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oxi 29 giugno 3Gli elettori greci hanno rifiutato in maniera decisa i termini di un piano di salvataggio internazionale. Il referendum di domenica è stato uno schiaffo in faccia ai banchieri e ai capitalisti dell’eurozona. Il risultato finale del referendum, pubblicato dal Ministero dell'Interno, è stato del 61,3%  per il "No", contro il 38,7% che ha votato "Sì".

In molti prevedevano che il Sì avesse una base nelle zone rurali, ma, alla fine, tale timore si è dimostrato essere falso.

I risultati sono stati i seguenti:

Risultati nazionali con il 100% dei seggi scrutinati:

Si/Accetto 38.69%

Voti 2,245,537

No/Non accetto 61.31%

Voti 3,558,450

Affluenza 62.5%

Public Issue (una delle maggiori agenzie di sondaggi di opinione NdT) ha pubblicato un’analisi dettagliata sulla ripartizione del voto per il NO scomposta per età, sesso, professione, voto elettorale del 25 Gennaio. I risultati sono molto interessanti e riflettono il vero carattere del voto per il NO.

Per fascia di età, è chiaro cosa ha prevalso tra i giovani:

18-24 85%

25-34 72.3%

35-44 67.4%

45-54 69.2%

55-64 59.4%

65+ 44.9%

Se guardiamo la ripartizione per occupazione possiamo vedere il carattere di classe del voto per il No: 70,9% dei lavoratori del settore pubblico e il 71,3% dei lavoratori del settore privato, così come il 72,9% dei disoccupati, mentre medici, avvocati e ingegneri hanno votato sì, anche se con un margine ristretto. Inoltre l’85,2% degli student ha votato No. Il voto è stato chiaramente di sinistra visto che hanno sostenuto il No il 91% di quelli che si dichiarano di sinistra e 73,6% di quelli che si considerano di centro-sinistra. Tra coloro che hanno votato Syriza il 25 gennaio, l’87,3% ha votato No quasi tanto quanto tra gli elettori del KKE (86,9%), nonostante la linea del partito di annullare la scheda elettorale.

Ogni singola circoscrizione nel paese ha votato NO, ma questo è stato più forte nei quartieri popolari, come nel Pireo B dove oltre il 72% ha votato NO, con solo il 27% per il SI. In questo stesso quartiere, il KKE aveva preso l’8,19% nelle elezioni del 25 gennaio, mentre ora il numero dei voti non validi è stato solo del 5,15%. Di 56 circoscrizioni elettorali del paese, il NO ha vinto in ognuna, ma in tutte eccetto sette il margine per il NO è stato di oltre 10 punti, mentre in 30 il margine è stato di oltre 20 punti.

Questa è stata una grande vittoria soprattutto per la classe operaia greca che ha visto i propri livelli di vita distrutti dalle politiche di brutale austerità inflitte alla Grecia negli ultimi sei anni. Il giornale Efymerida ton Syntakton ha effettuato un'analisi della composizione di classe del voto ad Atene. Da questo si vede chiaramente come il voto per il NO abbia vinto in maniera schiacciante nei quartieri poveri della classe operaia, mentre il voto per il SI si è imposto solo nei ricchi sobborghi della classe media:

"Le urne hanno inviato un messaggio forte dai quartieri popolari di Atene, dove il voto per il NO ha vinto con una margine schiacciante sul SI. Nei sobborghi ricchi, il risultato è stato esattamente l'opposto. (...) Significativamente, il NO ha avuto il 79,20% nel comune di Agropyrgou, il 77.22% a Phyli, il 76.64% a Perama, il 75.25% ad Acharnes, nel comune di Keratsiniou-Drapetsonas il 72,84%, a Nikeas-Agia Ioanni Renti il 72.61 %, ad Agia Varvara il 72.75%, a Elefsina 71.88%, a Lafreotiki 71.81%, a Tafro il 71.28%, ad Egaleo 70.68% e a Peristeri il 70.31% [tutte aree saldamente operaie, molte delle quali bastioni tradizionali del KKE]. Nelle periferie a nord e sud [le zone più borghesi] il SI ha prevalso, a Ekali con l’84.62%, a Dionyso 69.78%, a Vouliagmeni il 66.27%, a Kifisia 64,59%, a Drosia 65.42% e a Voula 63.88%. "

Il referendum ha trasformato l'umore nelle fabbriche e nelle strade. Ha alimentato il morale dei lavoratori e rafforzato la loro fiducia in se stessi. Lo rivelano le manifestazioni di massa che si sono tenute sia prima del referendum che dopo l’esito elettorale.

