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juncker tsipras«Un passo nella giusta direzione, la proposta greca è solida e complessiva» è il giudizio del presidente dell'Eurogruppo Dijsselbloem sul documento presentato da Tsipras. Ieri ed oggi le borse hanno festeggiato, per un accordo che sembra vicino tra il governo di Syriza-Anel e le “istituzioni internazionali”.


I più anziani sanno che, se le borse festeggiano, per i lavoratori c'è poco da essere contenti. Ed infatti, le undici pagine presentate da Atene all'ennesimo vertice a Bruxelles rappresentano nient'altro che un nuovo pacchetto di misure di austerità.
Il totale delle misure presentate è di 8 miliardi di euro (2,7 per il 2015 e 5,2 per il 2016). Si incentrano su aumenti delle tasse e dei contributi sociali e su tagli delle spese.
I risparmi saranno di 545 milioni di euro per quest'anno e di 1,86 miliardi l'anno prossimo. Sono inferiori agli 1,8 milardi chiesti dalla troika per il 2015, ma Atene riconosce la necessità di avere un avanzo di bilancio primario, che secondo le previsioni sarà dell'1% oggi e del 2% nel 2016, praticamente in linea con le richieste dei creditori. Tutto ciò, nonostante la relazione della commissione del Parlamento greco sul debito abbia recentemente dichiarato il debito stesso “illegittimo e illegale” e svelato l'entità del furto commesso dai capitalisti greci e internazionali ( e dai politici ad essi legati) nel confronti del popolo greco.

Sul versante delle entrate, la parte del leone la farà l'aumento dell'Iva, la tassa indiretta che colpisce tutti in maniera indiscriminata, e che dunque è più pesante da sostenere per le fasce più deboli della società. Anche se le aliquote rimarranno tre (rispettivamente 6,5, 13 e 23%) e non due come voleva la troika, una serie di beni di consumo dovrebbero essere posti all'aliquota più alta. Tramite l'aumento dell'Iva, l'obiettivo è di raccogliere 700milioni quest'anno e 1,4 miliardi nel 2016.
Si punta a tassare le grandi ricchezze e le grandi aziende. Ad esempio, incrementare l'imposta sui redditi d'impresa (dal 26 al 29 per cento a partire dal 2016) e un prelievo speciale del 12% alle imprese con profitti di oltre 500.000 euro. Senza un controllo dei capitali però, queste tasse saranno difficilmente esigibili: solo nella scorsa settimana sono usciti dal paese quattro miliardi di euro.
Il punto più dolente è quello delle pensioni, un aspetto su cui il governo aveva dichiarato espressamente di non voler fare alcun passo indietro. Ci sarà un taglio drastico ai prepensionamenti (gli incentivi per il pensionamento anticipato verranno eliminati dal 2016), mentre tramite l'aumento del 3,9% dei contributi, si ricaverebbero 350 milioni quest'anno e 800 milioni nel 2016.
Previsto anche un aumento dei contributi sanitari per aziende e dipendenti. In totale gli interventi sulle pensioni varrebbero lo 0,4% del Pil quest'anno e l'1% nel 2016.
Sarebbe previsto anche un taglio alle spese militari di 200 milioni di euro, che potrebbe tuttavia trovare l'opposizione del ministro della difesa Kammenos, leader dei Greci indipendenti, principale partner della coalizione di governo.
Il governo dice di voler tenere duro sulla legislazione che riguarda il diritto del lavoro e sull'aumento del salario minimo, ma su queste misure, contenute nel programma elettorale di Syriza, ancora non è stata approvata alcuna misura concreta. Allo stesso tempo il piano di privatizzazioni previste non si interromperà.
Syriza compie dunque un'altro passo indietro, davanti all'ennesimo ultimatum del capitale internazionale. Il rimborso di 1,6 miliardi di euro al Fmi era infatti in scadenza entro il 30 giugno. Cosa ottiene in cambio? Praticamente nulla.
«Non ci sarà alcun accordo con i creditori per ridurre il forte carico del debito greco - ha ammesso il ministro dell'Economia greco Giorgos Stathakis alla Bbc - nonostante l'insistenza di Syriza su questo tema. Ma probabilmente nel comunicato finale dei capi di Stato e di governo ci sarà un accenno che la riduzione del debito sarà all'ordine del giorno dei negoziati nei prossimi mesi».(Il Sole 24 ore – 23 giugno)
Dunque la Grecia rimane prigioniera del debito e continua con l'austerità! Tutto il contrario, rispetto alle speranze dei giovani e dei lavoratori che avevano votato per Syriza lo scorso 25 gennaio.
Varoufakis ha addirittura legittimato questa logica, proponendo, nel suo intervento all'eurogruppo di Giovedì 18 giugno la seguente soluzione:
“Invece di discutere su misure che valgono mezzo punto percentuale (...), perché non lo facciamo su una riforma  permanente, più profonda, più completa? Ho presentato una tassativa proposta per far entrare in vigore un meccanismo di freno all’indebitamento instaurato per legge che, fatto scattare da una commissione fiscale indipendente, possa automaticamente ridurre tutte le spese pubbliche della percentuale necessaria a rimettere sulla giusta strada la spesa pubblica per il raggiungimento di obiettivi pre-concordati di primaria importanza..” (dal sito listatsipras.eu)
Naturalmente se l'austerità viene concordata e portata avanti da un organismo indipendente, avrà un sapore diverso per i lavoratori e le loro famiglie! Ecco dove si arriva se non si vuole rompere con la logica del capitalismo!

C'è dell'ironia in tutto ciò, anche se tragica. Nonostante tutti gli sforzi del governo Tsipras, non c'è alcuna certezza che l'accordo verrà firmato. Christine Lagarde per il Fmi ha affermato che “c'è ancora molto da lavorare”, mentre Angela Merkel ha definito la nuova proposta greca un “buon punto di partenza”. La cautela di Berlino è dovuta ad una solida opposizione all'interno del paese (e della Cdu) ad ogni concessione, seppur minima, alla Grecia.
Queste giornate devono servire al movimento operaio greco per imporre un deciso cambiamento di rotta al governo.
Nel partito, l'opposizione al compromesso con la troika è forte: un emendamento della Piattaforma di sinistra per “rompere con i creditori ora” ha ottenuto circa il 45% dei voti nel Comitato centrale di fine maggio. Tuttavia, la “Piattaforma di sinistra” non dispone di un'alternativa complessiva alla linea del governo. Un'alternativa che deve contemplare una rottura rivoluzionaria, con il rifiuto del pagamento del debito e la nazionalizzazione dei grandi gruppi bancari e delle multinazionali e delle grandi aziende capitaliste.
Questa linea è difesa dalla Tendenza comunista di Syriza che rivolge un appello ai deputati, ai dirigenti e ai militanti di Syriza, nonchè a tutte le altre tendenze e componenti, a prendere una posizione chiara sulla nuova proposta del governo. I ministri e i sottosegretari appartenenti alla “piattaforma di sinistra” non hanno ancora espresso un opinione a riguardo e Lafazanis, ministro dell'energia, ha affermato che preferisce aspettare “il testo definitivo” per un commento.
La Tendenza comunista invita tutti i deputati del partito a votare contro l'imminente nuovo accordo-memorandum e a lottare per il cambiamento di linea politica e di direzione del partito.

 

*sulla base del materiale pubblicato dai compagni della Tendenza comunista di Syriza.

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