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Un'intervista a Stamatis Karagiannopoulos (membro del Comitato Centrale di Syriza e della Tendenza comunista) sugli avvenimenti esplosivi del passato periodo e le prospettive per la rivoluzione greca.

 

 

Nel corso della Scuola Mondiale della TMI (Tendenza Marxista Internazionale) svoltasi lo scorso Luglio in Grecia, Stella Christou della redazione della rivista marxista britannica Socialist appeal, si è confrontata con Stamatis Karagiannopoulos  rispetto alla situazione economica, sociale e politica che devono oggi affrontare i lavoratori ed i giovani in Grecia. Stamatis  ha discusso assieme a lei della profonda crisi del capitalismo greco, nonché della natura dei vari partiti che affollano lo scenario politico della Grecia contemporanea, come la stessa SYRIZA, il KKE ed Alba Dorata.

 

Potresti descrivere brevemente la situazione economica della Grecia in questo momento?
Stamatis Karagiannopoulos: Il capitalismo greco si trova oggi in una situazione di impasse totale, a tutti i livelli: economico, sociale e politico. Questo è il sesto anno consecutivo di recessione profonda. La caduta totale del PIL dal 2008 è del 25%; da 240 miliardi a 180 miliardi di euro. Gli imperialisti occidentali parlano del “salvataggio” del popolo greco dalla minaccia del debito e della possibilità di garantire loro la stabilità di salari e pensioni. La realtà dimostra il contrario.
Non è difficile capire che con questa recessione e con la conseguente rapina continua delle banche a danno dei lavoratori la Grecia si avvicini sempre di più alla bancarotta e ad una probabile uscita dall'eurozona. Lo stato greco deve trovare 105 miliardi di euro entro il 2016 per pagare i propri titoli in scadenza.
Il governo Samaras, un governo di coalizione, spera che dopo le elezioni tedesche la Grecia possa rinegoziare il debito con la Germania ed ottenere un nuovo prestito. Ma dato che la recessione si sta acutizzando in tutta Europa, la Germania non potrà seguire questa linea. E questo a sua volta implica il fatto che non vi sia altra soluzione per salvare milioni di greci se non quella della cancellazione del debito e della nazionalizzazione dei monopoli, e l'implementazione di un'economia democraticamente pianificata.

SC: Quali sono le conseguenze della crisi sulla qualità della vita dei greci?
SK: La disoccupazione in Grecia è del 30%; 1,5 milioni di persone sono senza lavoro. La percentuale è superiore a quella di molti paesi africani.
Dal 2008 ad oggi il tenore di vita della classe lavoratrice si è praticamente dimezzato, e un milione di posti di lavoro sono stati “persi”. Quattro milioni di greci, su un totale di 11 milioni, vivono al di sotto della soglia della povertà e 450000 famiglie non hanno alcun tipo di reddito mensile.
300mila persone vivono senza elettricità ed a causa della crisi economica l'aspettativa di vita si è abbassata di 7-8 anni.

SC: La Grecia ha una storia marcatamente rivoluzionaria. Quali sono le tradizioni storiche della classe operaia greca?
SK: All'interno della storia eroica del movimento operaio mondiale, il movimento operaio greco si è guadagnato una posizione speciale a causa delle sue tradizioni rivoluzionarie.
Queste tradizioni sono effetti di un capitalismo debole, dipendente dal capitale straniero; un capitalismo che per evitare il suo rovesciamento è stato costretto a governare con regimi bonapartisti [dittatoriali].
Storicamente, la Grecia non è stata caratterizzata dal suo “stato sociale” o “welfare state”, ma dalle bancarotte di stato e dalle dittature. Nel periodo compreso tra il 1830, nascita del moderno stato greco, e la Seconda Guerra Mondiale, la Grecia ha attraversato tre bancarotte ufficiali. Dal momento in cui il movimento operaio greco ha mosso i suoi primi passi, all'inizio del secolo scorso, fino agli anni '80, esso avrebbe potuto prendere il potere sei volte.
Queste tradizioni rivoluzionarie hanno radici profonde, che il movimento comunista, a sua volta, ha sostenuto e rafforzato nella classe operaia; tradizioni così forti da non essere state sradicate nemmeno dallo stalinismo, nonostante tutti i suoi crimini e tradimenti.
Oltre alla dittatura di Metaxas nel 1936 ed alla giunta militare arrivata al potere nel 1974, la Grecia è passata sotto altri regimi bonapartisti. Si potrebbe quasi dire che gli ultimi 30 anni di democrazia parlamentare borghese rappresentino quasi un'eccezione, più che la regola, nella storia della Grecia moderna.
Quest'ultimo periodo è stato il prodotto della stabilizzazione del capitalismo a livello internazionale, con la crescita del capitalismo occidentale e le corrispondenti riforme sociali; e della crescita dello stesso capitalismo greco, prolungatasi oltre agli anni '90 grazie al credito ed allo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratori migranti dall'Europa orientale.
Attraverso questo periodo, come risultato dell'esistenza di una classe operaia forte e di sinistra dotata di potenti organizzazioni di massa, la borghesia è stata costretta ad appoggiarsi ai riformisti del PASOK (Partito socialista) e rimandare le alternative bonapartiste ad un lontano futuro.