Non appena l'entità del risultato è divenuto chiaro, migliaia di elettori per il NO si sono riversati in piazza Syntagma davanti al Parlamento ad Atene per festeggiare, sventolando bandiere greche e cantando «Oxi, oxi." Così come il fronte del No ha festeggiato, il fronte del Sì è caduto in confusione. Si tratta di una enorme sconfitta per la troika e un’ulteriore battuta d'arresto per i loro sostenitori in Grecia.

Antonis Samaras, capo dell'opposizione di destra di Nuova Democrazia ed ex primo ministro, che ha fatto campagna per Sì, si è dimesso. La notizia delle sue dimissioni è stata accolta dall’acclamazione della folla in piazza Syntagma.

Tuttavia, l'attuale stato euforia non durerà. Ci sono ancora enormi ostacoli che devono essere superati. Le battaglie più grandi e decisivi si avranno in futuro. Ora la Grecia è profondamente polarizzato su linee di classe. Il divario tra le classi si è allargato in un abisso incolmabile. L'antagonismo tra I campi del SI e del NO assomiglia per molti versi alla polarizzazione estrema a cui abbiamo assistito in Venezuela - vale a dire, assomiglia a una rivoluzione.

 

Una campagna feroce

Questa vittoria è stata ancora più straordinaria se si considera la campagna feroce condotta dal fronte del Sì, che comprendeva quasi tutti i media greci ed era sostenuta dai leader dell’eurozona che hanno usato tutta la loro forza politica e finanziaria per fare pressione sul popolo greco per votare Sì . I leader delle istituzioni europee e il Fondo Monetario Internazionale hanno condotto una campagna di minacce, ricatti, sostenendo apertamente un cambio di regime e dicendo ai greci come avrebbero dovuto votare.

La troika e i suoi alleati hanno cercato di trasformare questo referendum in un voto a favore o contro l'Europa, ma le masse hanno ignorato la propaganda, e di fatto tutti i tentativi di spingere il popolo greco a votare Sì, tra i quali rispolverare i vecchi politici, tra cui Papandreou e tutti gli ultimi cinque primi ministri, hanno avuto l'effetto opposto. È stata vista come una provocazione ed un insulto ed è servito solo a spingere la gente verso il NO.

I partiti politici greci che portavano avanti la campagna per il Sì godevano di un monopolio virtuale di accesso ai mezzi di comunicazione. La stragrande maggioranza della stampa, così come tutti i canali televisivi privati ​​(che hanno ignorato l'enorme manifestazione del NO di lunedi 29 giugno e hanno condotto una campagna di terrore), sono nelle mani dell'oligarchia capitalista greca.

La BCE ha costretto le banche a chiudere durante la campagna referendaria. Venerdì scorso, il Financial Times ha pubblicato la notizia, che si è poi rivelata falsa, che le banche greche avrebbero applicato un taglio del 30% per i depositi oltre gli 8.000 euro. I padroni greci hanno usato tutte le peggiori nefandezze per spingere i lavoratori a votare Sì, tra cui l'intimidazione diretta, trattenendo i salari e minacciando le maestranze di licenziamento.

E' stato, nei fatti, un tentativo di colpo di stato. I leader dell’eurozona, non si sono preoccupati di nascondere che il loro scopo fosse quello di utilizzare il voto per il Sì per forzare alle dimissioni il governo Syriza e di sostituirlo con un "governo di unità nazionale" compiacente, composto da "tecnocrati "- vale a dire, obbedienti tirapiedi. Questa campagna può solo essere descritta come "terrorismo", secondo le parole di Varoufakis. Ma i loro piani hanno fatto fiasco.

