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“Rigenerazioni” era il titolo del documento che ottenne la maggioranza nella Conferenza dei Giovani Comunisti del luglio 2006. Titolo allusivo alla cura dei dirigenti di quell'area per la cosiddetta innovazione. L'innovazione si è rivelata in realtà appoggio senza scrupoli al peggior governismo.

I compagni innovatori ci hanno regalato in questi anni perle indimenticabili: dal linciaggio isterico di Sinistra Critica nel coordinamento nazionale, a frasi del tipo “grazie a noi in Afghanistan la natura della guerra è cambiata” arrivando a dichiarazioni surreali del tipo: “la coerenza in politica in fondo non paga”. Questa frase che ricordiamo come fosse ieri fu pronunciata per commentare l'enorme partecipazione allo spezzone dei Gc al corteo contro l'allargamento della base Nato di Vicenza, nonostante il partito non si sognasse minimamente di uscire dal Governo né di opporsi seriamente alle scelte dell'esecutivo Prodi.

Questa era dunque la cecità dei dirigenti che ci hanno portato al disastro del 13-14 aprile: cecità tipica di tutte le cricche al tramonto. E non ci sono dubbi che nei Gc il gruppo dirigente si sia avvicinato più ad essere una cricca che una direzione politica. Qualcosa che era percepibile perfino nei più piccoli comportamenti: vogliamo ricordare quando il coordinamento nazionale Gc, dopo appunto il primo corteo di sabato di Vicenza, fu convocato a Venezia il giorno dopo… in pieno carnevale. Il pretesto era quello di “attraversare” il centro sociale Zona Bandita. Noi lo attraversammo, tanto che la sera distrutti dal corteo di Vicenza, dormimmo per terra nel centro sociale in questione. Il gruppo dirigente dei Gc si perse nella notte del carnevale veneziano per poi attraversare qualche hotel, magari con buona pace della tesoreria e dei rimborsi del partito, e riapparire tra noi alle 13 del giorno dopo in uno stato non proprio lucido.

Comportamenti che a livello territoriale si traducevano in un'arbitrarietà ancora maggiore: in quante federazioni il coordinamento dei Gc non è quasi mai stato riunito e l'attivo dei Gc era considerato quasi una concessione fastidiosa data dal coordinatore ai poveri iscritti? Comandare in maniera verticistica una struttura giovanile, professare il peggior giovanilismo, trasformare i gruppi di Gc in gruppi di amici spoliticizzati, dedicarsi a denigrare le “strutture organizzate” salvo poi ricevere un lauto stipendio da funzionari di partito, dedicarsi al superamento di Rifondazione Comunista e magari svegliarsi il più tardi possibile la mattina: no,  niente di questo è particolarmente innovativo; sono solo i tratti tipici di una burocrazia giovanile. L'innovazione è consistita solo nel praticare tutto questo senza alcun pudore di sorta. L'ultima tappa di questo percorso è stato mettere il muro di Berlino sulla tessera Gc, proprio nell'anno in cui uno studio quantifica in un milione le persone morte in conseguenza dei processi di privatizzazione avvenuti nell'Est europeo. Una tessera che ha riscosso l'entusiasmo dell'ex direttore di Liberazione Sansonetti, il quale non è né giovane né comunista, ma che non ha spinto un singolo giovane studente o operaio italiano a diventare comunista. In effetti l'obiettivo della direzione Gc era proprio questo: distruggere una presenza giovanile comunista in Italia.


Dalla svolta a sinistra all'inciucio?

Tutto questo ha avuto il proprio epilogo nel coordinamento nazionale dell'8 febbraio scorso, quando l'esecutivo nazionale Gc ha rassegnato le proprie dimissioni ed ha annunciato la propria uscita dal partito, non senza averci ricordato pacatamente e cordialmente nel corso di due ore di saluti che ai loro occhi siamo una massa di nostalgici, fuori dal mondo e fuori dal tempo. Ma come succede nei film horror di quarta categoria – quando il regista inserisce un'ultima scena truce sul finale proprio quando i personaggi si sentono ormai al sicuro – in questo coordinamento non sono mancati i colpi di scena. L'ex portavoce nazionale dei Gc Tomasello ha infatti annunciato che si dimette dall'esecutivo ma non dal coordinamento e tanto meno dal partito. La motivazione a grandi linee è stata la seguente: finchè c'è qualcuno qua dentro che ritiene utile lottare per sciogliere i Gc, io rimarrò al suo fianco, a mettere a disposizione la mia esperienza e abbiamo già visto di che sorta di esperienza si tratti.

