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L’impasse politica che ha colpito i Giovani Comunisti (Gc) all’indomani della scissione è ancora al di là dall’essere risolta, nonostante siano passati già mesi dall’uscita dell’ex Esecutivo nazionale, mesi in cui si sono sviluppati avvenimenti politicamente rilevanti, quali la lotta di Pomigliano e le mobilitazioni operaie, i primi G8, la campagna elettorale, l’organizzazione delle Brigate di Solidarietà attiva con l’Abruzzo e un nuovo afflusso verso la struttura di tanti giovani intenzionati a organizzarsi per combattere un sistema in crisi, senza prospettive per il futuro.

Avremmo voluto una risposta politica da offrire e da discutere in questi mesi nelle piazze, nei luoghi di studio e di lavoro, nei circoli, ma invece si è preferito paralizzare il dibattito su questioni squisitamente di corridoio, piuttosto che aprire un confronto su come rilanciare i Giovani Comunisti.

La crisi economica, la campagna elettorale e la nuova fase di lotte ci aprono la possibilità di poter ricostruire la presenza comunista tra i giovani, proponendo parole d’ordine e programmi adeguati per la prossima fase, che si preannuncia decisiva per i Gc.


Per l’istruzione pubblica, laica, democratica e gratuita


Il movimento studentesco degli scorsi mesi ha dimostrato tutte le potenzialità di una grande lotta in difesa della scuola e dell’università pubblica, ma anche i limiti di una direzione vecchia e stantia nelle rivendicazioni e nei metodi.

Mentre si scendeva in piazza contro i tagli all’istruzione, il solito ceto politico di movimento sosteneva come la lotta fosse per l’autoriforma universitaria e non per il diritto allo studio, finendo con l’organizzare, a movimento finito, i classici seminari di autoformazione con i crediti riconoscibili dalle facoltà. Rivendicazioni scorrette, apoliticismo, metodi antidemocratici: questi sono stati i marchi della direzione disobbediente e/o autonoma tanto corteggiata dal vecchio Esecutivo nazionale.

Un’intera generazione si è politicizzata in quest’autunno, provando a cercare l’unità coi lavoratori in lotta, cacciando i fascisti dalle scuole e dagli atenei, e sintetizzando in una semplice parola d’ordine (noi la crisi non la paghiamo) i compiti politici del movimento.

I Giovani Comunisti possono giocare un ruolo fondamentale nel mostrare una prospettiva diversa, partendo dai limiti della mobilitazione autunnale per rilanciare la lotta, costruendo comitati in difesa dell’istruzione pubblica nei luoghi di studio, sviluppando l’unità tra studenti e lavoratori come base per una nuova stagione di movimento.


Il G8 e la lotta contro l’imperialismo


Gli appuntamenti dei G8 tematici cadono nel mezzo di una crisi devastante, a cui i governi delle potenze globali sanno rispondere solo con ulteriori sacrifici e repressione, come dimostrato dalle aggressioni della polizia a Londra.

La mobilitazione contro il G8 va inquadrata nella lotta più generale contro l’imperialismo, che vede nel processo rivoluzionario in America Latina la punta avanzata ormai da un decennio: l’esperienza di controllo operaio estesa dal Venezuela al Brasile, il fermento sociale in Bolivia, la svolta a sinistra e nel senso di un cambiamento sociale forte in Paraguay e a El Salvador rappresentano il vero pericolo per gli Usa e il G8.

L’aggressione israeliana a Gaza, il continuo bombardamento della NATO in Afghanistan, i venti di guerra in Iran e nel Caucaso: ecco il programma di pace di Obama e dei grandi della terra!

La costruzione di una solidarietà internazionale e internazionalista dunque passa necessariamente dall’appoggio a queste lotte e arriva al sostegno alla grande ondata di protesta sociale in Europa: dall’Islanda alla Grecia, dall’Irlanda alla Francia, le mobilitazioni operaie e giovanili mettono in discussione quel sistema che ha causato questa crisi.


Il risveglio operaio e le lotte


Anche in Italia quest’ondata di mobilitazione comincia a manifestarsi, in varie realtà, dall’Innse di Milano alla Fiat di Pomigliano, dove circa il 30% di lavoratori sono al di sotto dei 30 anni.

Una nuova generazione operaia si affaccia sul campo delle lotte, cosciente di dover difendere il proprio posto di lavoro per poter costruire un futuro, mentre l’emigrazione dal Mezzogiorno aumenta, raggiungendo ben 270mila spostamenti verso il Nord all’anno, in cerca di un contratto o di una sistemazione.

Ulteriori tagli e chiusure di stabilimenti si abbatteranno sulla classe operaia italiana, e non solo (ogni 7 minuti chiude un negozio nel nostro paese): si discute tranquillamente di chiudere ben due stabilimenti Fiat, si bloccano le graduatorie dei precari della scuola, e i contratti atipici ormai sono a quota 2.874.300.

Il governo Berlusconi vuole far pagare la crisi ai lavoratori e alle giovani generazioni, che non sono disposte però a vivere senza alcuna possibilità di costruirsi un futuro dignitoso. I Gc possono essere lo strumento utile per esprimere la rabbia delle fabbriche e dei giovani in un programma e una proposta politica complessiva che parta dai seguenti punti:

• Blocco dei licenziamenti, Cassa integrazione all'80%;

• Salario garantito di 1.000 euro, estensione dell'articolo 18 a tutti i precari;

• Nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle fabbriche in crisi e dei settori strategici dell'economia;

• Per un posto di lavoro dignitoso alla fine degli studi.


Il razzismo e la deriva securitaria


Il pacchetto sicurezza di Maroni rappresenta una svolta xenofoba senza precedenti nella storia repubblicana: si introduce il reato di clandestinità, si chiede a presidi e medici (in quanto pubblici ufficiali, status alquanto discutibile) di denunciare studenti e pazienti senza permesso di soggiorno, si introduce una stretta ancora maggiore sulla possibilità di regolarizzazione.

I cosiddetti “immigrati di seconda generazione” sono così condannati a dover vivere, studiare, lavorare in un paese il cui stato è contro di loro, disposto in ogni momento a metterli in galera nei Cie o a tenerli confinati nella clandestinità e nello sfruttamento. Abbiamo visto come in Francia quel disagio si è trasformato in una rivolta che ha infiammato le periferie di Parigi e altre città, e Berlusconi e il suo governo gettano così benzina sul fuoco.

Dobbiamo intercettare e organizzare i migranti,uniti ai lavoratori e agli studenti italiani, contro queste misure fasciste, rivendicando:

• Permesso di soggiorno per tutti, regolarizzazione dei contratti di lavoro;

• Diritto di voto e possibilità di prendere la cittadinanza italiana dopo un anno, sblocco delle domande d’asilo;

• Diritto alla salute e all'istruzione gratuita, nessuno deve essere denunciato per le cure o perchè va a scuola;

• Ritiro immediato del pacchetto sicurezza subito.


* Coordinamento nazionale Giovani Comunisti
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