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L’ascesa politica della formazione neonazista greca Alba dorata sta suscitando un grande interesse in Italia ed in Europa. Il “modello greco” non solo suscita patetici tentativi di imitazione come per la lista omonima che si presenterà alle prossime elezioni regionali lombarde, ma ha aperto un dibattito anche tra un settore di attivisti antifascisti e di sinistra in Italia rispetto alla possibilità che questa formazione politica possa continuare a crescere fino a prendere il potere.

Il partito guidato da Nikólaos Michaloliákos, una vita nell’estrema destra e un passato che affonda le radici nella dittatura militare dei colonnelli (1967-1974), è nato agli inizi degli anni ’90. Fa parte della galassia di organizzazioni che in Europa professano un’ideologia ultranazionalista, razzista e antisemita sul modello che in Italia propone Forza nuova. Il ruolo di queste formazioni politiche negli ultimi decenni è stato solo quello aggregare una piccola minoranza di giovani e sottoproletari, segnalandosi per qualche campagna reazionaria contro l’immigrazione o di carattere omofobo, oltre che per qualche pestaggio ai danni di immigrati o attivisti di sinistra.

Il fascismo è alle porte?

Queste forze, sempre ben protette dall’apparato dello stato, non aggregavano che qualche decina o centinaio di militanti, limitandosi a fare il lavoro sporco che la polizia non può fare apertamente.

Lo dimostra tutta la storia di Alba dorata, che dal 1994 in poi si è sempre presentata alle elezioni politiche raccogliendo sempre percentuali ridicole, ben lontane dall’1%.

Ancora nel 2009 raccoglieva solo 23.545 voti pari allo 0,46%.

è solo con l’approfondirsi della crisi che i neonazisti hanno potuto accrescere i loro consensi.

In Grecia la caduta del Pil dal 2008 alla fine del 2012 si avvicina al 20%. Il reddito medio mensile dei lavoratori (settore pubblico) e dei pensionati è crollato del 35-40%. Nel settore privato è del 50-55%. Solo un decimo dei lavoratori è pagato con regolarità. Oggi ci sono 1milione e 200mila persone disoccupate pari al 24% del totale della forza lavoro. Come effetto della disperazione la criminalità è aumentata del 125% tra il 2010 e il 2011 e 439mila bambini ellenici soffrono la fame, ossia circa un quarto dell’intera popolazione infantile greca si trova catapultata nel Terzo mondo. Questo contesto ha prodotto una polarizzazione politica all’interno della quale la maggioranza della società si è spostata a sinistra con l’ascesa di Syriza che è passata dal 4,6% del 2009 al 26,89% del giugno 2012 guadagnando, sotto la spinta degli scioperi e della lotta di classe che ha attraversato il paese, oltre 1milione 300mila voti. Ma se le masse hanno guardato a sinistra, un settore ha cercato risposte della propaganda populista e reazionaria di Alba dorata che è entrata per la prima volta in parlamento, raccogliendo nelle elezioni di giugno il 6,92% ed eleggendo 18 deputati.

La base sociale di Alba dorata è il tradizionale segmento inferiore della classe media: piccoli imprenditori, negozianti, disoccupati e naturalmente la polizia.

Le collusioni tra il partito neonazista e le forze di polizia così come il sostegno elettorale di cui gode Alba dorata tra le forze dell’ordine sono notevoli. Infatti alle ultime elezioni nell’intera capitale greca, Alba dorata ha raccolto il 7,82% mentre nei seggi dove vota la polizia, ha invece raggiunto percentuali che vanno dal 17,22 al 23,04.

Sono numerosi i casi in cui le forze di polizia lasciano spazio il campo libero allo squadrismo o addirittura reprimono fortemente le mobilitazioni antifasciste come accaduto lo scorso 8 ottobre, giornata in cui un corteo antifascista veniva duramente represso con cariche ed arresti e la polizia dava vita ad una vera e propria Bolzaneto greca. Come spiega il racconto di manifestante riportato dal Guardian la connivenza dell’apparato dello stato era evidente “Dovevamo oltrepassare un ufficiale che ci ha fatto spogliare nel corridoio, piegare e ispezionare il nostro deretano davanti a tutti. Con noi faceva quello che voleva. Ci schiaffeggiava, ci colpiva, ci diceva di non guardarlo e di non sedersi con le gambe incrociate. […]L’ufficiale ci ha tenuto lì per più di due ore. Chiamava col cellulare e diceva: “Sono al lavoro e li sto fottendo, li sto fottendo per bene”.”

