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Il 5 giugno scorso il governo Tsipras non ha versato una rata di 305 milioni del debito sottoscritta con l'Fmi, decidendo di posticipare in un'unica tranche tutti i rimborsi dovuti(1,6 miliardi di euro) . Questa mossa è arrivata dopo che l'Eurogruppo si era lanciato nell'ennesima provocazione nei confronti di Atene.

Djisselbloem non ha infatti compiuto alcun passo indietro e ha presentato il solito piano di lacrime e sangue. Il taglio delle pensioni, l'abolizione di ogni integrazione per quelle più basse , la totale liberalizzazione del mercato del lavoro, la privatizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica, il tutto nel contesto di un avanzo primario dell’1% per il 2015 e del 2% per il 2016. Dulcis in fundo, l'aumento del 10% dell'Iva.

tsipras giuAccettare una tale proposta avrebbe portato a una rivolta all'interno del partitto, dopo che nel comitato centrale del 23-24 maggio, un'emendamento al documento di maggioranza, che prevedeva la rottura delle trattative con i creditori, ha ottenuto il 44%.

Tsipras ha lasciato Bruxelles ed è tornato in fretta e furia ad Atene, dove ha chiesto al Parlamento l'appoggio al piano alternativo del governo. Nel suo discorso, ha spiegato come l'accordo non sia mai stato così vicino. E in effetti, leggendo il controdocumento presentato da Varoufakis e Tsipras, le parti non sono così distanti.

In primo luogo, Atene accetta la logica dell'obiettivo dell'avanzo primario. Viene stabilito allo 0,6% per quest'anno, dell'1% per il 2016 e del 2% per il 2017. Il problema è che, vista la crescita economica praticamente assente, ogni sforzo che tenda a un attivo di bilancio porta inevitabilmente a tagli della spesa pubblica.

Per quanto riguarda l'aumento dell'Iva, due delle tre nuove aliquote del governo subiscono una riduzione (prima erano rispettivamente al 6,5, 13 e 23%, nella proposta sarebbero rispettivamente pari al 6, all'11 e al 23%) ma una serie di beni e servizi passeranno all'aliquota superiore, come ad esempio tutti gli alimenti ( a parte quelli “di base” e freschi”) che vedono l'Iva aumentare dal 13 al 23%.

Sempre rispetto alla questione fiscale, le nuove imposte, dal carattere comunque limitato, nei confronti delle grande ricchezze e dei grandi capitalisti avranno carattere “straordinario”, mentre l'imposizione fiscale nei confronti dei lavoratori rimane inalterata, come il cosiddetto “prelievo di solidarietà”.

La novità più pesante contenuta nelle proposte governative è un piano di privatizzazione di 3,2 miliardi di euro. Le proprietà statali interessate non sono solo quelle già coinvolte da piani precedenti, come il porto del Pireo, l'azienda nazionale del Gas o gli aeroporti regionali, ma ne vengono aggiunte anche di nuove, come l'aeroporto di Atene “El. Venizelos”. TrainOSE (l'equivalente di Trenitalia) e l'autostrada “Egnatia”. Tutto questo, nelle intenzioni di Syriza, prevedendo “golden share” o altri strumenti che garantiscano il controllo statale. Tutte cose che conosciamo bene in Italia: una volta che la strada delle privatizzazioni viene imboccata, non c'è freno al predominio dei privati.

Sulla questione dei mutui, il governo fa un passo indietro sulla protezione della prima casa dal pignoramento delle banche, che viene reso più facile.

Infine si cede anche sull'età pensionabile, che viene portata (certo, gradualmente) a 62 anni per quelle anticipate e a 67 anni per le altre. Per chi sceglie di andare prima in pensione, la penalizzazione viene resa più severa.

Davanti a delle proposte “umilianti” (come definite da Tsipras) da parte di Bruxelles, Atene risponde dunque prendendo tempo e facendo ulteriori concessioni alla borghesia internazionale. D'altra parte se si accetta la logica che il debito si deve pagare (o al massimo solo “rinegoziare”) e che la spesa statale sia eccessiva, il terreno non può che divenire sempre più scivoloso.

Lo scenario è dunque aperto ad ogni soluzione. Il governo greco è avverso ad una Grexit, vale a dire a un'uscita dall'euro, e cerca disperatamente un accordo (il “compromesso onorevole”). Ma per la troika qualunque accordo equivale a una sottomissione.

La mancanza di una strategia alternativa a quella negoziale sta seminando confusione fra tanti giovani e lavoratori. Un'alternativa reale manca anche all'opposizione radunata attorno alla “Piattaforma di sinistra” capeggiata da Lafazanis, il ministro dell'Energia. Quest'ultimo incita alla rottura con la Troika ma non ha proferito parola sul piano “alternativo” del governo. Un'alternativa, per la verità, la suggerisce in un intervista a “The Telegraph”: “Lo sviluppo delle relazioni Grecia - Russia potrebbe contribuire a benefici finanziari ed energetici sostanziali per il mio paese . Questo potrebbe aiutare la Grecia a districarsi da dipendenze unilaterali e ad ottenere maggiore indipendenza rispetto alle scelte che deve affrontare” (5 giugno 2015).

La soluzione non è da passare dalla padella della Ue alla brace di Mosca. La via d'uscita può essere solo di tipo rivoluzionario, attraverso la nazionalizzazione delle banche e dei grandi gruppi industriali e la messa in discussione del sistema capitalista. Allo stesso tempo, è necessario lanciare un appello ai giovani e ai lavoratori, in Grecia e in tutta Europa, per sostenere il governo in questa battaglia. Tale è la posizione dei compagni della Tendenza comunista di Syriza, che facciamo totalmente nostra.

 

*sulla base del materiale pubblicato dai compagni della Tendenza comunista di Syriza.

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