Il risultato ha dato coraggio ai lavoratori greci. Dopo tutto, hanno visto un chiaro tentativo di rovesciare il governo eletto e di sostituirlo con il controllo diretto del capitale finanziario europeo, affermando che se ci fosse stato un "sostanziale" voto per il Sì, i negoziati avrebbero potuto continuare. Questo è stato visto come un ricatto e la gente ha risposto di conseguenza.

"La Grecia ha appena firmato la sua lettera di suicidio", ha previsto Mujtaba Rahman, responsabile dell’analisi dell’Europa per Eurasia Group, una società di consulenza e ricerca del rischio. «Solo i francesi vorranno salvare qualcosa da questo voto, ma è improbabile che vincano il dibattito all’eurogruppo".

Nella tarda serata di domenica in un discorso televisivo Tsipras ha ditto che I greci avevano votato per una "Europa della solidarietà e della democrazia ... Da domani, la Grecia andrà di nuovo al tavolo delle trattative e la nostra priorità principale è quello di ripristinare la stabilità finanziaria del paese."

"Questa volta, il debito sarà al tavolo dei negoziati", ha aggiunto, dicendo che la valutazione del Fondo monetario internazionale pubblicato questa settimana "conferma il punto di vista greco della necessaria ristrutturazione del debito."

Ma queste osservazioni sono troppo ottimistiche. Il risultato del referendum avrà fatto suonare campanelli d'allarme in ogni governo e cancelleria in Europa. Un vertice dei capi di Stato dell’eurozona è stato fissato per martedì. E i funzionari europei hanno già detto che un "No" sarebbe stato visto come un vero e proprio rifiuto del dialogo con i creditori.

Fin dall'inizio Tsipras ha insistito che si tratta di un mandato per i negoziati. Ma è  stato riportato che il vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel - un socialdemocratico, tra l'altro – abbia detto: "Tsipras ha bruciato gli ultimi ponti". Questo non è certo il linguaggio di una soluzione negoziata! Gabriel ha continuato dicendo che la ripresa dei negoziati con la Grecia è "difficile da immaginare."

Non è l'unico. Jeroen Dijsselbloem, che è a capo dei ministri delle finanze del’eurozona, ha detto che il risultato del referendum è stato "molto deplorevole per il futuro della Grecia". Ha poi aggiunto al quotidiano Tagesspiegel che Tsipras e il suo governo stavano portando il paese su un sentiero di "amaro abbandono e disperazione".

Le banche greche sono seriamente a corto di fondi  e avranno bisogno di un'altra iniezione di fliquidità di emergenza da parte della Banca centrale europea. Al fine di evitare un crollo totale delle banche greche, che sono state spremute nelle ultime settimane, un accordo con l’Eurozona deve essere concluso in fretta. Ma i leader dell'Eurozona insisteranno su l'imposizione di dure condizioni che sono completamente in contrasto con il programma con cui Tsipras si è presentato e ha vinto le elezioni dello scorso gennaio.

Ma le ultime due settimane hanno aumentato ulteriormente la ruggine tra il governo di Atene e i leader della zona euro - in particolare i tedeschi che detengono i cordoni della borsa e che decidono davvero tutto.

Le dimissioni a sorpresa di Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze della Grecia, sono state senza dubbio dettate da Bruxelles e Berlino come condizione preliminare per qualsiasi nuovo colloquio. Non gli hanno perdonato di aver chiamato i metodi da bullo dell’eurozona con il loro vero nome - "terrorismo" - ed hanno evidentemente deciso di escluderlo dal tavolo delle trattative. Tsipras può pensare che questo renderà un accordo più facile. Ma non lo farà. L'intera esperienza degli ultimi cinque mesi mostra che le concessioni servono solo a indurire la determinazione dell'altra parte.

Nel frattempo, le banche sono a corto di denaro contante, le entrate del visco stanno crollando e l'economia greca è ripiombata ancora una volta in una crisi, rendendo l’accordo ancora più difficile da raggiungere. Domenica sera, mentre il popolo greco stava celebrando la vittoria, si stavano già levando le voci nelle banche e negli ambienti finanziari tedeschi che data la portata del voto per il No la Grecia avrebbe dovuto essere espulsa dall’Euro.

