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Con un ritardo di diversi mesi, dovuto allo sforzo che la nostra redazione ha sostenuto per pubblicare materiale relativo alla guerra in Afghanistan, usciamo con questo quarto numero di In difesa del marxismo, che come annunciato in precedenza è integralmente dedicato alla concezione marxista dell’economia e dello sviluppo del capitalismo.

 

Articolo pubblicato originariamente su FalceMartello nº 153, 20 dicembre 2001

Sono passati ormai quasi due anni da quel marzo del 2000 nel quale le Borse di tutto il mondo toccarono l’apice del boom. L’euforia dei portavoce del capitale e dei teorici della New economy si è da allora sgonfiata assieme ai titoli quotati nel Nasdaq e ai profitti delle multinazionali. L’economia mondiale è entrata in una crisi economica di vasta portata, la prima crisi realmente sincronizzata, dal 1973-74. Secondo gli ultimi dati, l’insieme delle economie Ocse (i 32 paesi più sviluppati) nel terzo trimestre del 2001 si è fermato a crescita zero; in Giappone, Usa, Canada e Germania il Pil è in calo (nel secondo trimestre solo il Giappone era in calo).

Appunti sulle prospettive economiche internazionali

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su FalceMartellonº 149, 19 luglio 2001

I dati più recenti provenienti dagli Usa, dalla Germania e dal Giappone, fanno pensare che il lungo ciclo di boom economico iniziato negli Usa nel 1991 sia ormai giunto al termine.

 


Il subcontinente indiano è la zona del mondo meno sensibile alla questione di genere. E’ l’unica regione dove gli uomini superano in numero le donne: la divisione per sesso è di 105,7 uomini ogni 100 donne. In Pakistan le donne non sono soggette solo alla discriminazione economica, ma sono vittime anche di costumi inumani e leggi come il Karo Kari, la clausola Hadood, il Qasas, il matrimonio secondo la legge coranica e la legge di stato della mezza testimonianza (per cui in una corte la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo).

 
8 luglio 1921 - Principi fondamentali

1. Il terzo congresso dell’Internazionale comunista, in congiunzione con la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, conferma una volta di più la decisione del Primo e Secondo congresso che tutti i partiti comunisti dell’Occidente e dell’Oriente devono aumentare il lavoro fra il proletariato femminile, educando alle idee comuniste le larghe masse delle donne lavoratrici e trascinandole nella lotta per il potere sovietico, per la costruzione della repubblica sovietica operaia.

 

Quote alle donne? No grazie!

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Falcemartello n° 154, febbraio 2002.

Il partito è attraversato da un dibattito piuttosto acceso attorno al voto del Cpn del 30/11 e del 16/12 sull’emendamento antidiscriminatorio che porterebbe la presenza delle donne nelle delegazioni e negli organismi dirigenti obbligatoriamente al 40%. Si dice che non si sta parlando di quote, bensì di norme antidiscriminatorie. Francamente, considerando la natura del dibattito, mi è difficile capire la differenza.

 

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