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La Conferenza dei Gc alle prime battute

 

Lo scorso fine settimana è partita la conferenza dei Giovani Comunisti. Non è tempo ovviamente né di bilanci né di commenti alle votazioni. La maggioranza del percorso della Conferenza è ancora di fronte a noi. Eppure già emergono alcune indicazioni sui temi e caratteristiche fondamentali del dibattito.

 

I temi emersi nel dibattito

I compagni del primo documento hanno costantemente cercato di liquidare la questione della partecipazione del partito al Governo Prodi con frasi che orami conosciamo a memoria: “è facile citare la presenza di Padoa Schioppa nel Governo per criticarlo, ma ci chiediamo come mai nessuno dica che al Governo c’è anche Ferrero”, “il Governo è uno strumento”, “noi faremo movimento e non guarderemo in faccia a nessuno”, “dobbiamo essere autonomi come Gc dal Governo”.  Non solo non ci siamo dimenticati che oltre a Padoa Schioppa al Governo c’è Ferrero, ma in verità lo consideriamo proprio il problema principale: il punto non è venderci Ferrero come un rimborso della presenza di Padoa Schioppa, ma semmai dimostrarci che Padoa Schioppa e Ferrero possano convivere nello stesso Governo senza che il nostro partito venga completamente screditato e reso complice di politiche impopolari.

In tutte le conferenze tenute finora siamo rimasti in attesa di simile dimostrazione.

Eppure ogni giorno aumenta la distanza tra la sceneggiatura scritta dai nostri vertici e il film che scorre di fronte agli occhi dei nostri militanti. A fronte di una conclamata “autonomia del partito e dei Gc dal Governo”, da qua a quindici giorni il gruppo parlamentare rischia di sbandare spaventosamente accettando nei fatti il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Mentre si annuncia ai militanti la fine della politica dei due tempi (prima risanamento e poi redistribuzione), Padoa Schioppa spiega candidamente quali siano i reali rapporti di forza e le necessità di lacrime e sangue della finanza pubblica. Mentre i nostri vertici si vantano di aver impedito la “grosse koalition” in Italia, la destra in collaborazione con il centro moderato della coalizione riesce a bloccare l’elezione della Menapace alla presidenza di una commissione del Senato. E così via.

Al di là quindi di tutte le dichiarazioni di principio, al di là dello stupore scandalizzato con cui vengono accolte le sbandate verso destra dell’Unione o le interviste di Prodi, il punto rimane sempre lo stesso: una volta accettato il terreno dell’Unione, il partito si trova nella classica situazione di poter “tirare la corda, senza poterla spezzare”. Il gruppo parlamentare può cercare di protestare o smarcarsi dalle proposte di Prodi, ma si troverebbe disarmato in caso il Governo iniziasse a porre la fiducia sulle questioni fondamentali. E questo problema non riguarda soltanto i parlamentari della maggioranza, ma anche quelli appartenenti alle minoranze dell’Ernesto e di Sinistra Critica (secondo e terzo documento). Una questione che ci è parso giusto avanzare nel dibattito anche e soprattutto alla luce delle argomentazioni usate dai compagni del terzo documento.

Se i compagni dell’Ernesto hanno deciso di aprire ogni Conferenza lamentandosi del fatto che l’ “atteggiamento” della maggioranza  non gli ha permesso di verificare la possibilità di un documento unitario (ma, compagni, avete o no delle differenze con il primo documento?), i compagni di Sinistra Critica hanno fatto della lotta alla burocrazia e per il salario operaio uno dei propri cavalli di battaglia in più di un’occasione. Un tema che riteniamo chiave e che, proprio per questo, non tolleriamo che venga impugnato demagogicamente. Non si può lavarsi le mani con dichiarazioni di principio dopo averle infilate fino all’altro ieri nel barattolo della marmellata. Fino a poco tempo fa la partecipazione dei compagni alla maggioranza, ha permesso loro di accedere a vari incarichi di funzionariato, alla gestione di Liberazione e quant’altro. Il problema dei salari operai del nostro gruppo dirigente e dell’istituzionalizzazione del partito esisteva allora come esiste oggi.

