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Verso la conferenza nazionale dei Giovani Comunisti

Il percorso che subito dopo il congresso nazionale del Prc doveva portarci alla conferenza nazionale dei Giovani Comunisti (Gc) è stato segnato da forti ritardi e continui rinvii. Le ragioni addotte (difficoltà con il governo, questione albanese e elezioni amministrative, o difficoltà delle federazioni ad organizzare le conferenze provinciali) ci paiono non giustificare quella che nei fatti emerge, purtroppo, come una sottovalutazione da parte del partito della necessità di sviluppare un intervento fra le giovani generazioni.

A tutto questo si aggiunge una svalorizzazione del ruolo dei giovani compagni che, nonostante tutto, in questi mesi si sono impegnati per cercare di costruire un intervento credibile, intervento che però veniva loro progressivamente scippato da una direzione nazionale sorda alle esigenze vitali del partito.

Tuttavia dobbiamo registrare dei passi in avanti. Nonostante ritenessimo più utile impegnarci per un dibattito ad ampio raggio sulla strategia di costruzione dei Gc nell’ambito della conferenza nazionale, abbiamo raccolto la proposta della direzione nazionale di promuovere attivi provinciali affinché venisse discusso un piano d’intervento almeno a livello provinciale ed eletto un coordinamento.

Dalle informazioni che abbiamo, in molti attivi la discussione ha, come era inevitabile, travalicato i limiti che gli attivi si erano posti: dalla richiesta di un bilancio più approfondito di tutto il percorso dei Gc, al significato dell’autonomia per i giovani, al funzionamento del coordinamento, fino alla politica del partito sulle tematiche giovanili.

Su quest’ultimo aspetto bisogna dire che i Gc si sono rivelati molto sensibili alla questione del Pacchetto Treu, che è stato definitivamente approvato anche grazie ai voti del gruppo parlamentare del Prc. A Milano, Bologna, Roma e anche in altre federazioni sono passati ordine del giorno (odg) di critica rispetto all’operato dei nostri parlamentari e la
richiesta di apertura di un dibattito al nostro interno (riportiamo qui a lato l’odg presentato a Milano).

In generale emerge la volontà di contare di più sulle scelte del partito, anche criticando decisioni prese che vanno in una direzione troppo filo-governativa (vedi Pacchetto Treu, ma anche sulle tematiche della scuola pubblica), a partire dalla rivendicazione di maggiore autonomia di intervento.

Quello dei Gc è un dibattito sofferto. La forma organizzativa (organizzazione "sul fare" interna al partito), fin dalla nascita del progetto a Firenze nel 1995, è in "sperimentazione" e non trova una sua stabilità, tanto che non è riuscita a decollare. Nello scorso congresso del partito è stato approvato nello statuto il diritto dei Gc di eleggere i propri responsabili e un coordinamento a livello provinciale. Questo è un passo in avanti ma non basta a risolvere il problema.

A nostro avviso il limite più grosso di questo progetto è che tutto l’intervento dei Gc deve essere fatto dai circoli del partito, che il coordinamento dei Gc ha la sola funzione di elaborare analisi che poi siano portate ai circoli, agli organismi federali e poi nazionali del partito.

Questa ipotesi di lavoro non tiene conto di diversi problemi: innanzitutto in questo modo i giovani verrebbero atomizzati nei circoli rendendo inevitabilmente più debole la loro capacità d’intervento.

Inoltre il lavoro fra le giovani generazioni non può seguire la stessa logica territoriale con cui funzionano i circoli. L’intervento fra gli studenti medi o universitari non può essere fatto in base alle zone di residenza degli studenti!!! Per non parlare del fatto che esige un continuo confronto fra gli studenti che fanno l’intervento sui temi politici della scuola, confronto che nel circolo purtroppo non trova un ambito adatto.

Questi sono i motivi che hanno spinto tanti compagni già da Firenze a rivendicare un’organizzazione legata logicamente al partito, ma che avesse strutture indipendenti come avviene per tutti i partiti comunisti in Europa, oltre al fatto che una simile ipotesi avrebbe permesso una elezione democratica dei propri dirigenti cosa che non era garantita fin dall’inizio (bisogna dire che ancora oggi, ed è un fatto grave, per statuto, il responsabile nazionale viene nominato dalla direzione nazionale).

Ci sono compagni che temono, con la separazione dei giovani dai circoli, un inaridimento dei circoli stessi.

La tragedia è che purtroppo già ora è così. È da più di due anni che si dice che bisognerebbe invertire questa tendenza, ma non si può continuare a sostenere una posizione se poi alla verifica dei fatti essa non funziona.

La realtà è che se l’organismo federale dei Gc avesse autonomia e decidesse di promuovere campagne d’intervento (sulla scuola, sui temi del lavoro precario, ecc.) questo funzionerebbe da centro propulsivo anche per i circoli stessi, mostrerebbe nei fatti il lavoro dei giovani e creerebbe un interesse attorno ad esso.

Come ha sostenuto il segretario del Prc di Milano Bruno Casati "l’autonomia i giovani se la devono conquistare", aggiungerei che anche il "potere" e l’"autorità" verso i compagni più anziani dei circoli se la devono conquistare in base al lavoro che sapranno svolgere. C’è poi un altro aspetto decisivo che va considerato: dalla nascita del progetto giovani un confronto ampio sulla strategia di costruzione dei Gc e sugli orientamenti politici dei compagni stessi è stato di fatto congelato. Questo perché i Gc non dovevano discutere di politica ma solo come applicare la politica già discussa negli ambiti di partito.

Sia i due anni e mezzo di esperienza, sia gli attivi che si sono tenuti nei mesi di maggio e giugno dimostrano che è necessario un confronto aperto su questi temi affinché i Gc superino il loro stato di organizzazione ibrida e "acefala" e possano candidarsi con tutte le carte in regola ad intervenire e guidare le prossime inevitabili mobilitazioni giovanili.

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