Nella notte di domenica, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha concordato in una telefonata con il presidente francese François Hollande che si dovrà tenere martedì un vertice dei leader dell'Eurozona,. L'Eliseo ha confermato che la Merkel si è reata lunedì a Parigi per una cena con Hollande.

 

Divisioni in Europa

La borghesia europea è divisa tra la fazione dei duri, soprattutto i tedeschi, che vogliono umiliare e schiacciare Syriza, e quelli che vedono le pericolose conseguenze di tale azione. Questo potrebbe provocare una sollevazione rivoluzionaria delle masse greche. In questo senso il referendum è stato per loro un avvertimento. Questa fazione cercherà quindi di utilizzare la cosiddetta ala "moderata" di Syriza. Ciò produrrebbe un qualche tipo di accordo. Ma anche questo non cambierebbe nulla di fondamentale per le masse. In effetti il ​​compromesso che Tsipras stava contemplando solo una settimana fa era già una ritirata significativa.

Ci sono segni di una spaccatura nell’Eurozona. Hollande è incline a fare concessioni ai greci, così come lo sono gli italiani. Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha twittato: "Ora è giusto tentare un nuovo accordo. Ma non c'è scampo dal labirinto greco con un'Europa debole e senza crescita". Il Ministro delle finanze belga ha detto che la porta è rimasta aperta per riprendere il dialogo con la Grecia "proprio entro qualche ora".

Benoît Coeuré, membro del comitato esecutivo della BCE, ha consigliato di sostenere la Grecia. Domenica ha detto: "Nelle attuali circostanze di grande incertezza in Europa e nel mondo, la nostra volontà di agire in questo senso non dovrebbe essere messa in dubbio". Ma quel commento era probabilmente solo parte della campagna per il Sì. Non dovrebbe essere preso per oro colato.

In ogni caso, non sono i francesi, ma i tedeschi che decidono le azioni della BCE e questi rimangono inesorabili. Secondo Der Spiegel, la Merkel nelle ultime tre settimane di trattative frenetiche ha raggiunto la conclusione che Tsipras sia un giocatore d'azzardo "duro e ideologico". La rivista ha inoltre riportato che la settimana scorsa durante una riunione a porte chiuse dei cristiano-democratici la Merkel ha detto che Tsipras stava "mandando il suo paese contro un muro" e che "sta giocando alla roulette con un intero paese".

Gli eventi sul fronte economico si stanno muovendo molto più velocemente di quelli in campo giuridico e politico e ora potrebbero risultare determinanti. Non sembra probabile che le banche greche riapriranno senza una nuova infusione di denaro contante, ma quello può arrivare solo dalla BCE il cui consiglio direttivo dovrebbe deliberare oggi sulla questione.

L’ultimo piano di salvataggio della Grecia è scaduto martedì scorso e la Grecia non ha pagato 1,6 miliardi di euro al Fmi. Le banche greche hanno un disperato bisogno di soldi per salvare sé stesse e l'economia greca. Ma la BCE non è disposta a fornirli. I banchieri (vale a dire, i tedeschi) temono che fornire una maggiore liquidità al sistema bancario greco, siano solo soldi buttati via. Se, come probabile, ci sarà un default, le banche greche non saranno in grado di rimanere a galla per molto tempo.

Per questo si incontrerà questo pomeriggio a Francoforte il Consiglio della BCE per l'elaborazione delle politiche di governo. Là i sostenitori della linea dura, in particolare Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank, sosterranno che la Grecia si sta dirigendo verso il default. Il 20 luglio la Grecia dovrà pagare 3,5 miliardi di euro su di un’obbligazione posseduta dalla BCE. Se, come sembra inevitabile, Atene andrà in default su quel bond, la BCE può decidere di tagliare qualsiasi ancora di salvezza.