SC: Come descriveresti la situazione politica della Grecia oggi? Quali sono i compiti che dovranno essere affrontati dal movimento dei giovani e dei lavoratori?
SK: Dopo le imponenti manifestazioni di piazza del 2011, abbiamo caratterizzato il periodo come “prerivoluzionario”. Rispetto a questa questione dobbiamo essere prudenti e non adottare un approccio schematico od accademico.
Non esistono “grandi muraglie cinesi” che separino nettamente un periodo prerivoluzionario da una situazione apertamente rivoluzionaria.
Almeno quattro volte, negli ultimi tre anni (in particolare estate 2011, ottobre 2011, febbraio 2012 e novembre 2012) abbiamo riscontrato le tre condizioni necessarie allo sviluppo di una situazione rivoluzionaria, secondo la concezione di Lenin e Trotsky:
1.    crisi e confusione tra la classe dirigente
2.    radicalizzazione della piccola borghesia (le classi medie)
3.    una classe operaia che si dimostra pronta all'azione rivoluzionaria
Sono state la mancanza di una direzione rivoluzionaria e – per essere più precisi – le azioni intraprese dalle direzioni politiche e sindacali esistenti nel movimento operaio ad avere rappresentato delle barriere invalicabili; queste sono le ragioni che hanno impedito alle masse di rendersi conto della propria forza rivoluzionaria.
Sembra poi che in Grecia si stia utilizzando uno strumento molto particolare per dissuadere le masse dalla militanza attiva. Per quanto strano possa sembrare, questo strumento è costituito dallo sciopero generale di 24 o 48 ore, senza continuità d'azione.
Quando la classe si avvicina ad un punto di rottura, la burocrazia sindacale lancia l'appello ad uno sciopero generale di 24 o 48 ore, naturalmente senza fornire alcuna prospettiva per la continuazione della mobilitazione. Fino ad ora abbiamo registrato un totale di 29 giorni cumulativi di sciopero, compresi quattro scioperi di 48 ore.
Questa tattica è riuscita a dissipare il potenziale di combattività delle masse ed ha screditato lo strumento dello sciopero generale agli occhi dei lavoratori.    
In una crisi profonda come quella che abbiamo in Grecia, durante una recessione nella quale la produzione è a livelli minimi, dove la classe operaia non è attaccata solo dalla borghesia greca ma anche da una coalizione dei principali paesi imperialisti, uno sciopero generale di 24 ore, cioé una giornata di manifestazioni, ha lo stesso effetto di una puntura di zanzara su di un elefante.
Come ci ha raccontato un lavoratore durante uno degli ultimi scioperi generali, esprimendo la diffusa approvazione che avrebbe fra la classe la proposta di uno sciopero generale politico e ad oltranza, “se all'inizio della crisi, in un momento in cui la classe operaia aveva ancora delle riserve, se avessimo concentrato in quel momento anche solo metà di questi 29 giorni complessivi di sciopero generale nel periodo di un mese, oggi i rapporti di forza sarebbero completamente diversi”.
Inoltre, se fino a prima delle elezioni del giugno 2012 l'ostacolo principale era rappresentato dalla dirigenza del PASOK, nel periodo successivo alle elezioni la responsabilità è passata alla dirigenza di SYRIZA (Coalizione della Sinistra Radicale).

SC: Perché ed in che modo le politiche di SYRIZA non stanno facendo avanzare il movimento?
SK: Il punto è che le politiche e tattiche passive della dirigenza di SYRIZA hanno portato la lotta ad un punto morto ed hanno deluso i lavoratori.
Portiamo alcuni esempi:
- Nel novembre 2012, sotto la pressione dello sciopero generale di 48 ore, la dirigenza di SYRIZA faceva appello al “rovesciamento democratico” del governo. Ma tali appelli non hanno avuto alcuna applicazione pratica e i lavoratori sono semplicemente tornati a casa.