Proprio dai compagni di Sinistra Critica, in realtà, sono arrivate le principali e uniche critiche nei nostri confronti. Critiche sviluppate di solito nelle repliche quando ormai non abbiamo più possibilità di rispondere. Critiche, dobbiamo dire, che si sono distinte per la propria inconsistenza. Ci siamo sentiti rivolgere l’accusa che nei “Comitati in difesa della Scuola Pubblica” (la struttura studentesca che abbiamo promosso negli ultimi anni) sarebbero accettati solo gli “studenti comunisti” o che “FalceMartello è settaria perché firma sempre i volantini come FalceMartello”. Tralasciando stare quest’ultima questione (ma di quali volantini parlano? Se FalceMartello fa un volantino come lo deve firmare?), anche la prima si contraddistingue per essere tutto tranne che reale. Sosteniamo la necessità di creare una struttura studentesca nazionale che aggreghi gli studenti sulla base di un programma di lotta alla privatizzazione dell’istruzione e dove aderiscano tutti gli studenti concordi con questo principio, con l’unica discriminante che non devono essere fascisti.

Siamo ancora in attesa, in realtà, di critiche che partano da ciò che abbiamo scritto nel nostro documento e da ciò che facciamo nella realtà. E sia chiaro che il nostro problema non è fare la guerra a Sinistra Critica, tanto che preferiremmo che nel poco tempo a nostra disposizione durante il dibattito poter concentrare la nostra attenzione sulle argomentazioni della maggioranza. Risponderemo a tono tuttavia a qualsiasi argomentazione falsa, qualunque ne sia la fonte, e non permetteremo di costruire attorno al nostro documento la nomea su cui i compagni di Sinistra Critica stanno lavorando di “documento bello ma settario perché non partecipa ai movimenti come noi”. Non solo abbiamo partecipato, stimolato, promosso e guidato mobilitazioni nel corso degli ultimi quattro anni, ma in compenso non abbiamo mai partecipato alla gestione maggioritaria del partito, né alla spartizione dei funzionari né a quella dei parlamentari. Lo ammettiamo: rispetto a queste ultime logiche siamo stati proprio settari. Documento bello, quindi, e mai colluso con l’attuale maggioranza.

La partecipazione e la Conferenza di Bologna

Le prime tredici conferenze con oltre 700 voti registrano un afflusso al voto enorme. Proiettando sul resto delle conferenze questa partecipazione, non è da escludere che si finisca attorno al 50% dei votanti sul totale degli iscritti (questo vorrebbe dire circa 7.000 votanti). Un dato che potrebbe far pensare al positivo. Ma dietro a questa alta partecipazione si nascondono in realtà anche dinamiche che di positivo hanno ben poco. La verità è che stiamo assistendo in alcune federazioni allo stesso processo a cui abbiamo assistito prima del congresso del partito: un rigonfiamento improvviso e notevole del numero degli iscritti a pochi giorni dal voto.

La palma della vergogna va alla Conferenza di Bologna dove a fronte di 166 iscritti nel 2005, si è arrivati in due settimane circa ad averne oltre 330. Proprio a Bologna primo e secondo documento hanno ingaggiato una battaglia all’ultima tessera e all’ultimo voto per il controllo della Federazione. Una battaglia dove non sono mancati colpi bassi da una parte e dall’altra e dove entrambi hanno cercato di tirarci la giacca in questa contesa. Prima è scoppiato il caso della consegna delle tessere: i compagni del primo documento hanno consegnato le “proprie” tessere giovedì 1, convinti che fosse il termine utile ultimo anche per gli altri documenti. I compagni del secondo documento hanno invece consegnato le tessere fino a lunedì 4 (a dir la verità come gli altri documenti, considerando che questo è permesso dal regolamento). La polemica pretestuosa è così nata dal fatto che i compagni del secondo documento avevano avuto 48 ore in più per tesserare. Una polemica fatta con candore ma che spiega a quale logica siamo giunti, in cui anche qualche ora di differenza può essere utilizzata per fare tessere e cambiare le sorti di una conferenza. E proprio in base a questa logica, i compagni del secondo documento hanno offerto un giorno in più per poter tesserare altri compagni al primo documento oltre i termini sanciti dal regolamento. Detto fatto: i compagni del primo documento hanno preso 20 tessere il martedì mattina e ne avevano già fatte 10 il martedì pomeriggio (come detto, il termine per chiudere il tesseramento era lunedì).

In questo clima vergognoso abbiamo cercato di usare tutti gli strumenti a nostra disposizione per riportare il clima della conferenza nell’alveo della normalità. Abbiamo proposto di far un indagine sulle tessere fatte tra sabato e domenica da parte dei compagni del secondo documento ed in seguito ci siamo rifiutati di accettare le 10 tessere fatte nel giro di una giornata ed oltre i termini di regolamento dai compagni del primo (su questo rimandiamo al testo che abbiamo consegnato alla commissione nazionale per la conferenza). Senza mai perdere di vista che la cosa scandalosa in sé era il meccanismo di tesseramento selvaggio che si era creato. A fronte di una sessantina di partecipanti al dibattito durante la Conferenza, al momento del voto si è presentata una folla di persone assolutamente estranee alla nostra discussione. Tra queste un nostro compagno ha anche riconosciuto degli studenti della propria scuola noti per tutto tranne che per le proprie simpatie di sinistra.