Cosa succederà allora? La Banca di Grecia potrebbe fare prestiti non garantiti alle banche greche, senza il permesso della BCE. Questo sarebbe visto come equivalente a lasciare l'euro. Oppure può creare esplicitamente una nuova moneta, non importa se si chiamerà dracma o meno. Questo potrebbe quindi essere utilizzato per finanziare le banche greche e l'economia greca, ma significherebbe esplicitamente l'uscita della Grecia dall'Euro.

La ragione per l'implacabile ostilità della Merkel e degli altri verso la Grecia non è, in fondo, una questione economica. Non c'è dubbio che se invece di Syriza ci fosse ad Atene un governo di destra, i tedeschi avrebbero trovato il modo e i mezzi per fornire fondi alle banche greche.

Il motivo per cui non possono tollerare Syriza e il suo programma contro l’austerity è che questo costituisce un esempio in altre parti d'Europa per i partiti e i movimenti di sinistra e anti-austerity. Qualche tempo fa The Economist ha avvertito del pericolo dello "stress da austerità" da parte delle masse. C'è un limite a quanto la gente può tollerare prima di muoversi verso l’aperta rivolta. La Grecia ha già superato quel punto critico. Ma altri paesi, in particolare Spagna, Italia, Portogallo e persino la Francia, si stanno muovendo nella stessa direzione.

 

L'inizio della rivoluzione greca

Syriza è ora molto popolare. Se si dovessero indire le elezioni oggi, il voto a Syriza aumenterebbe e sarebbe in grado di governare senza i parlamentari dei Greci indipendenti (Anel), alcuni dei quali si sono uniti al fronte del Sì prima del referendum. Questo dimostra che l'unica via da seguire è quella di basarsi sulle masse e di non fare affidamento sulle manovre e la diplomazia dall’alto. Se Tsipras cercherà di farlo, sarà preso come una mosca in una ragnatela. La popolarità di Syriza svanirebbe e la delusione delle masse preparerebbe la strada ad un governo di destra.

I leader di Syriza si troveranno tra l’incudine e il martello. Da un lato, i banchieri e i capitalisti europei chiederanno più tagli e austerità come condizione per fornire soldi alle banche greche. D'altra parte, le masse greche si sono risvegliate e sono determinate a resistere a qualsiasi tentativo di far pagare loro la crisi del capitalismo.

I funzionari del governo di Atene stanno ancora insistendo sul fatto che respingendo nel referendum i termini del salvataggio verrebbe rafforzata la loro posizione e che potrebbero stringere rapidamente un accordo per il rifinanziamento con la ripresa dei negoziati. Ma tali negoziati potranno iniziare solo quando la parte greca si sarà impegnata ad ulteriori tagli e austerità. Tsipras dice: "Capisco che gli elettori non mi hanno dato un mandato contro l'Europa, ma un mandato per un futuro sostenibile" ha avvertito che "soluzioni facili" non ci sarebbero state. Cosa significa queste parole? Solo il tempo potrà dirlo...

Se Tsipras farà delle concessione alla troika, entrerà in collisione con la classe operaia e la base di Syriza. La borghesia greca è in una posizione così debole che non ha un proprio partito su cui poter contare. L'unica speranza sta quindi nel fomentare una spaccatura tra l'ala destra e l'ala sinistra di Syriza: tra coloro che sostengono più austerità e quelli che vi si oppongono. Senza dubbio, la troika manovrerà per dividere Syriza, far cadere il governo e insediare una coalizione di obbedienti tirapiedi. Sarebbe qualcosa contro cui i lavoratori ed i giovani greci devono lottare con tutta la loro forza.

La Bibbia dice: "Non si può servire due padroni: non potete servire Dio e la ricchezza". Noi diciamo al compagno Tsipras: non puoi servire due padroni: la troika e il popolo greco. Prima o poi una rottura dovrà essere fatta. Se Tsipras e la dirigenza di Syriza volessero, sarebbero in grado di mettere in moto un processo che porterebbe alla espropriazione delle banche e dell'oligarchia. Avrebbero il sostegno dei lavoratori europei che simpatizzano con tutto il cuore con i lavoratori greci.

