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Giovani Comunisti

Il velo di ipocrisia sull’unitarietà dei Social Forum è stato squarciato. Dal corteo di Napoli alla riunione nazionale di Firenze, nei Social Forum si sono andate esplicitando diverse aree politiche. Era un processo inevitabile. I Social Forum si pongono come l’organizzazione della "società civile". La società civile però non è un blocco omogeneo. E’ divisa in classi differenti, in alcuni casi economicamente ostili. Per i marxisti ogni concezione politica e organizzativa ha, in maniera chiara o distorta, una base di classe. Era naturale che prima o poi i Social Forum si sarebbero divisi su programmi e concezioni organizzative differenti.

Il "Laboratorio per la Disobbedienza Sociale"

Tra le diverse aree che si sono formate c’è quella dei "disobbedienti", promossa dalle Tute Bianche, da Ya Basta e dai centri sociali più moderati, detta anche "Laboratorio per la Disobbedienza Sociale". Niente di male nella creazione di quest’area; si tratta di un chiarimento politico necessario. La cosa negativa è che tra i promotori del Laboratorio ci siano anche i Giovani Comunisti.

Fin dall’inizio del movimento antiglobalizzazione i vertici dei Giovani Comunisti hanno teorizzato che non fosse necessario intervenire nel movimento portando delle posizioni indipendenti, ma che fosse necessario "farsi contaminare dalle posizioni presenti nel movimento". Si tratta di una teoria tanto sbagliata quanto ipocrita. Sbagliata perchè un movimento di massa non è chimicamente puro. Il compito di un’organizzazione comunista dovrebbe essere quella di promuovere le idee più avanzate all’interno di un movimento, contribuendo politicamente a superare le idee più arretrate. Ipocrita perchè i Giovani Comunisti non si sono fatti "contaminare" dalle posizioni genericamente presenti nel movimento. Hanno fatto una scelta di campo ben precisa: si sono gettati a rimorchio di Ya Basta e delle Tute Bianche. Dove le Tute Bianche erano presenti, i Giovani Comunisti ne hanno assunto le idee con la scusa della "contaminazione". Dove le Tute Bianche erano assenti, i Giovani Comunisti ne hanno diffuso attivamente le concezioni. Altro che contaminazione! L’esecutivo nazionale dei Giovani Comunisti ha deciso che l’egemonia, come la intendevano Gramsci e Lenin, è storicamente superata. Non è superata l’egemonia come viente intesa da Casarini.

Sabato 17 novembre sarà giornata nazionale della Disobbedienza con occupazioni simboliche dei Mc Donald’s, degli uffici interinali, delle scuole e delle università. Sorvoliamo sulla velleità di occupare le università di sabato. Sorvoliamo sul fatto che l’occupazione di una scuola non dovrebbe essere un atto eclatante ma il punto di arrivo di una lotta di massa, con una votazione democratica tra gli studenti. Quello su cui non possiamo sorvolare è l’idea che sta alla base di queste azioni: l’idea che un gesto eclatante e simbolico risvegli la coscienza delle masse. I lavoratori e gli studenti non hanno bisogno di "supereroi" che li sostituiscano nell’azione, ma di organizzarsi per la propria lotta collettiva. Il nostro compito non dovrebbe essere quello di fare del turismo d’occupazione portando qualche decina di giovani oggi ad occupare Mc Donald’s, domani la Manpower. Il nostro compito dovrebbe essere reclutare alla nostra organizzazione i lavoratori stessi di queste aziende, in modo da organizzarvi scioperi. In secondo luogo, il piano simbolico ha preso totalmente il sopravvento su quello reale. Il potere della borghesia non risiede nei McDonald’s, nè in qualche auletta universitaria ma nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Per questo i comunisti si pongono l’obiettivo di radicarsi nelle aziende, di alzare il livello politico dei lavoratori, di organizzare lotte sindacali reali per preparare la lotta dell’unica classe in grado di cambiare i rapporti di produzione: i lavoratori.