- Lo scorso maggio, quando migliaia di insegnanti hanno risposto al referendum con un voto del 90% a favore di uno “sciopero ad oltranza” contro il tentativo del governo di vietare la loro mobilitazione, i sindacalisti di SYRIZA decisero di cambiare dall'alto la decisione espressa autonomamente dalla base degli insegnanti.

- Durante il recente ed enorme movimento nato in opposizione alla chiusura del canale televisivo di stato ERT, tutte e 12 le federazioni hanno deciso di sostenere la rivendicazione di uno “sciopero generale ad oltranza politico”, ma la dirigenza di SYRIZA si è rifiutata di appoggiare questa rivendicazione.
Questo atteggiamento passivo ed un po' codardo non ha fatto altro che aumentare il sentimento di disillusione fra le masse.

SC: Che fase particolare della lotta di classe si sta attraversando in questo momento?
SK: Da una parte vi è il pesante fardello della disperazione derivante dalla disoccupazione e dal peggioramento delle condizioni di vita, ma dall'altra c'è una convinzione profonda, specialmente da parte degli strati più giovani della classe operaia, che non vi sia altra soluzione che la lotta.
Conseguentemente, l'unica certezza ci sarà prossimamente una nuova ondata di mobilitazioni di massa; questo potrebbe creare una situazione apertamente rivoluzionaria.
Stiamo già assistendo ad un incremento delle occupazioni delle fabbriche e delle aziende, iniziative portate avanti dai lavoratori licenziati. E queste azioni continueranno, col dilagare della disoccupazione e dei licenziamenti.
E la stessa borghesia internazionale si rende conto della tempesta che si profila all'orizzonte. Il Wall Street Journal ha scritto il 24 giugno: “Un'altra tornata di licenziamenti di impiegati pubblici, un altro aumento delle tasse, un altro assassinio di stampo razziale da parte di Alba Dorata [il partito neofascista di estrema destra] o l'uccisione di un dimostrante da parte della polizia potrebbero scatenare di nuovo la violenza”.

SC: Qual è la situazione sul fronte sindacale?
SK: La situazione sindacale è contraddittoria, con molti aspetti interessanti. I rapporti di forza all'ultimo congresso della GSEE (Confederazione Generale dei Lavoratori Greci) rifettono la distanza che esiste in questo momento tra i sindacati e la classe lavoratrice.
D'altra parte, in ogni posto di lavoro dove ci sono state elezioni dei rappresentanti sindacali nello scorso anno abbiamo assistito ad una decisa svolta a sinistra, in categorie come quelle degli insegnanti, infermieri, medici, elettricisti, lavoratori dei cantieri navali... Questo spostamento riflette quello che potrebbe avvenire nei sindacati nel prossimo periodo.

SC: E per quanto riguarda i giovani?
SK: Questa è una domanda estremamente importante, dato che il livello di disoccupazione giovanile è del 60%. Nei tre anni scorsi     (con l'eccezione dell'estate 2011) durante le manifestazioni non abbiamo mai visto i giovani (studenti medi ed universitari, disoccupati eccetera) assumere la direzione del movimento, e negli scioperi che ci sono stati era sempre la generazione più anziana a “dettare i toni” della mobilitazione.
D'altra parte, i sondaggi dimostrano che nel giugno 2012 SYRIZA i sostenitori di SYRIZA sono per  la maggior parte fra gli studenti universitari (39%) e fra la fascia di età 18-24 anni (37%). Nell'anno trascorso dal momento in cui SYRIZA ha cominciato a svoltare a destra, la percentuale si è ridotta al 27%.
Abbiamo quindi una gioventù sospettosa rispetto ai partiti ed alle organizzazioni tradizionali, ma si orienta comunque a sinistra in cerca di soluzioni politiche. Non è difficile prevedere che la gioventù sarà la parte della società che sarà protagonista di una nuova ondata di lotta di classe in Grecia, e questo è il motivo per cui dobbiamo orientarci ai giovani con una bandiera apertamente rivoluzionaria.