E 'interessante notare come il referendum abbia sollevato una significativa ondata di solidarietà in tutta Europa e non solo. In migliaia hanno marciato in diverse manifestazioni a Barcellona, ​​Madrid, Lisbona, Dublino, Parigi e Bruxelles (e altre minori) in cui il referendum è stato giustamente visto come un voto sull’austerità in tutta Europa. Migliaia di persone in Irlanda hanno partecipato a una manifestazione in solidarietà con i greci chiedendo di votare No nel referendum.

Particolarmente suggestiva è stata questa manifestazione nella capitale irlandese. I manifestanti hanno marciato a Dublino dalla Banca centrale al Dáil (parlamento) in quella che chiamano "una battaglia comune contro l'austerità in entrambi i paesi '.

Joan Collins la parlamentare di People Before Profit, ha detto: "Se il governo Syriza dovesse riuscire a ottenere una svalutazione del debito i governi europei perderebbero la faccia. Vogliono strangolare il movimento di Syriza e sostituirlo con i tecnocrati, le stesse persone che hanno portato il paese in ginocchio. Quindi penso e spero che il popolo greco domenica mandi un messaggio chiaro".

Questo è l'internazionalismo in azione! I lavoratori e i giovani dell'Europa si stanno mobilitando a fianco della Grecia! Quanto più entusiasmo ci sarebbe stato se avessero visto che Syriza si sta adoperando per rovesciare la dittatura dei banchieri e dei capitalisti!

La copertura dei mezzi di comunicazione al di fuori della Grecia è  stata scadente quasi come quella in Grecia. Il presunto progressista The Guardian ha scritto: "Il voto per il No è stato sostenuto dall’estrema sinistra e dalla destra neo-fascista in Grecia, mentre i tradizionali centro-sinistra e centro-destra hanno fatto campagna per un voto favorevole." Il fatto che Alba Dorata abbia sostenuto il No è davvero un aneddoto. Non avevano davvero nessuna alternativa, dal momento che hanno perso terreno nell'ultimo periodo e sostenendo il voto per il Sì li avrebbe completamente cancellati dalla scena.

Vale la pena di ricordare che fino a poco tempo fa tutti i media - e anche, per loro vergogna, la maggior parte dei gruppi di sinistra, gridavano alla "minaccia del fascismo in Grecia" - cosa che abbiamo correttamente  ridicolizzato. Ora vediamo la situazione reale, che è esattamente ciò che abbiamo detto: il pendolo in Grecia sta oscillando a sinistra, non a destra. Ciò che è all'ordine del giorno non è il fascismo, ma sviluppi rivoluzionari.

L'equilibrio delle forze oggi è molto favorevole alla classe operaia greca. Ma serve una direzione audace! I sostenitori della tendenza comunista di Syriza hanno riferito che nelle manifestazioni per il No l'ambiente era rivoluzionario. La gente alle manifestazioni sentiva di prendere parte a una rivoluzione. Un resoconto da Atene del socialista britannico Kevin Ovenden, parla delle discussioni in un ospedale: " Dobbiamo circondare il municipio di Atene fino a quando Giorgos Kaminis non si dimette". Kaminis è il sindaco di centro-sinistra che ha contribuito alla campagna del fronte del Sì ed è noto abbia abusato delle strutture comunali per la campagna.

Ha cercato di usare il suo potere per annullare la manifestazione a Syntagma di venerdì sera. Il portiere dell’ospedale continua "Partecipava al colpo di Stato. Uno dei principali cospiratori. Tradimento! Sappiamo che cosa succede ai traditori". Ha anche riferito di un lavoratore della ERT, la televisione di Stato che è stata chiusa dal governo precedente e riaperta da Syriza, ma con un direttore del PASOK " Non vedo l'ora di essere al lavoro domani. Vedremo che gestisce il posto ora!"

Questo tipo di ambiente sembrerebbe indicare che in futuro lo straordinario risultato nel Referendum potrebbe essere visto come l'inizio della rivoluzione greca, che a sua volta sarebbe l'inizio di una rivoluzione europea.

Londra, 6 Luglio 2015

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