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La decisione del governo Samaras di chiudere l’emittente radiotelevisiva pubblica Ert ha riacceso la mobilitazione popolare in Grecia. Lo sciopero generale e il sostegno quotidiano di migliaia di lavoratori e giovani alle maestranze dell’Ert che occupano l’edificio della radiotelevisione ha condotto all’uscita dall’esecutivo di Sinistra democratica e alla conseguente crisi di governo.

Il provvedimento di Samaras, che comprende il licenziamento di tutti i 2600 dipendenti, è un regalo ai canali privati, di proprietà di grandi gruppi capitalisti e dimostra ancora una volta la totale obbedienza della maggioranza Nuova democrazia- Pasok ai dettami della troika.

Le difficoltà crescenti del governo pongono all’ordine del giorno non solo le elezioni anticipate, ma soprattutto la possibilità che il movimento di massa possa far cadere il governo. Uno sviluppo che farebbe cambiare i rapporti di forza a sfavore della classe dominante, obiettivo verso cui tutti gli attivisti del movimento operaio dovrebbero lavorare.

Un presidio davanti agli edifici dell'Ert

Questo non sta accadendo, almeno finora. La direzione del Gsee (la confederazione sindacale del settore privato), si è limitata, durante la crisi di governo, a convocare un presidio in un giorno festivo, che non ha attratto più persone di quelle che normalmente stazionano in protesta davanti all’edificio centrale dell’Ert.

Nella riunione della direzione del Gsee è stato Nikos Fotopoulos, il presidente del Genop-Dei (sindacato dei lavoratori dell’azienda elettrica), seguito da altri undici sindacati di categoria, che ha proposto un’escalation della lotta, fino allo sciopero politico ad oltranza, che porti alla caduta del governo. Fotopoulos ha sottoposto inoltre a una critica dura la direzione del Gsee per la sua condotta negli ultimi tre anni, con gli innumerevoli scioperi generali di routine, totalmente inefficaci. Ha proposto picchetti quotidiani dell’Ert da parte dei delegati di tutte le categorie, assieme a riunioni serali di massa da svolgersi nello stesso luogo. Lo sciopero generale ad oltranza dovrebbe essere convocato non prima di 20 giorni, per dare modo di prepararlo in tutti i luoghi di lavoro.

Tale proposta non è stata però sostenuta né dal Pame (il fronte sindacale del Kke) né da “Aftonomi paremvasi” (Intervento autonomo, la componente di Syryza nei sindacati). Fotopoulos fa parte di quei dirigenti sindacali che hanno rotto l’anno scorso con il Paske, il fronte sindacale del Pasok.

Il fronte sindacale di Syriza ha precisato la propria posizione in una dichiarazione “Aftonomi paremvasi chiede che Gsee e Adedy (la confederazioni del settore pubblico) convochi immediatamente uno sciopero generale per la riapertura dell’Ert, contro licenziamenti e cassaintegrazione, contro la privatizzazione, per difendere la democrazia, la libertà di espressione e il diritto all’informazione”.

I dirigenti di Syriza, a differenza di Fotopoulòos, non vogliono riconoscere il carattere antigovernativo del movimento, riproponendo l’ennesimo sciopero generale di 24 ore, allineandosi nei fatti ai vertici del Gsee. Anche l’azione parlamentare di Syriza non è legata ad alcun piano concreto per far cadere il governo. Così facendo, il partito di Tsipras rinuncia quindi a prendersi le proprie responsabilità davanti al movimento operaio. Sulla medesima questione la Piattaforma di sinistra (l’area di sinistra principale in Syriza, il cui esponente più importante è il capo del gruppo parlamentare, Lafazanis ) non si differenzia affatto dalla maggioranza.

La Tendenza comunista di Syriza ritiene che la proposta di uno sciopero generale ad oltranza sia da appoggiare e da fare propria da parte di tutto il partito, che avrebbe tutta l’autorità per farla vivere fra le masse. È un’opportunità importante per il momento operaio per ottenere una vittoria storica contro la borghesia.

Questa rivendicazione, insieme ad un programma rivoluzionario più complessivo, farà parte del documento alternativo che la Tendenza comunista presenterà al Congresso fondativo di Syriza, che si terrà dal 10 al 14 luglio prossimi.

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