SC: Qual è lo stato dell'attuale governo di coalizione? Qual è la strategia della classe dominante greca in questa situazione?
SK: Nel processo della crisi la borghesia è riuscita a bruciare praticamente tutte le carte che avrebbe potuto giocare, politicamente parlando. La classe dominante greca al momento non ha a disposizione un partito od un politico borghese che possa fare il “lavoro sporco” per conto loro e che goda di una certa popolarità.
Il governo Samaras, composto da Nuova Democrazia [partito borghese di destra] e dal PASOK dopo che DIMAR (partito uscito dal SYNASPISMOS da destra nel 2010) ha lasciato il governo, è in una situazione di fragilità estrema e si trova in una crisi irrisolvibile dovendo affrontare un'ondata di proteste scatenata dal rifiuto della Germania di rinegoziare il debito. Ci si aspetta che questo governo cada presto.
E ad ogni giorno che passa, la borghesia greca si abitua sempre di più a pensare di continuare a mantenere la propria posizione con una coalizione che coinvolga SYRIZA oppure Alba Dorata.
La prospettiva immediata più probabile, dopo la caduta del governo Samaras, sarà una vittoria elettorale di SYRIZA ed un governo con questo partito come principale forza politica, supportato da DIMAR (sinistra democratica), PASOK o i “Greci indipendenti”, scissione populista da Nuova Democrazia nata nel 2011.
In uno scenario simile, a causa delle pressioni estreme esercitate da una parte dalla troika e dall'altra dalla classe operaia, dobbiamo anticipare crisi profonde anche in questo governo e possibilità di scissioni in SYRIZA.
Inoltre, il crollo di questo tipo di governo, potrebbe portare al potere una coalizione di destra, che includerebbe Alba Dorata.

SC: Qual è la vostra analisi rispetto ad Alba Dorata? Quali sono le ragioni sottostanti alla sua popolarità ed influenza?
SK: Alba Dorata (AD) è un'organizzazione neonazista, non una formazione borghese di estrema destra, come il Fronte Nazionale di Le Pen in Francia o la Lega Nord in Italia. AD è stata creata da elementi fascisti nella polizia e nell'esercito negli anni '80.
L'obiettivo di AD al momento della fondazione non era quello di diventare un partito di massa, ma quello di riunire tutti gli elementi fascisti dello stato e fra i giovani sottoproletari in una forza paramilitare che potesse giocare un ruolo attivo in un’eventuale azione controrivoluzionaria. I fondatori di AD, conseguentemente, non hanno mai avuto una prospettiva che li orientasse all'influenza di massa.
Nonostante tutte le esagerazioni isteriche fatte dai piccoli gruppi di sinistra e dagli intellettuali della sinistra piccoloborghese, dobbiamo sottolineare i seguenti fatti:
1. AD non è un partito di massa. E' composto da un massimo di 2500-3000 membri e sostenitori.
2. AD non è nemmeno espressione di un movimento di massa e non può essere comparata al partito nazista della Germania degli anni '30. La maggior parte dei tentativi di AD di organizzare manifestazioni e cortei sono stati sventati dagli interventi di massicci cortei antifascisti di sinistra, come è successo qualche tempo fa a Kalamata.
3. La crescita di AD non è un indicatore della “svolta della società verso il fascismo”, come dicono molti intellettuali di sinistra, ma il risultato del collasso dei partiti politici borghesi. Un voto per AD non implica una volontà popolare  a favore di uno scontro aperto contro il movimento operaio, ma è un modo (cieco ed arretrato) di protestare passivamente contro la corruzione del sistema politico borghese.
Le nostre previsioni su AD non contemplano la sua conquista del potere come fanno i gruppetti di sinistra. La borghesia greca ha bisogno di trovare un alleato per ND in un governo di coalizione di destra. E così, membri della direzione di Nuova Democrazia hanno già dichiarato che il partito deve collaborare con AD.
Questo potrebbe, chiaramente, portare ad una qualche forma di bonapartismo parlamentare, ma basandoci sulla profonda crisi del capitalismo attuale non crediamo che possa essere un governo stabile. Questo governo produrrebbe a sua volta una svolta a sinistra ancora più radicale, particolarmente tra i giovani.
Inoltre, AD non può contare sulle necessarie riserve di consenso nella società. La piccola borghesia – classica base sociale della reazione – non rappresenta più la maggioranza della popolazione. Negli anni '70, il 60% della popolazione era composta da contadini. Nella Grecia di oggi, il 60% della popolazione vive nelle due città principali, Atene e Salonicco.
La classe operaia attiva è composta da 2.5 milioni di persone, mentre 1.5 milioni sono disoccupati. Se a questi aggiungiamo i bambini, pensionati, casalinghe e gli immigrati “illegali”, abbiamo una maggioranza assoluta della classe operaia in tutta la popolazione. La prospettiva non è quella di un governo fascista o bonapartista sotto AD, ma la partecipazione di AD ad un governo di coalizione borghese.

