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Con un ritardo di diversi mesi, dovuto allo sforzo che la nostra redazione ha sostenuto per pubblicare materiale relativo alla guerra in Afghanistan, usciamo con questo quarto numero di In difesa del marxismo, che come annunciato in precedenza è integralmente dedicato alla concezione marxista dell’economia e dello sviluppo del capitalismo.

Vogliamo innanzitutto cogliere l’occasione per ringraziare i nostri lettori che hanno risposto con entusiasmo ai primi tre numeri della rivista, due dei quali sono oggi pressoché esauriti e in via di ristampa; si tratta del primo numero, dedicato alla questione delle nazionalità oppresse e del terzo, dedicato a imperialismo e globalizzazione.

Alcune brevi parole per presentare i materiali contenuti in questo quarto numero. La crisi economica internazionale è ormai un fatto, e i suoi effetti cominciano a farsi sentire pesantemente non solo nelle statistiche, ma sotto forma di un’ondata massiccia di fallimenti, licenziamenti e ristrutturazioni. I miti della new economy crollano di fronte a questo autentico cataclisma.

Ripubblichiamo in apertura della rivista due articoli già usciti su FalceMartello, nei quali si analizzano le cause della crisi economica e i suoi possibili sbocchi.

A parte questi due articoli, il materiale che proponiamo ha un carattere meno “congiunturale”, dato che il nostro obiettivo è che i numeri di In difesa del marxismo abbiano un utilizzo durevole e non legato solo alle scadenze più immediate.

C’è innanzitutto l’articolo L’analisi marxista del ciclo economico. Si tratta di un breve riassunto di alcuni concetti fondamentali dell’economia marxista, che non ha ovviamente la pretesa di fare “nuove scoperte”, ma di richiamare quei punti basilari che sono indispensabili per analizzare la crisi in corso e il suo meccanismo.

Segue un breve ma fondamentale testo di Trotskij, La curva dello sviluppo capitalistico, del 1923. Si tratta di un testo che affronta da un punto di vista teorico il problema delle diverse fasi storiche dell’evoluzione del capitalismo e della connessione tra queste e il “normale” ciclo capitalista di boom-recessione.

Crediamo che questa tematica dovrebbe essere oggi al centro della discussione dei marxisti: proprio perché l’attuale recessione non è per noi una sorpresa, non dovremmo limitarci a prenderne atto come di una ulteriore conferma del metodo di analisi marxista o del fatto che il ciclo economico continua ad esistere. È decisivo oggi capire se, come tutti gli indizi fanno pensare, siamo sulla soglia di una nuova e diversa fase del capitalismo, una fase nella quale l’instabilità economica, sociale, politica, internazionale si accentua enormemente delineando un’epoca di guerre, rivoluzioni e controrivoluzioni. A questo proposito Trotskij fà riferimento, nel testo pubblicato, alla “straordinaria importanza della visione che abbiamo esposto - soprattutto per capire i salti più critici della storia: le guerre e le rivoluzioni”.

Questi temi vengono ulteriormente approfonditi nel testo di Alan Woods Il marxismo e la teoria delle “onde lunghe”. In questo articolo si polemizza con le concezioni che, a partire dall’economista sovietico Kondratiev, hanno cercato di incasellare l’evoluzione del capitalismo in cicli di “lungo periodo” determinati a priori dal meccanismo economico. Come si spiega approfonditamente nel testo, il marxismo considera che l’evoluzione generale del capitalismo considerato nel suo insieme possa essere compresa solo alla luce della relazione tra sviluppo economico, lotta di classe e rapporti internazionali. L’articolo dimostra questa tesi con numerosi esempi tratti dalla storia del capitalismo negli ultimi due secoli, che aiutano a comprendere meglio la natura della nostra epoca e soprattutto il futuro che si prepara.

Su questo ultimo punto vogliamo chiudere questa breve introduzione. La crisi economica in atto e la sua connessione con avvenimenti esplosivi quali l’insurrezione argentina, il conflitto in Afghanistan e Palestina, in una parola la fine della stabilità (relativa) sperimentata dal capitalismo negli ultimi due decenni costituisce un avvertimento per tutti noi: un capitolo si è chiuso, e se ne apre un altro. Il rischio maggiore per i comunisti è di guardare a una nuova fase basandosi esclusivamente sull’esperienza passata. Contro questo pericolo c’è un solo antidoto: uno studio serio e sistematico degli avvenimenti internazionali, uno studio che si basi su solide fondamenta teoriche e che costituisca la base sulla quale costruire la nostra partecipazione ai movimenti di massa che, ne siamo certi, nei prossimi mesi ed anni sconvolgeranno l’ordine esistente.

Gennaio 2002

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