche una minima parte di quel milione di voti perso dal Pd, ma si  rivela essere un soggetto privo di alcun progetto politico al di là delle discussioni sulle liste elettorali, con un’assenza di contenuti programmatici e di conflitto impressionanti, frutto di una costruzione verticistica tra le componenti politiche.

In questo scenario, colpisce l’assenza di un’analisi seria sulle nostre responsabilità rispetto all’exploit di Beppe Grillo: ancora una volta non si vuole guardare in faccia alla realtà. Non possiamo metterci sulla difensiva e limitarci a indicare i limiti senz’altro veri come il populismo del Movimento Cinque stelle, che in 4 regioni su 5 supera il nostro dato elettorale, con preoccupanti punte di consenso in Val Susa.

Questo movimento d’opinione, che è senz’altro episodico, è capace però di entrare in pieno sulle nostre contraddizioni, a partire dal nostro appoggio a giunte regionali responsabili di privatizzazioni e politiche di devastazione del territorio, utilizzando uno spazio politico lasciato vuoto dall’assenza di un profilo chiaro ed alternativo al bipolarismo degli affari.

Aver declamato l’emergenza democratica contro i Cota e le Polverini di turno, sacrificando in nome del fronte contro le destre qualsiasi possibilità di alternatività a chi sosteneva la Tav o l’abolizione dell’art. 18. Una politica suicida che rischia di dare un colpo di spugna all’ottimo lavoro di decine di nostri circoli realmente attivi sul territorio e riconosciuti nei movimenti, come dimostrato dal caso della Val Susa. Ancora una volta la costruzione dell’organizzazione e il suo radicamento non possono fare a meno di un orientamento strategico che la maggioranza rifiuta di assumere.

Ne è un esempio la posizione pilatesca che si decide di assumere sulle elezioni per il CNSU.

Senza assumersene la responsabilità politica, la relazione del portavoce nazionale dà il via libera alla candidatura di compagni in liste che hanno come unica caratteristica comune un antiberlusconismo di facciata, senza curarsi del moderatismo, del sostegno alle politiche baronali e privatizzatrici che allignano al loro interno.

Siccome l’accordo è già fatto, l’intervento e la contrarietà dei compagni che sono state espresse nel coordinamento contano ben poco, e questi sono i frutti avvelenati della mancanza di una seria discussione sul nostro intervento nel movimento studentesco.

Si fa una proposta di campagne (acqua, antifascismo, legge 30, campeggi, feste, radio, ecc…) valida ma avulsa dalle risorse economiche e militanti del partito, non provando a costruire un percorso che faccia davvero dei GC il motore della ricostruzione della Rifondazione Comunista come opposizione sociale e politica alle destre. Non abbiamo bisogno di metterci tra i promotori di un’iniziativa solo perché qualche dirigente vi faccia un passaggio veloce,ma per costruirci attorno una vasta mobilitazione di compagne e compagni, per prepararla con la discussione e con la socializzazione delle esperienze dei territori.

La necessità di una proiezione internazionale del nostro lavoro come GC deve essere volta a costruire relazioni e connessioni in Europa e nel mondo, aderendo al processo fondativo della V Internazionale, e traendo lezioni da esperienze di lotta e opposizione come dimostrano le sinistre in Grecia, Portogallo, Francia e Germania.

Questa fase di rafforzamento delle destre passa per la crescita del livello dello scontro da parte delle forze neofasciste: le manifestazioni programmate il 2 maggio a Milano e la marcia su Roma del 7 vanno fermate con una mobilitazione sociale e politica di massa, organizzando appuntamenti di piazza per rilanciare una nuova stagione di lotta antifascista.


Paolo Cipressi
Margherita Colella
Emanuele Cullorà
Gemma Giusti
Matteo Molinaro
Deborah Pezzani
Ilario Pinnizzotto
Simone Raffaelli
Giovanni Savino


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