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2 febbraio 2015: gli studenti del Polo universitario convocano un’assemblea nel-l’aula magna. Il tema ha un sapore già conosciuto: la chiusura del Polo universitario, una questione che riemerge anno dopo anno a causa della scarsità dei finanziamenti che ogni volta vengono poi trovati in extremis, sempre in seguito a mobilitazioni studentesche. Questa volta però la situazione sembra differente, più grave: la Provincia di Agrigento non ha più risorse a disposizione per finanziare il Cupa (Consorzio universitario della Provincia di Agrigento), a causa dei tagli del governo ai finanziamenti agli enti locali ed a causa della disastrosa “riorganizzazione” delle Province, che si sta attuando con il Presidente della Regione Crocetta. La provincia decide, infatti, di uscire dai soci fondatori lasciando un enorme buco economico da coprire.

In assemblea, a cui erano presenti anche alcune cariche istituzionali, si sprecano paroloni e gli appelli all’unità delle forze politiche ed alla ragionevolezza di tutti per salvare il Polo universitario. La solita aria fritta. Anche noi, come Sempre in lotta, tramite i nostri compagni delle scuole superiori, siamo intervenuti nell’assemblea, invitati dagli stessi universitari, ed abbiamo portato quelle che sono le nostre posizioni: lo smantellamento dell’università nella nostra città è l’effetto di una logica di selezione di classe che sta colpendo l’istruzione pubblica ormai da molti anni.

E le nostre posizioni, insieme alle nostre proposte, le abbiamo riportate nel corso della manifestazione organizzata in difesa del Polo il 5 marzo: il Polo non deve chiudere, anzi va rifinanziato e potenziato! E i soldi vanno trovati tagliando, invece che l’istruzione, le spese militari e quelle delle inutili “grandi opere”. In seguito alla manifestazione, molto partecipata e “arrabbiata”, la Regione ha detto di aver trovato magicamente i soldi, prendendo quindi la decisione di entrare tra i soci fondatori per rifinanziare per un altro anno il Polo; ancora di soldi non se ne sono visti, ma questa sembrerebbe essere una piccola e iniziale conquista ottenuta non con gli appelli alle istituzioni, ma con una mobilitazione combattiva, che se meglio organizzata e generalizzata potrà portare ad una risoluzione definitiva e duratura del problema anche a livello nazionale.

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