L’ascesa di Alba dorata è certamente preoccupante ed è costellata di aggressioni: pogrom contro gli immigrati come accaduto il 6 gennaio con l’attacco al quartiere ad alta densità Rom di Etolikon nell’ovest della Grecia in cui sono state incendiate 6 case e 4 automobili o la creazione di “Medici con frontiere”, gruppo di dottori rivolto solo ai cittadini greci.

La risposta delle masse

Ma tutto questo è solo una faccia della medaglia. Lo stillicidio di aggressioni e provocazioni sta producendo una risposta altrettanto ferma e radicale. Il tema dell’antifascismo è terreno di militanza e di politicizzazione per migliaia di giovani in Grecia. Nei soli mesi tra agosto e ottobre del 2012 le azioni antifasciste sono state oltre 120 ed in ogni città crescono i coordinamenti antifascisti.

La stessa polizia, pur giocando il ruolo che Marx definiva di “corpi di uomini armati in difesa degli interessi di proprietà”, in questi anni più che portare avanti una repressione su vasta scala si è limitata a contenere la rabbia delle masse, temendo che la frustra della controrivoluzione potesse dare ulteriore fiato alla rivoluzione greca.

La risposta ad Alba dorata è frutto di un movimento operaio e giovanile che non è sconfitto e che anzi assume più vigore ad ogni sciopero generale.

Lo dimostra anche l’ultimo risultato elettorale che, pur nella sua parzialità ci dice che circa il 38% dei giovani dai 18 ai 34 anni ha votato Syriza e solo 8,5% ha votato Alba dorata e che nei centri urbani la sinistra radicale è oltre il 35% mentre l’estrema destra è al 6,8%.

È possibile che nel prossimo periodo ci sia un’ulteriore crescita elettorale di Alba dorata, ma va detto che ora non sembra capace di mobilitare grandi forze e di creare un vero movimento controrivoluzionario di massa. Le sue azioni per quanto violente e pericolose sono sempre di piccoli gruppi e spesso incontrano la pronta reazione antifascista con cortei, presìdi ed azioni di contrasto. Il sostegno su cui si basa ha un carattere di opinione e una certa volubilità. Un istruttivo esempio di un sobborgo vicino al porto del Pireo: c’è un quartiere di Atene in cui Syriza dopo le elezioni ha convocato una manifestazione contro gli attacchi squadristi di Alba dorata contro gli immigrati. In risposta a questa, Alba dorata ne ha convocata un’altra. Nella manifestazione di Syriza c’erano 2mila persone, in quella di Alba dorata c’erano meno di 100 persone e questi si sono rivolti alla polizia chiedendo di essere protetti.

Qualcosa di simile è accaduto dopo l’aggressione avvenuta l’8 giugno scorso in diretta televisiva da parte di un esponente di Alba dorata contro una deputata del Partito comunista greco durante un talk show. Il giorno seguente decine di manifestazioni di migliaia di giovani, lavoratori ed immigrati hanno attraversato tutte le principali città al grido di “fuori i fascisti”.

Tutto questo non è nulla rispetto a ciò che si potrebbe organizzare se esistesse un coordinamento antifascista di tutte le organizzazioni della sinistra, a partire dalle forze di massa di Syriza e del Kke oltre che dai sindacati.

Pratiche come le moto-pattuglie solidali, veri e propri pattugliamenti da parte di decine e in alcuni casi centinaia di motociclisti per prevenire aggressioni xenofobe si stanno sviluppando.

Come accaduto nel mese di settembre con il pattugliamento motorizzato nei pressi del quartiere di Aghios Panteleimonas nel centro di Atene, ad alta densità di immigrati, in cui un tentativo di un gruppetto di neofascisti di fermare il corteo dei motociclisti è finito con 15 arresti della polizia nei confronti degli antifascisti, provocando a sua volta un presidio di centinaia di persone sotto il commissariato.

È anche per dinamiche come queste che nella prossima fase il futuro della Grecia non avrà il colore nero delle camicie dei nipoti di Metaxas ma quello rosso delle fiamme di Atene nei giorni di lotta.

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