Il rinvio della Conferenza Nazionale dei Gc

Il blocco con i "Disobbedienti" mette in discussione l’esistenza stessa dei Giovani Comunisti: perchè un giovane dovrebbe iscriversi ai Gc se sono una fotocopia dei "disobbedienti"? Tra l’altro per fare atti eclatanti, non serve un’organizzazione comunista, basta una qualsiasi associazione.

Parallelamente è arrivato l’ennesimo rinvio della Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti. La Conferenza Nazionale si è tenuta l’ultima volta nel ‘97. Si sarebbe dovuta tenere nel ‘99. Dopo una serie di rinvii, è stata convocata ufficialmente nel dicembre del 2001. Il Coordinamento Nazionale del 30 settembre ha deciso di rinviarla ulteriormente al maggio del 2002, con soli due voti contrari: quello dell’autore dell’articolo e del compagno Gabriele Donato di Udine. C’è un legame inscindibile tra il continuo rinvio della Conferenza e la teoria della "contaminazione". A cosa serve il dibattito interno nei Giovani Comunisti, infatti, se le nostre posizioni devono semplicemente essere prese dal movimento? Negare l’intervento dei comunisti nel movimento, finisce per negare la necessità stessa di organizzarsi e discutere la linea politica.

Scandalosamente anche la cosidetta "opposizione" interna al Coordinamento Nazionale composta dai compagni di Progetto Comunista ha dato il consenso al rinvio della Conferenza. Non solo hanno votato a favore non capendo il legame tra questo rinvio e l’accelerazione dell’alleanza con i "disobbedienti", ma hanno anche fornito un "nobile" prestesto al rinvio: la direzione dei Giovani Comunisti ha potuto rinviare la Conferenza con l’approvazione della propria minoranza interna. Cosa chiedere di più?

Così a quattro anni di distanza dall’ultima Conferenza Nazionale il cerchio si è chiuso: le posizioni movimentiste della maggioranza hanno dato vita ad un blocco organico con le Tute Bianche (non abbiamo dubbi, peraltro, che l’accordo non si basi su principi condivisi, ma solo su una convenienza reciproca, e fallirà non appena questa venga a mancare). Dall’altra Progetto Comunista non ha fatto nulla per dare una chiara indicazione ai militanti della minoranza perchè dimostrassero la superiorità delle proprie posizioni politiche attraverso un’attività di radicamento nelle aziende, nelle scuole e nelle università. Dopo anni passati a fare sterili ordini del giorno nel Coordinamento Nazionale, i compagni di Progetto Comunista si sono svegliati il 30 settembre per dire che "non c’erano i tempi per fare la Conferenza Nazionale" e votarne insieme alla maggioranza il rinvio.

Si confermano così le critiche da noi rivolte alla politica dei Gc nella "Lettera aperta" che abbiamo fatto circolare da luglio in poi (consultabile su www.marxismo.net).

All’interno del movimento antiglobalizzazione noi abbiamo visto migliaia di giovani convinti e disposti a battersi contro il sistema capitalista. Abbiamo chiesto al Partito e ai Giovani Comunisti di differenziarsi all’interno del movimento portando le proprie posizioni indipendenti e puntando ad offrire a questi giovani un’alternativa rivoluzionaria che organizzasse le loro energie in una lotta reale per l’abbattimento di questa società. A Genova ci è stato risposto che "portare le nostre posizioni indipendenti" avrebbe provocato la divisione del movimento. Oggi i Social Forum sono palesemente divisi. Questa scusa viene a cadere. Le divisioni ci sono e dove scelgono di collocarsi i Giovani Comunisti? Con la parte più arretrata e moderata dei centri sociali. La Conferenza è rinviata, ma non per questo rinvieremo oltre la nostra lotta per la difesa delle idee marxiste all’interno della nostra stessa organizzazione giovanile.

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