Con lui sono rimasti almeno altri quattro compagni, la cui prima richiesta non è stata votare un documento contro la scissione per distinguersi dai vecchi compagni di mozione ma quella di poter sostituire con le cooptazioni tutti i vendoliani usciti. In pratica è la richiesta, né più né meno, di avere di nuovo la maggioranza del coordinamento e di farlo nominando dall'alto tutti i membri del coordinamento. Una richiesta inaccettabile per diverse ragioni: innanzitutto l'attuale coordinamento nazionale ha già subito poco tempo fa diverse cooptazioni (almeno 15 su un organismo di 50). Sommando quelle proposte dai vendoliani, si arriverebbe così ad avere un organismo composto per tre quinti da cooptati. In secondo luogo non si saprebbe nemmeno con che criterio effettuare queste cooptazioni: i documenti politici su cui fu eletto questo coordinamento non esistono più. Nella conferenza 2006 furono presentati 4 documenti politici: il primo documento Rigenerazioni si è scisso tra ferreriani e vendoliani, il secondo si è scisso in tre pezzi (Ernesto, Sinistra Comunista e Essere Comunisti), il terzo (Sinistra Critica) e il quinto (Izzo) sono usciti dal Partito. L'unico a non aver subito abbandoni, scissioni e a non aver effettuato cooptazioni o sostituzioni è il quarto documento, il nostro, di FalceMartello.

Infine vi è una ragione politica che precede tutte le altre: dovremmo lasciare in nome di non si sa quale regola e regolamento la struttura in mano ad un'area dalle cui fila si è appena prodotta una scissione e tra cui vi sono compagni che dichiarano tutt'oggi di attendere tempi migliori per uscire dal partito? Della serie: caro scissionista, ritenta, sarai più fortunato! Il fatto che alcuni compagni si arroghino il diritto di cooptare dall'alto i posti dirigenti di un'intera area risponde forse ad una logica tipicamente feudale, ma assai poco politica. Prima che il coordinamento nazionale sia rinominato “Tomasello e i suoi vassalli”, sarebbe il caso che i compagni vendoliani rimasti si decidessero a votare un documento che condanna la scissione e a riflettere su come mai i loro ex compagni di area abbiano ormai come unica ossessione al centro dei loro pensieri la distruzione del Prc.

Insieme alle altre componenti politiche del coordinamento nazionale abbiamo perciò posto ai voti il documento che riportiamo qua sotto per intero e che sostanzialmente contiene questa proposta: il coordinamento nazionale non ha più alcuna rappresentanza, è necessario effettuare il prima possibile la Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti. Le prossime scadenze fanno sì però che non vi siano i tempi tecnici per convocare la conferenza prima dell'estate: ragione per cui deve essere tenuta non oltre il prossimo autunno e deve essere eletto un comitato di gestione pluralistico che traghetti la struttura fino alla conferenza. Nessuno ha attualmente la maggioranza nel coordinamento e nessuno può arrogarsi il diritto di chiederla.

Il documento che abbiamo votato è quindi un documento di semplice buon senso politico che si limita a dire: siamo contro la scissione e siamo per la Conferenza in tempi utili, il minimo per chi desidera  continuare a militare nei Gc. Eppure la sua approvazione non è stata così semplice. Il documento non è stato ovviamente votato dai vendoliani che si rivolgeranno al collegio di garanzia perchè lo statuto (del partito che vogliono sciogliere) gli consenta di avere di nuovo la maggioranza. I compagni che rispondono all'area Ferrero ci hanno scongiurato fino all'ultimo di non presentarlo e con gran fatica l'hanno sottoscritto. Con quale motivazione? Non volevano spaventare i compagni vendoliani che “tentennano”. Il fatto che ci sia qualche tentennamento tra la base vendoliana, non vuol dire che noi dobbiamo far assurgere il tentennamento a nostra linea politica.

I giovani che si rifanno all'area Ferrero ci hanno chiesto più volte prima e durante il coordinamento di non presentare alcun documento: così il giorno della scissione avremmo dovuto stare zitti nel rispetto degli scissionisti che rimangono nel partito. Una richiesta tanto irresponsabile da non meritare alcun commento: è la classica impostazione di chi preferisce inciuciare con chi rimane nel Prc per opportunità, invece di rivolgere un chiaro appello alla mobilitazione e alla ricostruzione della struttura a chi rimane perchè crede nella Rifondazione Comunista e nella sua svolta a sinistra.

Se qualcuno sta ben pensando di attendere la conta dei vendoliani non usciti e delle loro cooptazioni, per stringerci un accordo e comporre una nuova maggioranza politica, lo vedremo. Il tempo sarà galantuomo ed è inutile spingerci sul terreno della dietrologia.

La cosa importante è che in ogni federazione siano convocati attivi, conferenze straordinarie e si rimetta in moto la struttura. Come i compagni possono ben vedere, infatti, le manovre non sono ancora finite. L'unica garanzia perchè siano sconfitte è il protagonismo della base e la nostra capacità di coinvolgere nella struttura giovani studenti, disoccupati e lavoratori che portino la loro radicalità e la loro determinazione. Al vecchi burocrati dei Gc, la struttura serviva solo come incubatrice della scissione. Quale sarà la parabola di coloro che rimangono non lo sappiamo.

