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Settantamila in corteo ad Atene, trentamila a Salonicco, altre migliaia in corteo in tutta la Grecia. Sono solo alcune delle cifre dello sciopero generale che ieri ha paralizzato per l’ennesima volta la Grecia, a cui si deve aggiungere il corteo del Pame (la corrente comunista dei sindacati) che come consuetudine ha sfilato separatamente.

 

È stato il ventunesimo sciopero di 24 ore convocato dalle confederazioni sindacali contro le misure di austerità imposte dalla Trojka. In altre tre occasioni i lavoratori hanno scioperato per 48 ore.

 

Ancora una volta la classe operaia greca han dimostrato la sua combattività, tuttavia all’interno dei cortei era crescente la sfiducia nei confronti di queste azioni dimostrative, isolate fra di loro, che sembrano non sortire alcun effetto sulle politiche dei governi che si sono avvicendati in questi ultimi tre anni.

Allo stesso tempo, il governo Samaras sta alzando la posta, e davanti a settori importanti che sono scesi in sciopero ad oltranza, come i portuali e i lavoratori del trasporto pubblico di Atene, ha imposto loro di tornare al lavoro. Anche la magistratura ha mostrato il suo vero volto di fedele servitore della borghesia, processando alcune settimane fa per direttissima 36 attivisti sindacali del Pame che avevano occupato il Ministero del lavoro.

Davanti a questi attacchi le parole di Ilias Iliopoulos, segretario generale di Adedy (sindacato dei lavoratori del pubblico impiego), “Siamo molto vicini ad una esplosione sociale”, suonano molto retoriche. Come suonano poco credibili gli slogan che inneggiano al  “rovesciamento” del governo da parte dei vertici sindacali nei comizi finali dei cortei di oggi, ripetuti dai leader della sinistra intervistati dai principali canali televisivi.

Non solo i settori di avanguardia della classe operaia, ma larghi settori della popolazione greca capiscono che quello che serve è una strategia da parte della direzione di Syriza volta all’organizzazione di uno sciopero generale ad oltranza che porti alla caduta del governo.

I vertici di Syriza preferiscono non impegnarsi su questa strada, appellandosi ad una presunta “autonomia” da tutelare della lotta sindacale rispetto a quella politica.

Invece il compito principale di Syriza sarebbe quello di organizzare la lotta all’interno del sindacato per scalzare la burocrazia del Paske (la corrente legata storicamente al Pasok). È ora di portare il cambiamento politico in atto in Grecia anche all’interno dei sindacati che, in ultima analisi, sono il principale punto di appoggio di cui gode il governo Samaras.

Epanastasi, la tendenza comunista di Syriza, avanza le seguenti proposte a tutto il movimento:

1) Syriza deve preparare in collaborazione con il Partito comunista, le categorie e le federazioni regionali sotto il loro controllo, uno sciopero generale ad oltranza fino al rovesciamento del governo.

2) Convocare un vero congresso con rappresentanti di tutti i sindacati eletti da tutti i lavoratori nei luoghi di lavoro, che istituisca una confederazione unica nel settore privato e pubblico, discuta un bilancio delle lotte degli ultimi tre anni ed elegga una nuova leadership sindacale combattiva.

3) La preparazione di uno sciopero generale ad oltranza dovrebbe prevedere l’immediata istituzione di una cassa centrale di resistenza  e un appello internazionalista che richieda la solidarietà dei sindacati e dei partiti di sinistra d’Europa e del mondo intero.  Si dovrebbero inoltre ricostruire le assemblee popolari nei quartieri, creare comitati di lotta in tutti i luoghi di lavoro e nei quartieri e istituire una milizia di autodifesa operaia che protegga il movimento da provocazioni e violenze della polizia e delle bande fasciste.

Solo in questo modo si potrà arrivare alla nascita di un governo delle sinistre, che dovrebbe portare avanti un programma rivoluzionario, l’unico che possa difendere veramente gli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie.

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