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La questione dell’Irlanda del Nord è da sempre in primo piano per molti attivisti di sinistra e del movimento operaio italiano. L’oppressione plurisecolare dell’imperialismo inglese sull’isola, le migliaia di morti degli ultimi trent’anni, l’ennesimo processo di pace che sta andando in fumo, pongono interrogativi cui cercheremo di fornire una risposta in questo scritto.

L’arresto di Abdullah Ocalan, presidente del Pkk, e la condizione del popolo curdo

L’arresto di Abdullah Ocalan, presidente del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan), ha portato all’attenzione di tutto il mondo il tema dell’oppressione del popolo curdo. Il governo turco ha tentato di dipingere Ocalan come un terrorista sanguinario, responsabile della morte di migliaia di turchi. È vero che molti soldati e civili turchi sono morti nei quindici anni di guerra contro il separatismo curdo. Ma non per responsabilità di un uomo. È il risultato dell’oppressione nazionale dei curdi da parte della classe dominante turca, la stessa classe che opprime tutti i lavoratori in Turchia, che siano curdi o turchi. Migliaia di curdi sono morti nelle operazioni dell’esercito turco nella Turchia sud orientale.

La lotta all’imperialismo e la difesa del diritto all’autodeterminazione dei popoli

 Le ragioni storiche della polveriera balcanica

Verso l’anno 1000 il Kosovo era una regione contesa da serbi e bulgari; nel 1018 venne conquistato dall’Impero d’Oriente, ma dopo numerose guerre i serbi lo riconquistarono trasferendo lì il cuore dello Stato, fino alla battaglia di Kosovo Polje (1389), che vide sconfitto l’esercito serbo e che aprirà ai turchi le porte dei Balcani per oltre mezzo millennio. Gli equilibri etnici rimarranno gli stessi per secoli fino alla fine del 1600 quando fallì l’offensiva turca contro la città di Vienna. I serbi, alleati degli austriaci, fuggirono dal Kosovo per timore di rappresaglie, lasciando via libera ai popoli dell’Albania settentrionale che emigreranno nella regione occupando le pianure abbandonate dai serbi. Il grosso dell’immigrazione albanese nel Kosovo avverrà tra la metà del XVIII secolo e la metà del XIX.


Il marxismo e il problema delle nazionalità oppresse

Lo Stato nazionale moderno è stato creato dalla borghesia nascente, che nella lotta per un mercato il più ampio e aperto possibile ha travolto le barriere del feudalesimo, ha unificato le nazioni e istituito nuove frontiere per difendere il proprio mercato contro i prodotti delle altre borghesie.

Cenni sulla storia dell’estrema sinistra in Italia

Lo scopo di questo testo non è quello di fornire una storia del Pci e dei gruppi che sorsero alla sua sinistra a cavallo degli anni ’60 e ’70. L’obiettivo è invece quello di tentare di trarre un bilancio politico del biennio ’68-’69.

Si dice spesso che la storia viene scritta dai vincitori, e non sono mancate negli anni ’80 e ‘90 le "interpretazioni" del ’68 come origine del terrorismo, gazzarra di studenti svogliati e di operai senza voglia di lavorare, causa prima e ultima di tutti i mali della nostra società.

La ripresa delle mobilitazioni operaie alla fine degli anni ‘60 fu generalizzata in tutta Europa. Il maggio ‘68 francese e l’autunno caldo in Italia furono le punte più avanzate di un movimento che sconvolse l’intero continente.

In Belgio alla fine degli anni ‘60 ci fu una crisi profonda dell’industria carbonifera che venne utilizzata dal padronato per ricattare i minatori con la minaccia dei licenziamenti.

Prima del ’68

Gli anni ‘50 furono anni di forte repressione padronale e di arretramenti costanti per la classe operaia. Solo alla Fiat vennero licenziati 3000 lavoratori comunisti e nei fatti la Cgil era ridotta in fabbrica alla semiclandestinità.

Nella primavera del ‘60 Gronchi affidò l’incarico per formare il governo a Tambroni uomo "d’ordine" come lui stesso amava definirsi; il suo governo ottenne il voto di fiducia in Parlamento grazie ai monarchici e al Msi. I fascisti si sentirono così legittimati e nel giugno del ‘60 convocarono il loro congresso a Genova dove venne annunciata la presenza di Basile, ultimo prefetto di Genova durante la Repubblica di Salò e responsabile della morte e della deportazione di operai e comunisti genovesi.

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