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Lo scorso venerdì 23 gennaio, è apparso su Liberazione un articolo di Lidia Menapace. E' il primo articolo che cita esplicitamente Rosa Luxemburg su Liberazione, nel 90° anniversario della morte della grande rivoluzionaria tedesca. Un anniversario che per la precisione è caduto il 15 gennaio scorso e che ha visto domenica 11 una grande manifestazione snodarsi per le vie di Berlino.
La Tendenza marxista internazionale è stata una delle poche realtà politiche ad aver organizzato non solo una partecipazione alla manifestazione, ma anche un seminario internazionale sulle idee di Rosa Luxemburg e sulla storia della rivoluzione tedesca.

E sinceramente se l'articolo della Menapace è il primo su Rosa Luxemburg apparso in questo 2009 su Liberazione, speriamo sia anche l'ultimo di questo tipo. C'era da aspettarselo, da contare i minuti che ci separavano dal momento in cui in questo novantesimo anniversario arrivasse qualcuno a sbracciarsi dietro al nome di Rosa Luxemburg, sostenendo idee e tesi lontane anni luce dal pensiero della Luxemburg stessa.
Rosa Luxemburg è generalmente poco citata non perché sia una donna, come sostiene la Menapace, ma perché fu una grande rivoluzionaria e una marxista. Questo è il motivo per cui è scomoda.

E vogliamo darne una minuscola dimostrazione. Il 18 dicembre abbiamo spedito alla vecchia Liberazione un articolo che riportiamo per intero. Il senso dell'articolo è chiaro: mettere Rosa Luxemburg sulla tessera dei Giovani Comunisti al posto del muro di Berlino, per ricordare quanto sia centrale questa figura nella storia del marxismo e del movimento operaio. Non abbiamo mai ricevuto risposta: la vecchia redazione di Liberazione, proprio quella della battaglia di genere e del femminismo integrale, era in tutt'altre faccende affaccendata. Lo stesso 18 dicembre, infatti, Liberazione era occupato da un articolo – a nostro umile modo di vedere delirante – della compagna Rina Gagliardi, che occupava tutte le pagine centrali e che spassionatamente difendeva la nuova tessera dei giovani comunisti. Non ci risulta citasse Rosa Luxemburg...proprio lei....una donna....

Siamo noi a chiedere, quindi, chi ha paura di Rosa Luxemburg. Noi non solo non ne abbiamo alcuna paura, ma crediamo che alcuni dei suoi insegnamenti siano ancora oggi vitali per la svolta a sinistra di Rifondazione Comunista. Ed è per questo che apriremo uno spazio del sito dedicato a Rosa Luxemburg, pubblicheremo a giorni un opuscolo su di lei e una serie di approfondimenti su internet.


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Una tessera con Rosa Luxemburg


A questo punto alcune parole sulla nuova tessera dei Giovani comunisti vorremmo dirle anche noi. Piero Sansonetti (editoriale) Rina Gagliardi (addirittura due paginoni centrali)…, fa un po’ ridere che i nostri compagni dell’Esecutivo nazionale, così coraggiosi e anticonformisti, abbiano bisogno di paginate scritte da avvocati difensori fuori tempo massimo. Speriamo quindi di non apparire irriverenti.

Il nocciolo politico è in fondo semplice: la critica dello stalinismo ha sempre avuto due fonti: quella borghese liberale, ripresa dalla socialdemocrazia, e quella marxista e rivoluzionaria. Fin dal primo giorno in cui nel nostro partito si aprì questa rumorosa campagna ideologica, è stata sempre la prima a tenere banco.
Chi conosce la storia e non la rimuove, sa (o dovrebbe sapere) che la critica ideologica e politica dello stalinismo nel movimento comunista deriva dalle posizioni dello stesso Lenin negli ultimi mesi della sua vita, non solo il famoso “Testamento” nel quale chiedeva la rimozione di Stalin, ma anche la sua critica della burocrazia, del nazionalismo grande-russo, di alcune concezioni economiche espresse da Stalin e dai suoi seguaci del tempo.

Ma tutto questo forse è troppo noioso, vecchio e stantio per i nostri compagni, che non intendono affaticare i propri e gli altrui cervelli.
Ci si dice: tra i giovani che si ribellavano e un regime che li reprimeva, non dovremmo forse parteggiare per i primi? La risposta è ovvia: sì, come si avremmo parteggiato per gli operai di Budapest nel ’56, o con le migliaia di comunisti che condussero la loro battaglia contro la burocrazia e lo stalinismo in condizioni un po’ più severe di quelle degli uffici di via del Policlinico, e in gran numero vi persero la vita.

