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Autorità nazionale palestinese (Anp) - nata dagli accordi di Oslo (1993), e del Cairo (1994). Presieduta da Yasser Arafat e da un Consiglio legislativo palestinese eletto nel 1996, “amministra” circa il 40% della striscia di Gaza e le città palestinesi della Cisgiordania, sotto l’incombente presenza militare israeliana.

Diaspora - dal greco, “disseminazione”, “spargimento”. Dispersione di un popolo esiliato dalla sua terra. Per antonomasia riferito alla diaspora ebraica, dopo il 1948 anche usato per descrivere la condizione del popolo palestinese.

Agosto 2003: il Pentagono Usa ha proiettato ai suoi ufficiali “La Battaglia di Algeri” di Pontecorvo. Il film mostra un episodio della guerra di liberazione nazionale algerina. In Algeria una guerriglia prevalentemente contadina sconfisse l’imperialismo francese. Il fattore puramente militare non fu decisivo nel determinare l’esito della guerra. I vertici politico-militari nordamericani sembrano preoccupati che l’attuale impantanamento in Iraq si trasformi in una sconfitta cocente come quella subita dalla Francia in Algeria. I loro timori sono senz’altro fondati.

Le lotte di liberazione nazionale in Africa, Asia e Medio Oriente sono state un passo in avanti per l’umanità. Ogni colpo inferto all’imperialismo ed alle catene dell’oppressione nazionale deve essere visto con favore da ogni militante comunista. Infatti, anche quando non arriva all’abbattimento del capitalismo, rappresenta un passo in avanti nella lotta per il socialismo indebolendo l’imperialismo. Quali forze sociali e politiche guidarono la lotta del popolo algerino contro l’oppressione imperialista? Come fu possibile sconfiggere uno degli eserciti più moderni del mondo? Quali programmi e quali metodi di lotta vennero impiegati? Quali effetti ebbe in Francia la lotta di liberazione nazionale del popolo algerino? Quale tipo di regime si instaurò in Algeria con l’indipendenza ottenuta nel 1962? Era un regime socialista oppure no?

Questi sono alcuni dei temi che tenteremo di approfondire in questo articolo.

 

Ben prima della proclamazione dello Stato d’Israele (14 maggio 1948) il sogno sionista di formare uno Stato che desse nuova vita alla biblica terra d’Israele si era rivelato alla prova dei fatti, come aveva predetto Trotskij, una “trappola mortale” per centinaia di migliaia di ebrei, un’utopia reazionaria densa di tragiche conseguenze.

Il mito di una “terra senza popolo, per un popolo senza terra”, coniato da Lord Shaftesbury nel 1854 e ripreso dalla letteratura sionista, era una mistificazione priva di alcun fondamento salvo giustificare l’immigrazione ebraica e l’espropriazione progressiva delle terre dei palestinesi.

Alcuni cenni storici sulla Rivoluzione Coloniale nel mondo arabo

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo visto un enorme sviluppo della rivoluzione coloniale, probabilmente il più grande movimento dei popoli oppressi nella storia umana. In Asia, Africa, America Latina, decine di popoli combatterono per la propria emancipazione nazionale.

Il mondo arabo, oggi al centro degli interessi economici e strategici dell’imperialismo, fu teatro di un risveglio imponente: dall’Algeria all’Iraq, passando per l’Egitto, la Siria, la Palestina ed altri ancora, tutti i paesi arabi furono attraversati da movimenti rivoluzionari laici e progressisti, a dispetto della propaganda borghese che tende a dipingere le popolazioni arabe come “naturalmente inclini” al fondamentalismo islamico.

Iraq, occupazione e resistenza

 

Recentemente il segretario di Stato Usa Colin Powell ha ammesso apertamente il reale stato di cose in Iraq quando ha dichiarato: “Non ci aspettavamo una resistenza così”. Le parole di Powell riassumono l’elemento decisivo per comprendere le prospettive per la situazione irachena: l’amministrazione Usa si è imbarcata, ormai oltre un anno fa, in questa avventura senza aver realmente valutato a fondo le conseguenze delle proprie azioni. Ogni passo veniva compiuto senza pensare quale ne sarebbe stato l’esito e quale avrebbe potuto essere la mossa successiva. Sono passati solo sei mesi da quando Bush annunciò dal ponte di una portaerei la fine del conflitto in Iraq. Sembra invece passato un secolo, e le parole trionfanti di Bush (e di tutti i suoi tirapiedi in giro per il mondo) se rilette oggi sembrano provenire da un altro mondo.

Articolo scritto il 22/4/1939. Apparso il 9/5/1939 in “Socialist Appeal” col titolo “The problem of the Ucraine”.

Di seguito riportiamo due articoli sull’Ucraina scritti da Trotskij 50 anni fa. lo scopo di questi scritti era chiarire quali parole d’ordine erano più adeguate per intervenire nell’Ucraina che allora era divisa tra più stati, anche se la maggior parte apparteneva all’URSS. Trotskij partendo dalla constatazione che in Ucraina, anche in quella sovietica, sono cresciute a dismisura le tendenze nazionaliste, propone con decisione lo slogan per un’Ucraina indipendente e socialista. Spiega come l’Ucraina può unificarsi ed essere libera solo sulla base di una rivoluzione socialista e critica chi, dicendo di voler difendere l’URSS, non accetta il diritto dell’Ucraina a separarsi dall’URSS stessa. La scelta di questa parola d’ordine dipende dall’analisi delle condizioni oggettive, di quanto è grande la frustrazione delle masse ucraine nei confronti di Mosca. Non si tratta di difendere un principio morale, ma di trovare il percorso più facile per coinvolgere le masse ucraine nella lotta per il socialismo evitando che cadano nella trappola del nazionalismo borghese.

Nel XVIII secolo, anche se la Spagna aveva raggiunto l’unità dello Stato due secoli prima, c’erano meno scambi commerciali nella penisola che nel XVI secolo! La preponderanza della nobiltà latifondista e l’influenza reazionaria della chiesa cattolica avevano impedito qualsiasi tentativo dell’incipiente borghesia di realizzare una riforma economica e sociale. I rapporti tra le diverse province erano limitati, le strade erano trascurate e in alcuni casi abbandonate. Questa situazione ha permesso la coesistenza di uno Stato centrale e di tanti particolarismi locali.
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