Il tesseramento selvaggio ovvero “così fan tutte”

Che cosa si nasconde dietro a questi fenomeni e soprattutto come possiamo porvi fine? Non crediamo di trovarci di fronte solamente a qualche amico o qualche parente portato a votare. Quando una federazione raddoppia nel giro di poche settimane il numero dei partecipanti al voto, questo non si può spiegare solo sulla base delle amicizie. Si tratta di un fenomeno a nostro parere legato a doppio filo con l’aumento del peso del settore istituzionale all’interno del partito.

Ogni membro delle istituzioni, dall’ultimo consigliere comunale in su, ogni funzionario sindacale e persino ogni presidente o leader di questa o quella associazione, ha le leve in queste società borghese necessarie per crearsi un seguito di carattere clientelare .Si tratta di un meccanismo di cui sono ben consapevoli i partiti della destra e grossa parte della sinistra moderata con l’utilizzo delle cooperative, dell’apparato sindacale ecc. ecc.

Per quanto ci riguarda non siamo degli investigatori. Non sappiamo quanto queste logiche possano aver penetrato il nostro partito, tanto da determinarne questi rapidi gonfiamenti di iscritti. Ci limitiamo a prendere atto di una questione politica: se la politica dominante è attraversata da queste logiche, gli anticorpi che il partito possiede in termini politici e organizzativi sono praticamente inesistenti. Qualsiasi cordata decidesse di prendere in mano un circolo o un settore del partito troverebbe oggi le praterie.

Di fronte ormai al “cammellaggio” spudorato, la nuova linea di difesa che viene presa dai compagni dei documenti più coinvolti è la seguente: è inutile che i compagni di FalceMartello si scandalizzino tanto, perché anche loro lo fanno, “così fan tutti”. Dietro a questa affermazione si nasconde la mentalità di chi non riesce a spiegare se non con il cammellaggio come mai le nostre posizioni stiano crescendo in termini di appoggio. Rifiutiamo il clima che si sta cercando di creare nel quale “di notte tutte le mucche sono nere”.

Tanto più che quando chiediamo a quali episodi si stiano riferendo i compagni, non ci viene risposto nulla di preciso.

Riaffermiamo che qualsiasi denuncia voglia essere fatta su “presunti comportamenti” di tesseramento selvaggio che ci riguardano, ci impegniamo a pubblicarli su questo sito. Invitiamo i compagni a uscire dalle loro frasi vaghe e a muoverci denunce precise. Siamo in attesa e crediamo che vi rimarremo.

Avanti con la lotta

Rimane il fatto che già nelle sue prime battute questa Conferenza rischia di essere tramutata in una rissa. Un clima che non vogliamo e che avrebbe l’unico effetto di penalizzare chi ha delle argomentazioni politiche da sviluppare. Grossa parte degli iscritti dei Gc si concentrano al sud. E proprio qua quasi tutte le conferenze sono state fissate a luglio. Così nel corso di 15 giorni ci troveremo concentrate oltre la metà delle conferenze tenute a livello nazionale. Una situazione che sfavorisce ovviamente le minoranze. Si tratta di qualcosa creato ad arte o di una casualità una simile immane concentrazione di conferenze nel giro di due settimane?

Lo verificheremo concretamente chiedendo alla maggioranza di accorpare le conferenze di circolo e verificando la loro risposta. Intanto sul sito dei Giovani Comunisti ufficiali campeggia un appello a votare il primo documento, mentre nessuno spazio viene offerto agli altri documenti.

Potremmo continuare l’elenco con fatti più o meno gravi avvenuti in varie parti d’Italia. Ma sia sufficiente dire questo: niente è passato inosservato, ancora di meno l’interesse e l’attenzione verso le nostre argomentazioni, al di là del mero dato elettorale.

Come alla conferenza del 2002, come allo scorso congresso, è da qua che partivamo ed è da qua che ripartiremo, coscienti che nessun cammellaggio al mondo potrà mai produrre alcun progetto di trasformazione della società. A noi interessano militanti coscienti ed attivi, impegnati nei movimenti e non pacchetti di voti passivi. Per nessuna ragione al mondo ci piegheremo a certe logiche. Lasciamo che siano altri ad infangarsi. Noi continuiamo per la nostra via.

15 giugno 2006.

 

Leggi e diffondi il quarto documento: "Giovani comunisti, rivoluzionari del XXI secolo"

 

 

 

 

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