SC: Cos'è SYRIZA? Quali sono le ragioni dietro la sua crescita?
SK: SYRIZA è un partito di massa nato da due passate scissioni a destra del KKE, il partito comunista greco: quella del “KKE interno” del 1968, composta dalla maggior parte dei dirigenti del KKE non in esilio; e la scissione seguita al crollo dello stalinismo del 1991.
SYRIZA è un partito operaio. È sostenuto da un largo settore della classe operaia, ma ha radici deboli nelle organizzazioni tradizionali del movimento operaio e fra i giovani. E organizzazioni di partito deboli nei sindacati, università e quartieri.
La crescita di SYRIZA non è stata superficiale. E' stata il risultato della degenerazione totale del PASOK, combinata al settarismo del KKE. Se il KKE avesse avuto una politica che attirasse la classe operaia, nemmeno necessariamente marxista, sarebbe questo partito ad essere ora alla ribalta e non SYRIZA.

SC: Qual è l'attuale situazione di SYRIZA ora? Che conclusioni si possono trarre dal suo congresso fondativo di questa estate?
SK: A causa della politica passiva e socialdemocratica della dirigenza Tsipras, SYRIZA non è capace di organizzare e mobilitare la sua base elettorale. Come riprova di questo, si prenda ad esempio l'insignificante partecipazione di un corteo del partito, con comizio di Tsipras in piazza Syntagma durante i giorni delle proteste contro la chiusura della tv di stato lo scorso giugno. La direzione è riuscita a mobilitare 15000 persone; pochissimi considerati i membri di SYRIZA (40000 totali di cui 25000 solo a Atene).
Il congresso fondativo di SYRIZA non ha cambiato i rapporti di forza tra la tendenza di destra di Tsipras e la tendenza di sinistra di Lafazanis (Piattaforma di Sinistra). La base del partito si sta opponendo alla svolta socialdemocratica della dirigenza Tsipras. Il fatto che due nostri compagni della Tendenza Comunista di SYRIZA – siano stati eletti al CC dimostra le potenzialità esistenti.
Un altro elemento importante da tenere in considerazione è stata la bassa partecipazione delle assemblee precongressuali, che riflette l'assenza di entusiasmo per le politiche di SYRIZA tra la gente comune.
Il carattere politico della tendenza di Tsipras è il riformismo. È  ovvio che in questo momento si stia spostando a destra, difendendo l'illusione che possa esistere un capitalismo greco senza austerità all'interno dell'eurozona, sotto le pressioni della borghesia.
Dall'altra parte, la Piattaforma di Sinistra è composta da un'alleanza di stalinisti moderatamente nazionalisti (la vecchia Corrente di Sinistra del SYNASPISMOS) ed altri piccoli gruppi di sinistra. Essa è una chiara tendenza riformista di sinistra, basata sugli slogan “rompere con l'eurozona” e la nazionalizzazione delle banche. In realtà, più che una Piattaforma politica complessiva si presenta come un emendamento di sinistra rispetto alle politiche di Tsipras.
L'unico programma alternativo presentato fino ad ora davanti ai membri di SYRIZA è quello della Tendenza Comunista: la Piattaforma Comunista.

SC: Qual è la situazione nel KKE ora?
SK: Gli stalinisti duri e puri del nuovo segretario Dimitris Koutsoumbas hanno prevalso nel congresso di Marzo contro la tendenza del giornalista Nikos Bogiopoulos, un giornalista che si è dimostrato più popolare con SYRIZA che nel KKE. Bogiopoulos non è stato nemmeno eletto delegato nel congresso della sua sezione del partito. Il gruppo stalinista di Koutsoumbas è stato costretto a cambiare il programma del partito ed abolire ufficialmente dopo 80 anni la “teoria delle due fasi”, nonostante la base del partito continui a difendere misure richieste minime (riformiste) invece che rivendicazioni transitorie.
Questo ha provocato un piccolo terremoto a sinistra, coi sostenitori di Bogiopoulos (e Lafazanis di SYRIZA) che accusano la leadership del KKE di trotskismo! E questo significativo cambiamento del programma è passato al congresso con una maggioranza del 93%.
Chiaramente, il KKE non è diventato trotskista. Ma questo cambiamento apre la strada alle vere idee del marxismo all'interno del movimento comunista greco. Al momento, molti militanti del KKE, specie giovani, si pongono la seguente domanda: se la teoria delle due fasi era falsa, perché insistiamo a sostenere che la critica di Trotskij allo stalinismo fosse completamente priva di basi?
Questo ha creato un grande subbuglio nella gioventù del partito comunista, una situazione eccellente per i marxisti. La gioventù comunista sta diventando un luogo dove trovare giovani e lavoratori ed educarli al marxismo, nel mezzo della peggiore crisi del capitalismo greco.

 

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