Quello che è certo è che migliaia di giovani lavoratori, studenti e disoccupati hanno bisogno di una struttura giovanile comunista per la propria emancipazione e non per la propria carriera. Abbiamo bisogno di un'onda dal basso che spazzi via il burocratismo. E' sempre il solito grido gramsciamo:  “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza, agitatevi perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo, organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la nostra forza!

*(coordinamento nazionale Giovani Comunisti)

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Documento approvato dal Coordinamento Nazionale dei Giovani Comunisti dell’8 febbraio 2009

Siamo Giovani Comuniste e Comunisti che decidono di continuare il percorso della costruzione di una organizzazione giovanile comunista che nel nostro Paese si ponga l’obiettivo dello sviluppo del conflitto, della tessitura di reti e relazioni con quei soggetti che, come noi, dentro i movimenti, lottano per un mondo migliore.

In questo autunno la mobilitazione studentesca ha segnato profondamente la vita di giovani ragazze/i che, per la prima volta, hanno partecipato in prima persona ad una stagione di lotta. Il nostro grave cruccio è stato che, in quelle lotte, siamo stati spesso semplici comparse, perché la nostra organizzazione (il suo gruppo dirigente) si è in larga prevalenza occupato di altro: chiuso in dinamiche politiciste, si è disinteressato delle lotte e della necessità di investire in esse, privilegiando operazioni verticistiche che hanno portato l’Esecutivo Nazionale ad architettare la scissione.


Una scissione che riteniamo grave e politicamente sbagliata, perché fondata su di una prospettiva politica che abbandona l'obiettivo della rifondazione comunista e abbraccia il progetto moderato di una sinistra non autonoma dal Partito democratico. A questo si accompagna il paradosso di chi, in nome dell’unità della sinistra (necessità importante, che proprio per questo andrebbe perseguita con ben altre modalità), consuma l'ennesima spaccatura, con la conseguenza immediata di indebolire il Prc, e cioè il perno fondamentale dello schieramento della sinistra di alternativa.

All'interno delle/i Gc tale scissione mostra, ancor più che nel Partito, il suo carattere verticistico e la sua afferenza ad un’operazione di ceto politico che – riteniamo – avrà riscontri contenuti a livello territoriale. L’esperienza delle/i Giovani Comuniste/i non si conclude con questa scissione di ceto politico, anzi, da oggi i Gc rilanciano con grande forza la loro iniziativa politica e sociale.

Il Coordinamento nazionale delle/i GC ritiene che sia più che mai necessario rilanciare la nostra organizzazione, ripartendo da un progetto politico condiviso che ci connoti come una forza politica giovanile aperta ai movimenti e alla società, capace di elaborare un'analisi e una critica dei processi del capitalismo, muovendo da un punto di vista comunista e da una strategia di rafforzamento politico e culturale che garantisca ai territori – nella riconquista di un costume democratico ultimamente perduto – piena sovranità nelle scelte che si dovranno assumere.

Per questo, la situazione oggettiva imporrebbe di convocare immediatamente la Conferenza nazionale. Tuttavia, gli impegni eccezionali a cui deve fare fronte il partito in questa fase (in primo luogo l’organizzazione della mobilitazione contro il G8 della Maddalena e dei G8 tematico che lo precederanno; la mobilitazione contro l’accordo separato; il GLBTQ Pride; e la campagna per le elezioni europee) ci consigliano di assumere l’impegno di portare l’organizzazione alla IV Conferenza nazionale entro e non oltre la fine di novembre 2009.

In un nuovo quadro di gestione consensuale e unitaria delle/i Gc che coinvolga tutte/i gli/le iscritti, riteniamo necessario riattivare da subito le realtà locali, attraverso la celere convocazione di attivi provinciali in tutta Italia e l'immediata riorganizzazione dei coordinamenti eventualmente colpiti dalla fuoriuscita degli scissionisti.

Per garantire la gestione provvisoria dell'organizzazione nei mesi che ci separano dalla Conferenza nazionale, il Coordinamento nazionale delle/i Gc – che si riconvocherà allo scopo il 22 febbraio alle ore 10.30 presso la sala Libertini della Direzione Nazionale  – propone infine la creazione di un organismo di transizione e di garanzia.


Carmelo Albanese
Amedeo Babusci
Serena Capodicasa
Jacopo De Gaspero
Rosita Gigantino
Matteo Iannitti
Francesco Maringiò
Daniele Maffione
Matteo Molinaro
Simone Oggionni
Enrico Pellegrini
Dario Salvetti
Giovanni Savino
Alessandro Serra
Gianni Turcato
Francesca Varano

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