Il punto però è un altro: la caduta del muro non fu la loro vittoria, fu la vittoria di altri. Se così non fosse non si capirebbe perché i tanti e tanti movimenti e ribellioni che abbiamo visto e vissuto negli anni successivi fino ad oggi abbiano fatto tanta fatica a trovare una prospettiva anticapitalista e rivoluzionaria capace di offrire un orizzonte e uno sbocco alla loro voglia di rivolta.

Dire questo non equivale a dire che quell’orizzonte fosse offerto dall’Urss di Stalin o Breznev, è la semplice constatazione che nel conflitto apertosi con la crisi del blocco sovietico hanno vinto gli altri. Se così non fosse bisognerebbe spiegare perché il crollo di quei regimi, avvenuto in quel contesto e con quella dinamica, abbia generato una vera e propria orgia di reazione politica e sociale, il dilagare di un capitalismo predatore, del nazionalismo, del razzismo, catene di guerre (basti pensare alla Jugoslavia), l’oscurantismo religioso, e tanto altro ancora.

Ci permettiamo un piccolo paragone storico, che peraltro non è nostro ma riprendiamo da elaborazioni di spessore ben maggiore (Trotskij). Il regime imperiale di Napoleone Bonaparte in Francia fu un'usurpazione illegittima della grande rivoluzione francese e seppellì tanto la libertà che l’uguaglianza e la fraternità. Ciò non toglie che quando nel 1815 l'aristocrazia europea rimosse Napoleone non lo fece per i difetti del suo regime, ma per rimuovere ciò che quella società manteneva di progressista nonostante Napoleone stesso. I nostri celebratori del crollo del muro di Berlino somigliano a qualcuno che fosse andato ad inneggiare “morte al tiranno, viva la libertà”, in mezzo alle parrucche dell'aristocrazia nel Congresso di Vienna del 1815. Vedono rivolta dove in verità c'è restaurazione.
Per finire un’osservazione più legata alla quotidianità. Liberazione, ahimé, non vende molte copie e tutti ce ne rammarichiamo; diciamo che il numero di copie vendute a volte appare inversamente proporzionale alla lunghezza e al valore formativo delle arringhe di cui parlavamo in apertura.

Tuttavia, grazie all’Isola dei famosi, milioni di telespettatori hanno potuto apprendere il nuovissimo calendario “luxuriano” secondo cui la caduta del Muro sarebbe avvenuta nel 1985. Ecco, da qui al 2015, trentennale di questa ipotetica ricorrenza storica, mancano ancora sei anni. Usiamoli per approfondire la nostra discussione, e magari anche per rimettere in piedi la nostra organizzazione giovanile, che non versa esattamente in un buono stato. E nel frattempo dedichiamo le nostre tessere ad altri soggetti. Alcuni li hanno già suggeriti altri compagni, ne aggiungiamo un altro: ricorrerà nel 2009 il novantesimo anniversario della morte di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, assassinati da militari reazionari sotto un ministro dell’interno socialdemocratico.

Rosa Luxemburg, che pure fu più volte critica verso Lenin e il bolscevismo, si espresse in questi termini sulla rivoluzione d’ottobre: “…non è questione di questa o quella questione tattica secondaria, ma della capacità di azione del proletariato, la forza di agire, la volontà di potere del socialismo come tale. In questo, Lenin e Trotskij e i loro amici sono stati i primi, coloro che si sono messi alla testa e ad esempio del proletariato mondiale; sono a tutt’oggi gli unici che possano gridare come Hutten: “Ho osato!”


Questo è l’essenziale e il duraturo nella politica bolscevica (…). In Russia il problema poteva solo essere posto, non poteva essere risolto. In questo senso il futuro appartiene ovunque al ‘bolscevismo’.”
La rivoluzione russa “osò”; Rosa Luxemburg “osò”. Anche l’Esecutivo nazionale dei Giovani comunisti “osa”. La differenza è tuttavia abissale…

Giovanni Savino, Serena Capodicasa, Matteo Molinaro, Dario Salvetti (coordinamento Nazionale Giovani Comunisti)

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