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UN BILANCIO POLITICO

 

   Fra il 4 e il 7 luglio si è svolta a Marina di Massa la seconda Conferenza nazionale dei Giovani Comunisti: ai lavori hanno partecipato circa quattrocento delegati (più parecchi invitati) in rappresentanza dei quasi 3500 iscritti che hanno votato durante le Conferenze provinciali. Se questi sono i numeri formali, dobbiamo subito precisare che le cifre relative alla partecipazione effettiva alle varie sedute attraverso le quali si è svolto il dibattito sono piuttosto incerte. Il clima d’informalità, infatti, da cui è stata caratterizzata l’intera Conferenza, non ha consentito uno svolgimento lineare e sufficientemente esteso del confronto, ostacolato da troppi “incidenti” organizzativi. Se sottolineiamo l’andamento caotico dei lavori, non è per scarsa comprensione degli inevitabili imprevisti che costellano gli eventi di questo genere: lo facciamo sulla base della consapevolezza che tanto si poteva fare per strutturare più seriamente la Conferenza.

Dopo la crisi della Disobbedienza,
la svolta è necessaria

Nelle ultime settimane la resistenza irachena ha assunto chiaramente dimensioni di massa. Come si pone un simile avvenimento nello schema tracciato dalle ultime teorizzazioni sulla non violenza del nostro partito? Secondo la concezione della spirale guerra-terrorismo, sviluppata a più riprese da convegni e articoli su Liberazione, qualsiasi azione violenta è destinata oggi a sfociare in guerra o terrorismo, ragione per cui ai comunisti non rimane che l’opzione non violenta.

Crema

 

A Crema il 60° anniversario della Liberazione ha assunto particolari caratteristiche di lotta contro il governo Berlusconi. Governo che, come sappiamo, non si limita a sferrare durissimi attacchi a milioni di lavoratori, studenti, ceti meno abbienti in generale, ma porta avanti un sistematico revisionismo storico soprattutto sul fronte della resistenza.

Conferenza Giovani Comunisti

Dopo 2 anni di paralisi politica e organizzativa, senza che sia stato eletto un coordinatore, riunito un attivo degli iscritti, convocato un coordinamento, nell’arco di una sola settimana si è svolta la conferenza straordinaria dei Giovani Comunisti di Milano.

La scelta di convocare questa conferenza è stata presa ad ottobre dal Coordinamento Nazionale. In questi due anni noi siamo stati tra i compagni più intransigenti nel chiedere il superamento di questo impasse proponendo la convocazione di attivi dove i compagni potessero ricominciare a discutere tra loro l’attività da svolgere, coordinandosi sulla base di proposte comuni e prospettive politiche chiare.

L’organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista sta attraversando una crisi politica e organizzativa profonda. Diverse federazioni oggi non hanno più una struttura giovanile funzionante in grado di intervenire nelle lotte sociali che stanno attraversando il paese. L’apice di questa situazione è indubbiamente Milano, dove, nonostante i numerosi iscritti, i Giovani Comunisti sono praticamente sciolti.

Il 4 Ottobre l’esecutivo nazionale dei Giovani Comunisti (Gc) ha fatto pubblicare su Liberazione un lungo documento sul “movimento dei movimenti” rivolto in particolare all’area dei disobbedienti, all’interno della quale si è aperto un conflitto con Casarini. È un bene che la divisione venga alla luce, visto che finora la discussione è rimasta confinata in ambiti ristretti con l’esecutivo che negava ogni contraddizione, anche di fronte alle aggressioni “squadristiche” compiute da Casarini contro i compagni che si “permettevano” di non essere d’accordo. Ancora qualche settimana fa a Marghera di fronte alla contestazione del Prc per la vergognosa intitolazione di una strada “ai martiri delle foibe” operata dal sindaco Bettin assieme ad An e con la benedizione di Casarini, i compagni del partito sono stati aggrediti dai militanti del centro sociale Rivolta, tanto pacifisti nella lotta contro l’imperialismo quanto brutali e violenti verso chi li critica da sinistra.
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